Dopo il caso Skripal e l’avvelenamento avvenuto a Salisbury, l’Unione europea si sta concentrando su come colpire la Russia e c’è chi parla di nuove sanzioni contro Mosca. Ma se il blocco europeo è unito nel condannare il Cremlino, accusato di essere direttamente coinvolto nell’uso del gas per colpire l’ex agente russo, questa unità d’intenti non è così chiara quando si tratta di nuove sanzioni economiche.

La prima crepa in questo blocco unitario dell’Europa avviene da un Paese che, recentemente, ha avuto anche grossi problemi nei rapporti bilaterali con la Russia, ed è la Spagna. Il ministro degli Esteri, Alfonso Maria Dastis, a margine del Consiglio affari esteri a Bruxelles ha dichiarato che questo “non è il momento per parlare di sanzioni” aggiuntive contro la Federazione russa, almeno “finché non saranno stati appurati tutti gli estremi di che cosa è successo” a Salisbury. “Il tema resterà sul tavolo dell’Ue. Abbiamo una dichiarazione comune, in cui mostriamo la nostra solidarietà con il Regno Unito, e non poteva essere altrimenti. Chiediamo che si chiarisca come” il Novichok “sia potuto arrivare fino al signor Skripal a Salisbury”.

Un’apertura interessante soprattutto perché da tempo il governo spagnolo considera quello russo come mandante di una serie di operazioni di disinformazione tese a colpire l’unità della Spagna attraverso il voto in Catalogna. Le accuse spagnole a Mosca sono state costanti e molto dure. 

Ma c’è anche molto interesse in questa curiosa dichiarazione di Dastis. Il governo di Madrd sa che nuove sanzioni economiche alla Russia colpirebbero in particolare le aziende spagnole, già pesantemente lese da questa politica sanzionatoria contro Mosca. L’interesse economico supera, evidentemente, l’importanza dell’interesse politico.

Ma c’è probabilmente anche un motivo più particolare. La Spagna è da molti mesi coinvolta in uno scontro con il Regno Unito per Gibilterra a causa della Brexit. Le divergenze fra il governo britannico e quello spagnolo sono ampie e adesso che i mesi passano e il tempo per un accordo è sempre meno, c’è il rischio di non arrivare a una convergenza sulla rocca britannica.

Con questa mossa, probabilmente Alfonso Maria Dastis vuole mandare un doppio segnale a Bruxelles e a Londra. Il primo è che questa sfida a Mosca non può colpire, definitivamente, la già problematica situazione delle aziende iberiche che non possono più esportare i beni in Russia, soprattutto quelle agricole. Il secondo segnale è rivolto a Londra. L’uscita dall’Unione europea e la questione di Gibilterra resta centrale nell’agenda politica spagnola. E a Madrid non sono disposti a far finta di nulla.

In tutto questo c’è anche da ricordare un dato essenziale. tutti accusano i russi ma nessuno ha le prove di quanto avvenuto a Salisbury. Sanzionare Mosca senza avere prove di quanto accaduto in Inghilterra significa condannare l’Europa e la Russia a una frattura nei rapporti che non ha una grande utilità, soprattutto per l’economia mediterranea (e non solo). Senza prove, un conto è la condanna politica. Un conto è suicidarsi con una politica che colpisce prima di tutto le economie degli Stati membri.