Mentre Riyad si prepara a ospitare la Coppa d’Asia del 2027 e il Mondiale del 2034, un’ondata di investimenti senza precedenti sta trasformando il regno in un laboratorio globale di mega-progetti. Tra stadi futuristici, città smart e ambizioni di soft power, però, si nasconde una sfida complessa: garantire trasparenza, sostenibilità e rispetto degli standard internazionali in un contesto politico e culturale delicato. È qui che entrano in gioco società di consulenza come Ankura, cabinet britannico specializzato in indagini forensi, risk management e advisory legale, deciso a cavalcare l’onda d’oro saudita.
Il Mondiale 2034 e i rischi nascosti dietro gli investimenti
Con 11 nuovi stadi in costruzione e centinaia di infrastrutture correlate, il Mondiale 2034 non è solo una questione di calcio. Ogni appalto, contratto o accordo commerciale nasconde potenziali rischi: corruzione, violazioni dei diritti dei lavoratori, impatti ambientali. Le ombre del Qatar 2022, tra accuse di sfruttamento e opacità finanziaria, hanno insegnato alle multinazionali a non sottovalutare questi nodi. Ankura punta a diventare il guardiano di questa nuova era: team di esperti forensi analizzano i flussi di denaro, avvocati specializzati in diritto internazionale supervisionano gli appalti, consulenti in sostenibilità monitorano l’impronta ecologica dei cantieri. Un business redditizio, considerato che il governo saudita ha già stanziato oltre 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di città e infrastrutture sportive.
La corsa delle società di consulenza per conquistare Riyad
Non è un caso che gli annunci di reclutamento di Ankura a Riyad e Dubai si moltiplichino. La regione è diventata un campo di battaglia per società di consulenza, legali e investigative. PwC ha triplicato il proprio personale in Arabia Saudita negli ultimi due anni, concentrandosi su cybersecurity e compliance. Ankura, dal canto suo, punta su un mix di competenze: ex magistrati britannici per le indagini finanziarie, ingegneri con esperienza in progetti FIFA, esperti di diritti umani formati alle Nazioni Unite. L’obiettivo? Offrire un “pacchetto completo” a principati e conglomerati locali, ansiosi di dimostrare al mondo di aver imparato dagli errori del Qatar.

L’eredità di Qatar 2022 e le misure anti-opacità
Il caso del Mondiale qatarino ha lasciato cicatrici profonde. Decine di aziende europee si sono ritrovate impantanate in cause legali per contatti inesatti, ritardi nei pagamenti o dispute sui diritti dei lavoratori. Secondo un report di Transparency International, il 40% delle aziende coinvolte nei progetti infrastrutturali del 2022 ha affrontato accuse di opacità. Oggi, Ankura e competitori lavorano per evitare un bis: clausole contrattuali iper-dettagliate, audit preventivi sui subappaltatori, formazione obbligatoria per manager sauditi sulle norme anti-corruzione dell’OCSE. Non è solo una questione di etica: le banche occidentali, sotto pressione regolatoria, finanziano solo progetti con certificazioni di compliance.
L’Arabia Saudita tra sportswashing e ambizioni di potenza globale
Riyad sogna di usare i Mondiali come trampolino per diventare una potenza globale. Ma ogni stadio costruito nel deserto, ogni partnership con un fondo sovrano, solleva domande scomode. Come conciliare l’immagine progressista promossa dal principe bin Salman con le accuse di sportswashing? Ankura, in questo senso, cammina su un filo. Da un lato, fornisce ai sauditi gli strumenti per migliorare la governance; dall’altro, contribuisce a legittimare un modello di sviluppo ancora opaco. Per le società occidentali, però, il calcolo è semplice: il mercato saudita per la consulenza d’élite varrà 3 miliardi di dollari entro il 2030, secondo stime di McKinsey.
Oltre il calcio: la posta in gioco per il futuro del Medio Oriente
In gioco non c’è solo il futuro del calcio, ma quello di un’intera regione. Ankura lo sa bene: in Medio Oriente, ogni mega-evento è un’occasione per riscrivere le regole del potere. Purché, ovviamente, qualcuno sia disposto a pagare per farle rispettare.

