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L’Argentina è spesso descritta come il Paese più italiano delle Americhe, alla luce dell’elevato numero di discendenti di stirpe italica ivi presenti, ma spesso si ignora totalmente che è anche il più arabo e musulmano, essendo casa, rispettivamente, di 3 milioni e 500mila persone di origine siro-libanese e oltre un milione di islamici.

La storia dell’Argentina araba inizia negli anni ’60 dell’Ottocento con la fuga verso l’America Latina di decine di migliaia di persone provenienti da Siria e Libano, all’epoca territori dell’impero ottomano, a causa di una sanguinosa guerra civile tra drusi e maroniti. La diaspora siro-libanese si integra perfettamente nel tessuto socio-culturale argentino ma senza mai dimenticare le proprie origini e il fatto di provenire da un contesto di guerra.

L’attaccamento all’identità e il possesso di memoria storica avrebbero rivelato la loro importanza per la comunità araba d’Argentina ad un secolo di distanza, in occasione della guerra civile libanese. Fra il 1975 e il 1990, ovvero durante il lungo quindicennio di conflitto, i membri della diaspora si adoperarono per permettere l’arrivo a Buenos Aires di tutti quei connazionali bisognosi di aiuto e alla ricerca di un nuovo posto in cui ricostruire la propria esistenza. Fu nel contesto di questa ondata migratoria che in Argentina, oltre agli sfollati della guerra civile, sbarcarono anche i soldati del Partito di Dio, Hezbollah.

La presenza di Hezbollah si è espansa a macchia d’olio in tutto il subcontinente negli anni successivi, giungendo fino al Messico, ma attecchendo in maniera particolare nella Triplice frontiera, la regione in cui si toccano i confini di Argentina, Brasile e Paraguay. I servizi segreti di Stati Uniti e Israele, però, non si sono accorti della conquista silenziosa dell’America Latina da parte di Hezbollah (e dell’Iran) fino al 17 marzo 1992, giorno in cui un attentatore suicida della Jihad Islamica fece 29 morti e 242 feriti con un furgone imbottito di esplosivo lanciato contro l’ambasciata israeliana di Buenos Aires. Da allora ad oggi nulla è cambiato: l’Argentina continua ad essere uno dei teatri di battaglia più crudi, e meno conosciuti, della guerra tra Iran e Israele.

La soffiata inquietante

Da metà novembre in Argentina vige uno stato di allerta elevato che ha condotto ad un aumento delle attività investigative sul suolo nazionale e dei controlli transfrontalieri nell’area della Triplice frontiera. La ragione dell’allarme è da ricercarsi in una soffiata ricevuta dall’ambasciata argentina a Londra, rapidamente inoltrata al ministero della sicurezza di Buenos Aires, riguardante la preparazione di un attentato contro obiettivi ebraici nel Paese sudamericano.

La soffiata, ritenuta credibile dalle autorità argentine poiché dettagliata, parlava di “una persona dal Paraguay” che sarebbe entrata in Argentina con una quantità indeterminata di “nitrato di ammonio per [fabbricare] una bomba”. L’individuo sarebbe partito da Encarnacion, Paraguay, e avrebbe trasportato il materiale lungo la provincia di Misiones, entrando in Argentina dalla postazione di confine di Posadas.

Gli investigatori di Buenos Aires hanno aperto un’inchiesta sul contenuto della soffiata, dando avvio alle ricerche del nitrato d’ammonio, e sono stati dispiegati agenti federali a protezione di quelli che potrebbero essere dei possibili obiettivi, come sinagoghe e uffici della Delegazione delle Associazioni Israelitiche Argentine (DAIA).

Gli attentati del 1992 e del 1994

I motivi per cui la soffiata è stata ritenuta credibile sono molteplici. Non era una semplice questione di contenuto, ossia di dettagli esposti, ma di contingenze politiche nazionali, come la decisione di Mauricio Macri di introdurre Hezbollah nell’albo delle organizzazioni terroristiche, e internazionali, ossia l’aggravamento delle ostilità a distanza tra Iran e Israele, e di precedenti storici, ovvero gli attentati di Buenos Aires del 1992 e del 1994.

Il primo attacco terroristico fu compiuto da un attentatore suicida appartenente alla Jihad Islamica, che fece 29 morti e 242 feriti con un furgone imbottito di esplosivo lanciato contro l’ambasciata israeliana di Buenos Aires. L’organizzazione, oggi dissolta, rivendicò la paternità dell’attentato, ritenuto una rappresaglia per l’eliminazione di Abbas as-Musawi, segretario generale di Hezbollah, ucciso dal Mossad alcune settimane prima.

L’attentato più grave e misterioso, però, è stato quello del 18 luglio 1994. Un furgone contenente quasi tre quintali di nitrato d’ammonio fu lanciato contro la sede dell’Associazione Mutuale Israelita Argentina (AMIA), provocando 85 morti e oltre 300 feriti. La strage fu rivendicata da un movimento di liberazione palestinese, Ansar Allah, ma le indagini successive hanno raggiunto delle conclusioni differenti: dietro la mattanza, un intrigo internazionale coinvolgente Hezbollah, governo iraniano, funzionari corrotti dei servizi segreti argentini e l’allora presidente Carlos Menem.

Le indagini

Fare luce su quella che è stata ribattezzata la “connessione locale” si è rivelato arduo: Juan José Galeano, il giudice che per primo ha indagato sulla possibile complicità di settori deviati della politica e dello spionaggio argentino, è stato rimosso da ogni incarico nel 2005, e il suo successore, il pubblico ministero Alberto Nisman, è stato assassinato nel 2015.

