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Mentre gli Stati Uniti stanno cercando in tutti i modi di riallacciare le relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, oltre il 38esimo parallelo nessuno dà l’impressione di avere fretta. Kim Jong Un non si espone e tutto (o quasi) tace. Il silenzio di Pyongyang, a detta di molti analisti, è sempre enigmatico. Che cosa ha in serbo il governo nordcoreano?

Il viceassistente del segretario alla Difesa Usa per la difesa interna e la sicurezza globale, Jennifer Walsh, durante un’audizione alla commissione Servizi armati della Camera dei rappresentanti, ha affermato che la Corea del Nord starebbe continuando ad ampliare il proprio arsenale di armi chimiche e biologiche, oltre alle altre armi di distruzione di massa in suo possesso.

Walsh ha quindi aggiunto che Kim potrebbe utilizzare una di queste carte nel caso in cui dovesse scoppiare un conflitto militare nella penisola coreana. Siamo di fronte a dichiarazioni esagerate o plausibili? Il fatto che i nordcoreani stiano sviluppando nuove armi è senza ombra di dubbio più che plausibile, ma l’ipotesi di un conflitto intercoreano, tanto meno nell’immediato, risulta alquanto remota.

La minaccia nordcoreana

“Il continuo perseguimento di armi nucleari, chimiche e biologiche da parte della Corea del Nord rappresenta un pericolo per la stabilità internazionale, e indebolisce il regime di non proliferazione globale“, ha aggiunto, ancora, Walsh. Dunque, tre sarebbero i rischi con i quali gli alleati asiatici di Washington dovrebbero fare i conti: chimici, biologici e nucleari. Ovvero proprio come le armi che, a detta della funzionaria Usa, starebbe preparando Pyongyang.

Immaginiamo che Walsh abbia attinto a qualche paper interno o a fonti istituzionali. In ogni caso – e qui non sappiamo se esiste un collegamento di qualche tipo con quanto appena detto – il segretario di Stato Usa, Antony Blinken continua a perseguire una politica nei confronti della Corea del Nord fin troppo ambigua. Già, perché qualche giorno fa Blinken ha incontrato a Londra i suoi omologhi giapponesi e sudcoreani per un colloquio trilaterale al fine di lavorare congiuntamente per riportare Pyongyang al tavolo delle trattative sulla denuclearizzazione. Ma al contempo continua a mostrare la massima risolutezza.

Ricapitolando, tre sono le minacce evocate da Pyongyang: armi chimiche, biologiche e nucleari. Per quanto riguarda i primi due punti, come ha sottolineato Arabnews, gli analisti sostengono che la Corea del Nord possa probabilmente contare su un programma di armi chimiche e biologiche di lunga data. Non sono noti i dettagli, anche se una piccolissima dimostrazione delle capacità di questo arsenale formato da agenti pericolosissimi può essere rintracciata nell’uccisione di Kim Jong Nam (13 febbraio 2017), fratello di Kim Jong Un, presso l’aeroporto di Kuala Lumpur. Per quanto riguarda invece le armi nucleari, il problema principale non è rappresentato tanto dai missili balistici – e dai vettori teoricamente in grado di raggiungere il territorio americano – quanto dallo sviluppo di misteriosi sottomarini in grado di sparare i suddetti missili. Il rischio? Guadagnare imprevedibilità nel caso di un attacco improvviso.

La posizione cinese

Come sempre, quando parliamo di Corea del Nord, non dobbiamo dimenticarci della posizione cinese, decisiva tanto dal punto di vista politico che economico. L’ambasciatore cinese delle Nazioni Unite, Zhang Jun, ha auspicato che la politica di Joe Biden nei confronti dei nordcoreani dia più importanza alla diplomazia e al dialogo invece di esercitare “estrema pressione” per cercare di fermare il programma nucleare di Kim e denuclearizzare la penisola coreana. “Senza affrontare adeguatamente la questione della sicurezza e della pace, sicuramente non abbiamo l’ambiente giusto per avviare i nostri sforzi di denuclearizzazione”, ha affermato.

In ogni caso, la sensazione è che finché la Cina avrà “in mano” le redini della questione coreana, difficilmente Kim si azzarderà mai a superare ipotetiche linee rosse. Al netto di armi chimiche, biologiche e nucleari, nessuno oltre il 38esimo parallelo vuole rischiare di perdere la partita per colpa di un errore di calcolo. Quale sarà, allora, la prossima mossa di Kim? Intanto aspettare l’attenuazione dell’emergenza sanitaria globale. Dopo di che il Grande Leader potrebbe anche pensare di ascoltare gli americani. Ma attenzione: qualora Biden dovesse mettere sul tavolo richieste assurde, i nordcoreani potrebbero tagliare i ponti e arroccarsi sulla stessa posizione che mantengono da decenni.