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Pedro Sanchez e Javier Milei sono ai ferri corti. E il presidente argentino ha aperto con il presidente del governo spagnolo una faglia difficilmente sanabile per consolidare il suo ruolo di vessillifero di una nuova destra mondiale, conservatrice, occidentalista, liberista che in Sanchez vede un avversario inconciliabile. Il tutto a scapito del bon ton diplomatico e dei rapporti Madrid-Buenos Aires.

Milei domenica si è recato a Madrid non in visita diplomatica, ma per partecipare alla convention di Vox, il partito ultraconservatore spagnolo, alla cui kermesse ha attaccato Sanchez per la questione della presunta corruzione, già smentita dai tribunali spagnoli, della moglie del primo ministro. La Spagna ha reagito ritirando l’ambasciatore da Buenos Aires e congelando i rapporti con l’Argentina. L’affondo di Milei non nasce dal nulla. Già a inizio maggio aveva attaccato Sanchez definendo politiche “che portano solo povertà e morte” quelle di sinistra, attente a lavoro e welfare, del governo progressista di Madrid.

Le ragioni dell’attacco di Milei a Sanchez sono molteplici. Riguardano, innanzitutto, le ambizioni personali di Milei di diventare una figura di peso globale e un vero e proprio simbolo per la destra internazionale. Tentativo già promosso, di recente, incontrando il “guru” libertario per eccellenza, Elon Musk, negli Usa. E oggi rilanciata portando ovunque il frame dell’anti-socialismo e del liberalismo estremo, sua ideologia di riferimento. Per i fan di Milei, in Spagna e Argentina, Sanchez è il principale leader socialista internazionale assieme all’odiatissimo Lula, presidente del Brasile. Colpire Sanchez significa colpire la sua idea di politica. “Il mio viaggio in Spagna ha dimostrato che sono il più grande esponente della libertà nel mondo”, ha ribadito Milei lunedì.

Gli attacchi alle figure di rango globale che possono rappresentare un controcanto alla visione libertaria, individualista e occidentalista del mondo di Milei sono diventati un classico negli ultimi mesi. Il filo conduttore, per Milei, è chiaro: accusare tutti questi personaggi di essere sediziosi promotori del comunismo. Politico.eu ne ha promosso una rassegna: “Milei l’anno scorso ha definito Papa Francesco un “ imbecille che promuove il comunismo” lasciando intendere che fosse il rappresentante del diavolo sulla terra. A marzo, la Colombia ha espulso i diplomatici argentini dopo che Milei aveva definito il presidente Gustavo Petro un “ assassino terrorista ”. Poco dopo, ha affermato che il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador era “ ignorante“.

La destra à la Milei sta vivendo, dagli Usa all’Argentina, dalla Spagna all’Italia, una fase analoga a quella conosciuta prima del Covid-19 dal mondo progressista che si terrorizzava per l’ascesa dei movimenti sovranisti e populisti: una fase di costruzione di un nemico in larga parte immaginario, su cui caricare timori e ansie prima ancora che comprensibili agende politiche. I leader socialisti diventano quindi irriducibili nemici della libertà, pericolosi portatori di “marxismo culturale”, “ideologia woke” o “antioccidentalismo”. Questa visione permea partiti come Vox, La Liberdad Avanza (la formazione di Milei), il Partito Repubblicano americano e in parte anche formazioni come Fratelli d’Italia. E nei casi più estremi, come quelli del presidente argentino, diventa addirittura postura di una “diplomazia paranoica”. Simmetrica a quella che abbiamo visto in passato quando leader moderati, centristi o liberali facevano, di fatto, apertamente campagna contro ogni candidato etichettato come “populista”.

La destra globale ha il suo nuovo faro, in attesa di un possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump? Possibile. Ma ci sono anche motivi concreti e non ideologici dietro la rivalità Sanchez-Milei. Il presidente argentino, ad esempio, è contrario a inserire nell’accordo commerciale Ue-Mercosur le richieste legate alla sostenibilità promosse dalla Spagna. Inoltre, mentre Sanchez si sta muovendo, in questa fase, per riconoscere lo Stato palestinese sull’onda lunga della guerra a Gaza, con il 28 maggio indicato come giorno decisivo, Milei è ostentatamente dalla parte di Israele, ritenuto simbolo per eccellenza di quell’identitarismo occidentalista, anti-terzomondista e conservatore di cui l’immaginario della Destra globale, permeata dell’evangelismo americano, si nutre.

Last but not least, Milei ha bisogno di un confronto diplomatico per coprire e distogliere l’attenzione da un’agenda interna che, come abbiamo ricordato, stenta a decollare: Il confronto con il governo spagnolo ha aiutato il presidente argentino a nascondere le sue battaglie interne, a cominciare dalle difficoltà del suo governo nell’ottenere l’approvazione dei suoi radicali tagli alla spesa statale entro i termini stabiliti”, nota El Pais. E poi “c’è la grande recessione economica che sta attraversando l’Argentina, con un calo del 3,2% del Pil su base annua e un aumento dei tassi di povertà e disoccupazione” favorito anche dal blocco delle indicizzazioni salariali e di welfare di Milei. Il quale affonda su Sanchez e mette a rischio i rapporti secolari ispano-argentini in nome di una battaglia personale. Un’immagine plastica della crisi globale delle classi dirigenti di cui, giorno dopo giorno, abbiamo nuove conferme.

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