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Politica

Argentina, 1.056 uccisi dalla polizia: il governo Milei è il più repressivo dei 42 anni di democrazia

Il rapporto CORREPI in Argentina certifica: il governo Milei è il più repressivo dai tempi della dittatura. Dati, vittime e logica di uno Stato penale al servizio dell'austerità.

In Argentina centinaia di migliaia di persone, lo scorso 24 marzo, sono scese in piazza in occasione di un anniversario carico di dolore: in quella data il Paese ha infatti celebrato i 50 anni dal golpe che istituì una feroce dittatura militare con a capo la giunta composta dal generale Jorge Rafael Videla, dall’ammiraglio Emilio Eduardo Massera e dal brigadiere Orlando Ramón Agosti. Il gorgo di violenze, omicidi di Stato, sparizioni massive di militanti politici ha segnato inevitabilmente la storia del Paese sudamericano, costretto ancora a fare i conti con il ricordo di una brutale e sistematica sospensione dei diritti umani. E oggi messo di fronte anche alle manipolazioni della verità storica da parte del presidente Javier Milei e degli altri vertici di governo, tra i quali spicca la sua vice, Victoria Villarruel, esponente della destra nazional‑conservatrice, celebre per le sue posizioni negazioniste sul terrorismo di Stato e per i suoi tentativi di minimizzare o relativizzare i crimini della dittatura del 1976‑1983. Nel giorno dell’anniversario, peraltro, sugli account ufficiali della Casa Rosada è stato pubblicato un video molto controverso che, rivendicando la necessità di una “memoria completa”, mette sullo stesso piano terrorismo di Stato e violenza guerrigliera.

Negli ultimi due anni le manifestazioni del Día Nacional de la Memoria por la Verdad y la Justicia sono state ancora più massive perché tese a ripudiare proprio la reinterpretazione distorta della storia da parte di Milei, ma anche a contrastare i protocolli repressivi e le politiche economiche dell’attuale governo che ricordano il modello degli anni Settanta. La riscrittura ideologica del presidente libertario —  autoproclamatosi “anarco-capitalista” — non resta infatti relegata al piano simbolico: quello che si sta verificando sotto la sua presidenza è un vero e proprio attacco alle politiche di “memoria e giustizia”, attuate nel corso degli anni in Argentina e riconosciute e apprezzate in tutto il mondo. L’obiettivo sembra essere ripristinare la logica della “dottrina di sicurezza nazionale”, cioè lo Stato come macchina di guerra interna contro “nemici” sociali e politici.

Il governo più repressivo dal ritorno della democrazia

Un recente rapporto curato da CORREPI (Coordinadora contra la represión policial e institucional) —  organizzazione argentina per i diritti umani —  è la prova materiale di questo salto di qualità. «L’attuale governo è quello che ha represso e ucciso di più durante questi 42 anni di democrazia», si legge nel documento. In soli due anni, il governo di Javier Milei ha accumulato il 10% di tutti i casi di morti per mano delle forze di sicurezza registrati dal ritorno alla democrazia nel 1983. 

La banca dati di CORREPI conta 10.181 casi totali dal dicembre 1983 al gennaio 2026, di cui 1.056 avvenuti dopo l’insediamento di Milei nel dicembre 2023. Un primato negativo che supera tutti i governi precedenti in termini di ritmo delle morti. A questi numeri si aggiungono quasi 1.400 persone ferite durante le manifestazioni del 2025, oltre 200 fermi arbitrari solo a Buenos Aires e casi di detenzione in condizioni denunciate come assimilabili ai metodi di Bukele — presidente del El Salvador, conosciuto per il suo approccio a dir poco controverso alla sicurezza pubblica — o di Guantánamo. ​​Il rapporto documenta anche come l’esecutivo abbia reintrodotto di fatto la Dottrina della Sicurezza Nazionale —  attraverso decreti e nuove normative — e segnala che la fascia d’età più colpita tra le vittime è quella tra i 15 e i 25 anni, che rappresenta il 40% del totale. Peraltro si intensifica la repressione proprio contro i giovani, con la proposta di abbassare l’età della responsabilità penale, mentre si eliminano le politiche di assistenza per quella fascia di popolazione.

Lo strumento della carcerazione è sempre più usato: dai 34.000 detenuti nel 2001 si è passati ai 121.443 a fine 2024, con un tasso salito a 258 persone incarcerate ogni 100.000 abitanti, un record storico.

I numeri del rapporto CORREPI dimostrano come il passato in Argentina non sia affatto un capitolo chiuso e come si stia delineando un disegno volto a indebolire le istituzioni democratiche per instaurare l’architettura di uno Stato penale al servizio dell’austerità. 

Seguendo le orme del giornalista e militante Rodolfo Walsh, che con la sua Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare nel 1977 denunciò come l’obiettivo della dittatura fosse un’agenda economica precisa, a favore delle élite e contro la popolazione — quella missiva peraltro gli costò la vita —,  l’analisi di CORREPI evidenzia l’esistenza di «un modello che garantisce in modo estremamente efficace profitti a pochi a scapito dell’impoverimento della stragrande maggioranza», sottolineando che «un progetto del genere può essere garantito in tempi record solo attraverso la repressione». 

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