Nisman si era interessato alle indagini sugli attentati di Buenos Aires del 1992 e del 1994 sin dall’estromissione di Galeano, riuscendo in seguito ad assumerne il controllo. Contrariamente a Galeano, che focalizzò l’attività investigativa sulla connessione locale, Nisman si occupò di indagare a fondo sul lato invisibile della Triplice frontiera e sul circuito di spie ed assassini creato dall’lran in America Latina. Fu dalla Triplice frontiera, del resto, che gli attentatori del 1992 e del 1994 – e i loro esplosivi – entrarono in Argentina; ed era lì, dunque, che avrebbero dovuto concentrarsi le indagini.

I risultati dell’attività di inchiesta del pubblico ministero hanno condotto ad un rapporto di 502 pagine, reso pubblico nel 2013, in cui si indicano mandanti, menti ed esecutori dell’attentatore dell’Amia – tra i quali numerosi cittadini iraniani – la cui traduzione in arresto, però, non è mai avvenuta.

Il difficile percorso verso la scoperta della verità subisce una grave battuta d’arresto il 19 gennaio 2015, quando Nisman viene ritrovato senza vita all’interno del suo appartamento a Torre del Parque. Nonostante la diffusione di teorie del complotto, anche per via del lavoro svolto dall’uomo, le prime autopsie smentiscono categoricamente la pista dell’omicidio: Nisman si sarebbe sparato in testa con una Bersa calibro 22.; un suicidio.

Nel 2018, però, a tre anni dalla chiusura del caso, avviene la svolta. Un gruppo di inquirenti trova le prove di un inquinamento della scena del crimine all’epoca dei fatti e ribalta le conclusioni delle prime autopsie: Nisman non si suicidò, fu suicidato.

Che cos’è la Triplice frontiera?

Triplice Frontiera è il titolo di una produzione Netflix del 2019 con un cast attoriale a cinque stelle composto, tra gli altri, da Ben Affleck e Oscar Isaac. Forze speciali americane, fiumi di denaro, narcotrafficanti e tanta adrenalina: gli ingredienti per il successo erano presenti e, infatti, il film è entrato rapidamente nella classifica dei titoli più popolari di quell’anno. Pur trattandosi di un prodotto di intrattenimento, il film cela una verità di fondo: la triplice frontiera (triple frontera), l’area del cono sud dell’America Latina in cui si incrociano Brasile, Argentina e Paraguay, è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta.

La triplice frontiera è il luogo in cui si incontrano i vertici delle maggiori organizzazioni criminali latinoamericane per condurre negoziati inerenti lo svolgimento di affari concertati o la spartizione del territorio: cartelli della droga messicani, venezuelani, colombiani e brasiliani, narco-terroristi di estrema sinistra e di estrema destra, pandillas mesoamericane.

La triplice frontiera è, in breve, una delle capitali del crimine organizzato transnazionale; è per questo motivo che dalla metà degli anni ’90 è ritenuta un’area di interesse critico per la sicurezza nazionale dagli Stati Uniti, i quali sono ivi presenti attraverso il Gruppo 3+1, un comando militare al quale aderiscono Argentina, Brasile e Paraguay.

L’attenzione e la presenza di Washington nella regione sono aumentate gradualmente e costantemente, in particolar modo nel dopo-11 settembre 2001. Da quella data in avanti la triplice frontiera è divenuta uno dei principali teatri della Guerra al Terrore (War on Terror) lanciata da George Bush Jr e proseguita dai suoi successori.

Il motivo per cui l’internazionale jihadista e i rivali storici degli Stati Uniti, come Iran e Hezbollah, hanno deciso di mettere piede nell’area è dato dal suo essere al centro dei traffici illeciti internazionali. Qui, grazie alla protezione garantita dall’omertà e dalla legge dei fuorilegge, i terroristi possono concludere affari lucrativi, in primis il riciclaggio di denaro sporco e l’acquisto di partite di stupefacenti, e in secundis la costituzione di alleanze funzionali allo stabilimento di basi operative nel subcontinente.

Il celebre stratega Edward Luttwak ritiene che la triplice frontiera sia “la più grande base di supporto di Hezbollah al di fuori del Libano” e le indagini dell’antiterrorismo, in effetti, hanno appurato come nell’area abbiano luogo intense campagne di raccolta fondi, a partire dalla zakat, la cui destinazione ultima sono le casse del Partito di Dio site a Beirut. Nella triplice frontiera, inoltre, è stata segnalata la presenza di Hamas e Al Qaeda. 

Come, quando e perché Hezbollah sia giunta nell’area è già stato spiegato: le ondate migratorie avvenute negli anni della guerra civile libanese. I soldati del Partito di Dio godono, quindi, della protezione fornita da una rete ampia e fitta, funzionale tanto alla raccolta di denaro quanto al nascondiglio di latitanti. A quest’ultimo proposito, è degno di nota che a Ciudad del Este (Paraguay), il cuore della triplice frontiera, fosse stato avvistato a più riprese Imad Mugniyah, tra i ricercati per gli attentati di Buenos Aires e ucciso a Damasco nel 2008. Foz do Iguacu (Brasile), invece, nel 1995 sarebbe stata visitata da Osama bin Laden, sebbene i vertici della comunità musulmana locale abbiano sempre bollato tale indiscrezione come falsa.

La triplice frontiera è, in definitiva, la zona grigia dell’America Latina, luogo in cui sono stati scritti alcuni degli intrighi internazionali più occulti degli anni recenti e che, in ragione della sua natura arcana, uccide chiunque indaghi su quanto succede al suo interno, come Alberto Nisman.

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