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Politica

Armi, munizioni e materie prime: ecco il piano Ue dopo lo choc

Il documento sulla sicurezza economica dell'Unione europea conferma la volontà di Bruxelles di rafforzare la propria indipendenza
Josep Borrell Ue (ANSA)

“Con la pandemia abbiamo scoperto che nemmeno un grammo di paracetamolo veniva prodotto in Ue. E ora stiamo riscontrando che non abbiamo abbastanza materie prime per produrre munizioni per l’Ucraina”. Le parole dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera, Josep Borrell, spiegano molto delle basi su cui sorge la nuova strategia per la sicurezza economica. Si tratta di un primo step che non ha ancora nulla di particolarmente concentro. Il documento vero, stando alle dichiarazioni che giungono da Bruxelles, dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Tuttavia, il segnale che giunge dall’Unione europea è eloquente: il timore di essere eccessivamente dipendenti dall’esterno, in particolare da potenze considerate rivali, è diventato un elemento essenziale della strategia del Vecchio Continente.

La crisi e il rischio dipendenza

L’emergenza ha dunque scosso l’Unione europea da una situazione su cui molti osservatori avevano lanciato l’allarme negli anni precedenti. Il blocco continentale di fronte alle crisi globali, non può reggersi su un sistema di interscambio necessario. Perché basta poco, qualsiasi elemento in grado di interrompere il flusso dell’approvvigionamento, per far sì che Bruxelles si trovi in una situazione di enorme difficoltà strategica.

Le quattro aree di intervento

A confermare questo timore strategico dell’Ue, le quattro aree individuate dal documento della Commissione come principali fattori di rischio:

  • Le catene di approvvigionamento e la sicurezza energetica;
  • La sicurezza legata alle infrastrutture critiche;
  • La sicurezza tecnologica;
  • Armi e dipendenze economiche che rendono possibile essere oggetto delle leve negoziali altrui.

I settori identificati dai funzionari Ue sono di fatto quelli la cui debolezza si è resa sempre più evidente nel corso degli ultimi anni. E anche se l’Unione ha preferito non citare esplicitamente i Paesi terzi a cui si rivolge come potenziali “minacce”, è chiaro che dietro a questa apparenza vi siano soprattutto due giocatori, Cina e Russia, in cui il primo gioca un ruolo di primo piano nella scelta dell’agenda sulla sicurezza economica europea, senza dimenticare la rilevanza della guerra nella percezione del secondo.

Un documento post-emergenza

Le cronache confermano che questa strategia europea segua di fatto il flusso degli eventi, realizzando una manovra che appare anche di emergenza. Le catene di approvvigionamento sono risultate estremamente fragili soprattutto nel primo periodo della gestione della pandemia, ma anche quando ci si è resi conto che la guerra ha modificato il rischio per alcuni flussi commerciali essenziali per l’Europa. La sicurezza energetica è stato un pilastro del periodo in cui si parlava della transizione energetica in chiave soprattutto ecologica, ma lo è diventata in maniera ancora più importante quando la guerra in Ucraina ha concretizzato la decisione di Ue e Occidente per sganciarsi dalla fornitura di gas e petrolio russi. La sicurezza delle infrastrutture critiche è un elemento su cui da anni gli analisti concordano come punto fondamentale del programma di sicurezza di qualsiasi potenza Nato e Ue: ma è solo con il conflitto e con i sabotaggi al Nord Stream, così come con la svolta della diversificazione energetica in diversi fronti europei che si è manifestata la vulnerabilità del Vecchio Continente davanti alla nuova realtà geopolitica.

La guerra e le munizioni Ue

Infine, anche sul piano delle armi e delle munizioni, le difficoltà nel recepire materie prime è diventato un problema essenziale in particolare con la necessità di rifornire l’Ucraina di questi elementi. La guerra, un conflitto tradizionale e molto meno votato alla tecnologia rispetto alla pianificazione strategica dell’Occidente, ha rilevato le grandi difficoltà dell’industria Ue nel reperire risorse necessarie a produrre quantità sufficienti per gestire un conflitto di cui non è parte in causa. Confermando quindi l’idea che questi shock hanno costruito le basi per un documento strategico che rappresenta il futuro prossimo delle relazioni tra l’Ue e i giganti del mondo.

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