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Dura sconfitta per La Libertà Avanza, la coalizione di destra libertaria e conservatrice del presidente argentino Javier Milei, nelle elezioni provinciali della capitale Buenos Aires. In un voto ritenuto decisivo come banco di prova per le parlamentari di fine ottobre, in cui il capo di Stato si gioca la ricerca di una maggioranza per gestire la seconda metà del mandato, le forze pro-Milei sono state staccate nettamente dalla sinistra.

Milei in testacoda a Buenos Aires

I partiti del campo presidenziale hanno ottenuto il 33,75% in un voto che assegnava 46 dei 92 seggi della Camera dei Deputati provinciali e 23 dei 46 seggi del locale Senato. Un risultato più alto del 25% del 2023 ma nettamente inferiore a quello ottenuto dalla sinistra unita di Fuerza Patria, la coalizione progressista riunita attorno alla figura dell’ex presidentessa Christina Kirchner, che è volata fino al 47%, ottenendo 21 seggi contro i 18 degli uomini di Milei alla Camera e avvantaggiandosi 13-8 al Senato e rafforzando la posizione del governatore Axel Kicillof.

Due anni fa, La Libertà Avanza si presentò al voto per il rinnovo dell’altra metà della legislatura come forza di opposizione in ascesa. Ora, da coalizione di governo, deve prendere atto del risultato negativo. Milei ha incassato la sconfitta e ora vede messo a repentaglio il proprio ruolino di marcia verso l’obiettivo agognato alle legislative, la conquista di una maggioranza di governo capace di far avanzare anche in Parlamento la sua agenda fatta di massicci tagli alla spesa pubblica e di una profonda svolta pro-business.

Le ragioni di una sconfitta

Il Clarin, una delle maggiori testate argentine, elenca i possibili motivi della performance negativa di La Libertà Avanza, data in tutte le rilevazioni testa a testa coi peronisti: tra queste, “il recente scandalo sulle presunte tangenti all’Agenzia della Disabilità, che ha colpito anche sua sorella Karina; la serie di sconfitte al Congresso; la recessione economica; e i crescenti timori di disoccupazione; i veti o le minacce di veto contro i fondi statali per università e pensionati”. L’Argentina, dopo quasi due anni di governo del presidente eletto a fine 2023, non è ancora riuscita a uscire dalla sua cronica precarietà.

A costo di durissimi sacrifici, Milei ha spinto con le sue riforme l’inflazione a scendere e i conti verso l’avanzo di bilancio. Questa manovra ha causato però effetti contrastanti sulla povertà e la sicurezza economica delle famiglie. Da un picco a metà 2024, quando metà dei cittadini argentini era in indigenza, ora le statistiche dicono che la povertà è attorno al 32%, ma i dati informali parlano d’una inflazione ancora viscosa sui beni di consumo che continua a erodere i redditi degli abitanti del Paese del Cono Sud. “Nonostante l’inflazione contenuta, 
secondo molti esperti del mercato dei beni di consumo , il 70% delle famiglie non riesce a sbarcare il lunario con il proprio reddito”, sottolinea il Clarin.

Il problema politico di Milei

Juan Schiaretti, governatore peronista della provincia di Cordoba, è stato lapidario: “Nessun governo può avere successo se le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese”. Un colpo duro per Milei quello incassato dalle provinciali più importanti del 2025, che lo stesso presidente aveva presentato alla vigilia come una prova generale del voto di ottobre.

Ora gli occhi sono puntati sul rinnovo del Parlamento di fine ottobre, che determinerà la capacità di azione politica di Milei da qui alla fine del suo mandato nel 2027. Condizionando, di fatto, anche le prospettive della sua candidatura per una futura rielezione e di un intero movimento politico di destra che al presidente libertario desideroso di abbattere lo Stato sociale e la spesa pubblica guarda come icona internazionale.

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