L’Arabia Saudita vive uno dei momenti più concitati della sua storia recente. Un turbine di arresti, cambiamenti politici, designazioni di eredi, progetti infrastrutturali, guerre sanguinarie, fiumi di dollari e tragici eventi stanno rendendo Riad non soltanto il centro dell’Arabia Saudita, ma anche il centro del Medio Oriente. Alle purghe delle ultime settimane, guidate dal principe Salman, vero e proprio architetto della nuova Arabia Saudita che vuole affacciarsi al mondo – Vision 2030 ne è il programma – si aggiunge adesso anche una tragica fatalità. Un elicottero con a bordo otto alti funzionari sauditi, tra cui il principe Mansour bin Muqrin, 44 anni, figlio del precedente erede al trono Muqrin bin Abd -Al Aziz, è precipitato non lontano dal confine con lo Yemen. I membri dell’equipaggio e i passeggeri sono tutti morti. Una fatalità, non si può per ora dire il contrario, che s’inserisce in una pericolosa scia di purghe che sta colpendo tutta la classe dirigente saudita che non concorda con i piani del nuovo erede al trono. Ormai colui che detiene effettivamente il potere nel regno e nella potente quanto divisa Casa Saud.

L’Arabia Saudita è, come detto, il centro dell’universo mediorientale in questi ultimi giorni. E tra i palazzi della monarchia Saud sono passate, passano e passeranno le decisioni chiave del futuro di tutta la regione. Sul piano militare, Riad è impegnata nella feroce e oscura guerra civile che coinvolge lo Yemen. Dal marzo del 2015, le forze saudite, le truppe delle monarchie del Golfo, degli Stati africani legati ai sauditi, e gruppi di mercenari, sono impegnati a combattere i ribelli houti, legati all’Iran. L’ennesima guerra per procura tra Teheran e Riad in cui più che la religione quello che conta è lo strappare aree d’influenza al nemico. Quel missile lanciato ieri dallo Yemen in direzione dell’aeroporto di Riad è stato soltanto l’ennesimo segnale di quanto conti, nell’oscurità di molti media, la guerra dello Yemen. E non è un caso se anche le forze speciali americane abbiano da tempo iniziato a intervenire nella regione per contrastare i gruppi terroristi legati ad Al Qaeda.

Mentre il missile yemenita sorvolava il regno saudita, un’altra bomba (questa volta politica) colpiva questa volta il cuore di Riad. Come riportato ieri ne Gli Occhi della Guerra, il principe Mohamed bin Salman  ha operato una maxi purga all’interno della casa regnante e della politica saudita, con l’arresto di 11 principi della famiglia reale, quattro ministri in carica e più di trenta ex ministri. Tra gli 11 principi anche Alwaleed bin Talal, uno degli uomini più ricchi e influenti del Paese tra i cui asset è presente anche la società di investimento Kingdom Holding. Tanto per intenderci, News Corp di Rupert Murdoch e Twitter hanno partecipazioni di proprietà della società di bin Talal. Un colpo durissimo alla classe dirigente del Paese, che in poche ore si è ritrovata decapitata di alcune fra le teste più influenti e contrarie (o semplicemente troppo potenti) al nuovo corso dell’erede al trono. Un erede che ha deciso di dare un impulso straordinario alla già radicata rete d’interessi saudita, tanto da approvare il blocco contro il Qatar, la politica espansiva della Saudi Aramco con una sua prima larvale privatizzazione, e soprattutto l’inizio di una frenetica attività diplomatica per creare legami potenti e stabili con l’amministrazione americana e non solo. In questo senso, la rinuncia del libanese Hariri proprio da Riad non può che deporre a favore di questa nuova centralizzazione delle scelte politiche mediorientali verso la capitale del regno saudita. E sul fronte libanese, arriva in queste ore la notizia che il Bahrein ha dato consiglio ai suoi cittadini di lasciare il Libano e di non recarsi se non per motivi strettamente necessari. Il blocco sunnita non si ferma.

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