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Politica

Arabia Saudita, pena di morte per gli assassini di Khashoggi

Pena esemplare per gli assassini di Jamal Ahmad Khashoggi, lo scrittore e giornalista saudita morto lo scorso 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia, e ucciso e squartato all’interno dello stesso consolato, secondo le...

Pena esemplare per gli assassini di Jamal Ahmad Khashoggi, lo scrittore e giornalista saudita morto lo scorso 2 ottobre dopo essere entrato nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia, e ucciso e squartato all’interno dello stesso consolato, secondo le fonti anonime della polizia turca. Secondo il New York Times, il procuratore capo di Riyad ha chiesto la pena di morte per le cinque persone sospettate di aver prima drogato e poi smembrato l’editorialista del Washington Post.

Parlando con i giornalisti a Riyad, Saud al-Mojeb ha dichiarato che la squadra di uomini inviata al consolato per “accogliere” il dissidente aveva l’ordine di riportarlo nel regno vivo e non di assassinarlo. La dichiarazione rilasciata oggi dal portavoce del regno rappresenta il tentativo di rafforzare le precedenti prese di posizione ufficiali saudite, secondo cui la squadra di Riyad avrebbe agito senza il consenso dei vertici del regno, ovvero di re Salman e di suo figlio, il principe ereditario Mohammed bin Salman.





Davvero bin Salman non sapeva?

Come spiega il New York Times, diversi funzionari dell’intelligence della Turchia e degli Stati Uniti hanno affermato che un’operazione così complessa e rischiosa non avrebbe potuto essere condotta senza l’ordine diretto del principe ereditario, anche se nessuna prova che lo colleghi direttamente al crimine è stata – al momento – resa pubblica.

L’ex ufficiale della Cia Philip Giraldi, intervistato da Gli Occhi della Guerra, ha spiegato che, molto probabilmente, l’ordine di far fuori Kashoggi è arrivato proprio da Mohammad Bin Salman: “Non è credibile credere che ucciderebbero qualcuno in Turchia, un’impresa estremamente complicata e sensibile, senza l’approvazione del principe ereditario”. Secondo i funzionari turchi, infatti, quello ai danni del giornalista è stato un omicidio premeditato. La Turchia ha anche pubblicato nomi, fotografie e video della squadra di Istanbul, comprese le immagini di un uomo che indossava i vestiti di Khashoggi dopo l’omicidio.

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Al momento, il procuratore saudita ha dichiarato di non poter identificare nessuno dei sospettati perché l’inchiesta è in corso. Nel frattempo, il corpo di Khashoggi non è stato trovato. I funzionari turchi hanno ipotizzato che gli agenti sauditi lo abbiano dissolto nell’acido.

“Vengano processati in Turchia”

Come riporta Al Jazeera, Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco, ha chiesto che tutti i sospettati vengano estradati e “processati in conformità con la legge turca”. “La legge turca – ha affermato – è applicabile in questo caso, anche se l’omicidio è avvenuto nel consolato saudita”. Ha poi aggiunto: “Anche ora, molte domande rimangono senza risposta: dove sono i suoi resti? Cosa gli è successo? È stato bruciato, sepolto, fatto a pezzi? Abbiamo bisogno di risposte a queste domande” ha aggiunto il ministro. 

Bill Law, giornalista e analista del Medio Oriente, ha dichiarato ad Al Jazeera che, nonostante non sia stato implicato, rimangono “enormi pressioni” su Mohammad Bin Salman, e la Turchia potrebbe continuare a chiedere un’indagine internazionale sull’omicidio del giornalista. “Proprio ieri, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha descritto Bin Salman come inaffidabile e instabile” ha spiegato. Lindsey Graham e Bob Corker – presidente del comitato per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti – hanno chiesto la fine immediata degli accordi sulle armi che gli Stati Uniti hanno con l’Arabia Saudita nella guerra nello Yemen e additato Bin Salman come responsabile dell’omicidio del giornalista. 

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