Armiamoci e partite: Von der Leyen presenta Rearm Europe, il piano da 800 miliardi per la Difesa

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Come era filtrato sulla stampa tedesca nelle scorse settimane e come riportato in tempi non sospetti da InsideOver, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato questa mattina a Bruxelles, a pochi giorni dal summit di giovedì con i leader europei, il piano “Rearm Europe”, ambizioso progetto che mira a mobilitare fino a 800 miliardi di euro nei prossimi anni per rafforzare la spesa militare dell’Unione Europea. L’intento, nel breve termine – tanto fumoso quanto irrealistico – è proseguire la guerra per procura in Ucraina contro la Russia ora che l’amministrazione Trump ha deciso di raggiungere un accordo negoziale con Mosca.

Von der Leyen si mette l’elmetto e annuncia Rearm Europe

Il cuore del piano dell’ex ministro della Difesa tedesco è un nuovo strumento comune per incentivare la spesa militare tra i 27 Paesi membri. Tra le misure principali spicca la possibilità per gli Stati di attingere a prestiti fino a 150 miliardi di euro, destinati a finanziare capacità difensive a livello europeo: artiglieria, missili, munizioni, droni e sistemi antidroni. “Con questo equipaggiamento, gli Stati membri possono intensificare massicciamente il loro sostegno all’Ucraina”, ha dichiarato la presidente, sottolineando l’urgenza di agire nel breve termine per sostenere Kiev.

Per creare margini di manovra fiscale, Von der Leyen ha annunciato l’attivazione della “clausola di fuga” nazionale dell’UE, che esclude le spese militari dai parametri di debito e deficit previsti dalle regole di bilancio comunitarie. Una mossa inedita, giustificata da “circostanze eccezionali”. Tra le fonti di finanziamento, spiccano i 93 miliardi di euro di prestiti non reclamati dal fondo di ripresa post-Covid del 2021, originariamente destinato a investimenti verdi e digitali.

“L’Europa è pronta a incrementare massicciamente la propria spesa per la difesa, sia per rispondere all’urgenza immediata sia per assumersi maggiori responsabilità per la nostra sicurezza”. ha affermato Von der Leyen.

Il prossimo summit rischia di diventare uno scontro aperto

Come già sottolineato da questa testata, il piano “guerrafondaio” di Ursula von der Leyen per il riarmo europeo, presentato in vista del summit UE del 6 marzo, rischia di trasformarsi in un braccio di ferro tra i leader, come nota Politico. La presidente della Commissione punta a centralizzare la Difesa ma Polonia e Finlandia quasi certamente si opporranno a quest’ipotesi, preferendo tenere per sé la competenza della Difesa, mentre Italia e Spagna (ferme all’1,5% del Pil per la Difesa) si oppongono a regole penalizzanti. Wolfgang Munchau su UnHerd ha aggiunto un altro nodo: l’Ue spende in media l’1,6% del PIL in Difesa contro il 3,5% degli Usa, un divario che riflette priorità diverse, come il Welfare tedesco o la transizione energetica, incompatibili con un riarmo strutturale senza sacrifici significativi.

Oltre ai dissidi interni, c’è un altro problema da considerare. Come sottolinea la prestigiosa rivista americana The National Interest, l’Ue non sembra fare i conti con la realtà: Ucraina ed Europa, infatti, dipendono da un sostegno statunitense per andare avanti e sostenere l’impegno militare in Ucraina. Gli Usa, coprendo il 66% della spesa militare complessiva della Nato, sono la potenza cruciale che supporta Kiev contro la Russia, fornendo intelligence e immagini satellitari. I recenti viaggi del presidente francese Emmanuel Macron e del premier britannico Keir Starmer segnalano un’accettazione di questa gerarchia. Loro stessi hanno ammesso – e lo ha detto anche Zelensky – che senza gli Usa non sussistono garanzie di sicurezza.,

Senza contare il fatto che Ursula von der Leyen propone di ignorare i vincoli di bilancio UE per finanziare la difesa contro la Russia: un voltafaccia curioso rispetto all’intransigente austerità imposta per decenni ai Paesi membri, un dogma indiscutibile che oggi viene bellamente archiviato non per migliorare il benessere dei cittadini ma per proseguire una guerra che non ha più nulla da dire.