Arresti, pressione militare, embargo: Trump e Rubio preparano il colpo di mano a Cuba

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Un segnale dopo l’altro sembra indicare che la via delle trattative tra Usa e Cuba sia quantomeno in salita e che l’amministrazione di Donald Trump, principalmente per mezzo del Segretario di Stato Marco Rubio e dei suoi alleati, inizi a preparare il terreno per un cambio di regime a L’Avana. Da compiere manu militari o diversamente, non è dato saperlo. Ma la morsa sul presidente Miguel Diaz-Canel e il governo socialista di Cuba, oltre che sulla popolazione dell’Isla Grande, è sempre più asfissiante.

I fatti degli ultimi giorni permettono di confermarlo. Si possono leggere, infatti, in filigrana come complementari quattro dinamiche. Primo: ieri è arrivata la conferma dell’incriminazione ufficiale di Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili statunitensi nei cieli cubani nel 1996. L’ex presidente 94enne e fratello del leader della Rivoluzione, Fidel Castro, è stato messo nel mirino del Dipartimento della Giustizia in una mossa che sembra al tempo stesso simbolica e politica, diretta al leader che fu nel 2015 fautore della breve distensione con Barack Obama. Secondo: nella notte italiana, l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha arrestato in Florida Adys Lastres Morera, sorella del presidente del conglomerato cubano Gaesa controllato dalle forze armate, uno degli apparati nati per gestire l’economia di Cuba e lottare contro l’embargo americano. Gaesa è sicuramente un apparato piagato da corruzione e mala gestione, ma la sua presa sull’economia cubana è anche figlia delle condizioni create da un embargo sessantenne che ha isolato L’Avana dal mondo.

Terzo punto, la portaerei Uss Nimitz è stata schierata nell’area di operazione del Comando Meridionale (Southcom) che da settembre coordina l’Operazione Southern Spear in cui sono ricompresi gli attacchi ai presunti narcotrafficanti tra Mar dei Caraibi e Oceano Pacifico orientale, le manovre contro il Venezuela che hanno portato il 3 gennaio scorso alla cattura di Nicolas Maduro, le operazioni in coordinamento con l’Ecuador per colpire le basi della guerriglia e del traffico di droga e l’imposizione del blocco energetico a Cuba.

Infine, L’Avana è stata colpita da un ordine esecutivo molto tecnico della Casa Bianca che introduce le cosiddette “sanzioni secondarie” per quelle aziende che commerciano in tecnologia, servizi e finanza con apparati legati al sistema politico e repressivo di Cuba. Una mossa che non cambia molto la realtà dei fatti circa la situazione concreta della popolazione, già allo stremo dopo lo stop alle forniture energetiche venezuelane a seguito della caduta di Maduro, ma segnala la volontà americana di isolare sempre di più il sistema al potere dal 1959.

Cedere o subire

Il capo della Cia John Ratcliffe, visitando L’Avana, del resto di recente è stato chiaro: il governo Diaz Canel avrebbe dovuto negoziare o pagarne le conseguenze. Tutto sembra convergere nell’indicare che il programma di Washington sia orientato al cambio di cavallo a Cuba, alla fine del regime e al passaggio a un nuovo sistema politico usando le leve della pressione militare e sanzionatoria, dell’attacco giudiziario utilizzato per abbattere ogni ponte tra il regime vigente e l’ipotizzata Cuba futura, della caccia ai funzionari e ai loro congiunti che in qualche modo, vivendo nella grande comunità dei “cubani di Miami”, possono garantire continuità e collegamenti tra le due sponde del Mar dei Caraibi.

Del resto, l’obiettivo di Trump e Rubio è quello di avere un’America egemone nel suo emisfero. Cuba, dopo la svolta in Venezuela, è oggi l’ultimo avversario esplicito di peso, un avversario che Washington ha scelto, meno di dieci anni fa, di far tornare tale affondando la breve distensione. Nel frattempo, l’intrusione in America Latina continua, come ha raccontato Marianna Lentini, con operazioni politiche dall’Honduras alla Bolivia. Trump vuole che l’America Latina torni il cortile di casa di Washington. E ritiene Cuba la prima pianta infestante da estirpare, a qualunque costo. La popolazione dell’isola, in quest’ottica, è solo un dettaglio.