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Il progetto “Vision 2030” rischia di fallire già negli ultimi mesi del 2018. L’Arabia Saudita è alle prese con quanto accaduto in merito alla sua azienda principale, ossia la Aramco. Si tratta del gigante che controlla il petrolio saudita, vero e proprio bancomat per le casse dei Saud, oltre che primario elemento di importanza politica e strategica per il paese arabo. Secondo il programma Vision 2030, ideato ed architettato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman, l’Arabia Saudita entro quell’anno deve presentarsi con un’economia più solida, diversificata e meno dipendente dal petrolio. Per finanziare questo progetto serve però liquidità, specie poi in un momento in cui le bizzarrie geopolitiche ed i fallimenti nella guerra nello Yemen stanno drenando miliardi di Dollari dalle disponibilità dei Saud. Ecco perché si è deciso nei mesi scorsi di mettere sul mercato il 5% delle azioni Aramco: un progetto faraonico, anche sotto il profilo comunicativo, che però a quanto pare non è andato in porto. E per i Saud adesso sono dolori.

Niente più quotazione in borsa per Aramco

Che qualcosa non va lo si vede già nei mesi scorsi. In primo luogo infatti, a potenziali azionisti ed acquirenti non convince la quotazione di Aramco: per i Saud  l’azienda vale duemila miliardi di dollari, per Riad la quotazione del 5% di questo gigante rappresenta quindi la possibilità di poter vantare la principale operazione finanziaria mai compiuta in borsa. Ma a fronte della diminuzione del prezzo del petrolio, delle nuove tecnologie estrattive del fracking diffuse negli Usa, nonché di altre motivazioni di carattere economico, la quotazione valutata dai Saud non ha mai convinto del tutto.

Questo è stato forse alla base di un primo ritardo nel progetto di mandare in borsa l’Aramco. Nello scorso mese di marzo infatti, Riad ufficializza lo slittamento al 2019 della quotazione. Il ministro delle finanze saudita, Khalid Al Falih, in quell’occasione però sembra minimizzare: “Non capisco perché dare tanta importanza alla scadenza del 2018 – dichiara in un’intervista – Aramco sarà quotata da noi, stiamo creando tutte le condizioni normative per farlo e per il suo approdo all’estero. Quando il momento sarà propenso, allora procederemo”. In realtà le avvisaglie di un fallimento si sono poi rivelate esatte.

Come si apprende da una nota della Reuters, nei giorni scorsi il governo saudita ha sciolto il gruppo di consiglieri finanziari incaricati di mandare in porto il progetto. Riad non ha confermato tale circostanza, che però viene data per certa da alcune fonti dell’alta finanza che per mesi hanno seguito il caso. In particolare, pare che il capitolo di bilancio dell’Aramco destinato al pagamento del gruppo di consulenti non sia stato rinnovato. Forse è proprio questo il segno che i continui ritardi sull’operazione Aramco sono destinati a trasformarsi in una vera e propria rinuncia.

Brutto segnale per l’economia saudita

La fine del progetto della quotazione di Armaco si aggiunge a tanti campanelli d’allarme, sia politici che economici, per l’Arabia Saudita. Il nuovo corso di Mohamed Bin Salman, oramai vero leader del paese considerando le precarie condizioni di salute dall’anziano padre ufficialmente regnante, non sembra procedere nella direzione auspicata dal giovane principe ereditario. Per l’economia saudita sarebbe un duro colpo: nell’immediato i Saud non possono contare sui cento miliardi di dollari freschi che sarebbero entrati nelle casse del regno, a medio – lungo termine il ritorno d’immagine negativo rischia di far naufragare sul nascere il progetto Vision 2030.

Da Riad i commenti ufficiali alle indiscrezioni sono pochi e questo equivale forse ad una parziale conferma. Le smentite sulla fine del progetto di quotazione Aramco non arrivano, il ministro dell’economia si è limitato solo a parlare di alcuni “cambiamenti” in corso nelle strategie saudite. “Stiamo prendendo in considerazione l’acquisizione di una quota strategica di Saudi Basic Industries Corp“, affermano dalla capitale del regno wahabita, con riferimento al colosso del settore di produzione petrolchimica e quasi a voler giustificare i ritardi sull’operazione Aramco.

Per l’azienda più importante in mano ai Saud dunque forse non ci sarà alcuna quotazione: né Londra, né Hong Kong e né Wall Street, forse nemmeno la stessa Riad. Uno dei fiori all’occhiello di Vision 2030 appare destinato a sciogliersi nelle calde e sabbiose dune del deserto (anche economico) saudita.