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Rafforzare i legami con il Vaticano per lanciare un messaggio conciliante nei confronti delle minoranze religiose presenti all’interno del Paese e, al tempo stesso, gestire le sfide asiatiche spalla a spalla con le altre grandi democrazie del mondo: l’India è pronta a giocare un ruolo di primissimo piano in Asia, continente attraversato da mille tensioni internazionali, ma per farlo ha bisogno di pianificare i prossimi passi. Nuova Delhi deve infatti fare i conti con due problemi non da poco, uno interno e uno esterno.

Il primo riguarda l’armonia sociale e religiosa in una nazione che conta quasi 1,4 miliardi di persone, la maggioranza delle quali induista (oltre l’80% della popolazione, a fronte del 13,4% di islamici e di circa il 3% di cristiani); il secondo ha a che fare con l’ascesa della Cina, rivale strategico nonché “vicino di casa” sempre più ingombrante, tanto dal punto di vista economico che politico.

Sull’armonia interna, lo scorso ottobre, l’India ha mosso un passo importantissimo. Durante la riunione dei capi di Stato del G20 a Roma, Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano tre leader: il presidente americano Joe Biden, il sudcoreano Moon Jae In e il presidente indiano Narendra Modi. Il minimo comune denominatore tra i tre è che sono tutti leader di Paesi democratici, e dunque i rispettivi governi devono incrementare la cooperazione per creare una sorta di “cartello” capace di includere le maggiori democrazie del mondo.

L’importanza del dialogo

Un cartello del genere servirà a creare ordine in un periodo storico piuttosto turbolento, dove la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Cina è solo la punta di un iceberg più profondo di quanto non si possa immaginare. Già, perché ci sono da mettere in conto altri nodi spinosi, tra cui la questione taiwanese, le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, l’enigma Corea del Nord e la situazione in Myanmar. Affrontare sfide del genere potendo contare sul supporto di alleati fidati potrebbe agevolare il lavoro dei Paesi che, come l’India, intendono progredire seguendo il sentiero democratico e liberale.

Se gli Stati Uniti sono per antonomasia il pilastro occidentale per eccellenza, coadiuvati da Regno Unito e Unione europea, la Corea del Sud potrebbe diventarlo dell’Estremo Oriente, l’Australia dell’Indo-Pacifico e l’India dell’Asia centrale. E qui torna in auge l’incontro avvenuto in Vaticano tra Papa Francesco e Narendra Modi, un incontro durato un’ora e mezza, cordiale, caloroso, al termine del quale è arrivato l’invito del presidente indiano al Pontefice di visitare l’India. “È stato il miglior regalo che potessi ricevere”, ha commentato il Santo Padre, quasi a sottolineare la fondamentale importanza del dialogo come strumento di diplomazia.

Equilibrio e armonia

I tre incontri avuti da Papa Francesco sono stati, come detto, con presidenti di Paesi democratici che conducono sfide strategiche con la Cina. Pechino è un soggetto particolare, con il quale anche il Vaticano ha un rapporto molto delicato. Chissà che l’India non possa contribuire ad abbassare le tensioni asiatiche – e non solo – facendo leva proprio sullo Stato Vaticano. Nel frattempo, mentre la situazione al confine tra India e Cina rimane tesa, Nuova Delhi deve fare i conti con alcuni problemi interni che intercorrono tra la minoranza cristiana e le frange dell’estrema destra indù.

Al netto delle più recenti strumentalizzazioni, si tratta di fatti storici e non recenti. Eppure, dopo la vittoria di Modi alle elezioni nazionali, la problematica viene continuamente decontestualizzata, forse per timore che l’India possa avvicinarsi troppo al Vaticano. Un esempio? Il “blocco dei conti bancari” delle suore di Madre Teresa da parte di Nuova Delhi. In realtà non è accaduto niente di tutto ciò. La notizia è stata smentita dall’India mediante una dichiarazione del Ministero dell’Interno. Inoltre, come ha spiegato con una nota diffusa dall’agenzia Sir la superiora generale delle Missionarie della Carità, suor Mary Prema,  non c’è stata alcuna sospensione né cancellazione dei conti bancari da parte del governo indiano. Dopo un’estensione della scadenza dal 31 ottobre a 31 dicembre, le missionarie hanno scelto di autosospendere l’utilizzo dei conti, preparandosi a un ricorso, ancora tutto da presentare, secondo la loro portavoce.

In ogni caso, i motivi che ha Papa Francesco per visitare l’India sono molteplici, a cominciare dal fatto che stiamo parlando di un Paese che ha adottato il vangelo dai tempi di San Tommaso l’apostolo, pochi anni dopo Cristo, ed è il secondo paese cristiano dell’Asia, con il 60% di cattolici. Tornando ai problemi tra la frangia estremista indù e le minoranze musulmane e cristiane, questi sono antichi e complessi. La soluzione più immediata potrebbe essere una visita del Santo Padre (pensata, a dire il vero, per i primi mesi del 2022) in India in grado di dare vita ad un dialogo tra il Vaticano e la più popolosa democrazia mondiale.

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