Anura Kumara Dissanayake ha vinto le elezioni tenutesi domenica 22 settembre in Sri Lanka e ora è il presidente più di sinistra della storia del Paese. Le elezioni di domenica sono entrate nella storia per la necessità di ricorrere al riconteggio, il primo nella storia del Paese, poiché nessun candidato aveva superato il 50% dei voti in seguito al primo spoglio. Quest’ultima è infatti la soglia necessaria per l’elezione diretta e in sua mancanza il sistema elettorale srilankese prevede il riconteggio.
In Sri Lanka gli elettori possono esprimere tre preferenze per i candidati, che in questo caso erano 37. Se nessuno arriva al 50% diretto, vengono contate le seconde e terze preferenze ottenute dai due candidati più votati. Dissanayake era considerato il favorito nei sondaggi pre-elettorali e aveva ottenuto un certo vantaggio sugli altri candidati anche dopo il primo conteggio, con più del 42% dei voti.
La sua vittoria rappresenta un evento storico per lo Sri Lanka, non solo per la sua affiliazione politica, ma anche per il contesto socioeconomico in cui emerge. Per capire meglio chi è il nuovo presidente bisogna dipingerne il ritratto facendo riferimento ad alcune caratteristiche.
Un partito con un passato violento: la transizione politica del JVP
Dissanayake è leader del Janatha Vimukthi Peramuna (JVP), partito con una storia radicata nel marxismo-leninismo. Fondato alla fine degli anni Sessanta, il JVP partecipò a due insurrezioni armate contro il governo srilankese, nel 1971 e tra il 1987 e il 1989. Questi scontri furono tra i più sanguinosi della storia del Paese, facendo migliaia di morti e provocando una feroce repressione governativa.
In questo contesto di guerriglia e lotta armata, Anura Kumara Dissanayake ha iniziato la sua carriera politica negli anni Ottanta. Tuttavia, nel corso dei decenni, il JVP ha abbandonato la violenza e ha progressivamente moderato le sue posizioni, evolvendosi da movimento rivoluzionario a partito che opera nell’ambito della democrazia parlamentare. Dissanayake, in particolare, ha giocato un ruolo cruciale in questa trasformazione. Nel 2014, si è pubblicamente scusato per il passato violento del partito, segnando una chiara rottura con le pratiche di lotta armata e abbracciando una politica basata sul dialogo e sulle riforme.
Oggi, nonostante il JVP mantenga una retorica di critica all’elite e una forte opposizione alla corruzione, le sue politiche sono decisamente più moderate rispetto al passato, adattandosi ai principi dell’economia di mercato. Tuttavia, il partito continua a difendere una forte attenzione al welfare sociale, mirando a ridurre le disuguaglianze economiche.
Il contesto economico e politico dello Sri Lanka
L’elezione di Dissanayake arriva in un momento critico per lo Sri Lanka. Dopo anni di instabilità economica, il Paese ha vissuto una delle crisi finanziarie più gravi della sua storia. Nel 2022, il presidente Gotabaya Rajapaksa è stato costretto a dimettersi in seguito a una serie di proteste di massa, causate da inflazione in aumento, carenze di beni essenziali, blackout energetici e una crisi del debito che ha colpito duramente il tessuto sociale. Il popolo srilankese ha accusato Rajapaksa di corruzione e nepotismo, aggravando un sistema economico già profondamente instabile.
Questa crisi non ha solo destabilizzato l’economia, ma ha anche segnato una frattura tra il Governo e la popolazione, che non si sentiva più rappresentata dalle élite politiche tradizionali. È in questo contesto che Dissanayake si è proposto come l’uomo del cambiamento, capace di dare una risposta concreta alle sofferenze della gente comune.
Le promesse: sviluppo e lotta alla corruzione
Dissanayake ha centrato la campagna elettorale su due temi principali: il rilancio economico e la lotta alla corruzione. Tra le sue promesse agli elettori c’è quella di sviluppare settori chiave come il manifatturiero, il tecnologico e l’agricoltura. Lo Sri Lanka, tradizionalmente un’economia agricola, ha subito un duro colpo durante la crisi economica, con molti contadini che hanno perso il loro sostentamento. Dissanayake punta a rilanciare questo settore, investendo in nuove tecnologie agricole e favorendo la creazione di posti di lavoro.
Ma il punto più forte della campagna è stato il suo porsi come candidato anticorruzione. Dissanayake ha costruito il suo messaggio elettorale attorno alla promessa di mettere fine al sistema corrotto che, secondo lui, ha contribuito al collasso finanziario del Paese. Ha promesso trasparenza e responsabilità nel governo, cercando di smantellare il radicato sistema di nepotismo che ha caratterizzato la politica srilankese per decenni.
Le sfide economiche
Un altro dei temi caldi del mandato di Dissanayake sarà la gestione della crisi del debito. Il Paese ha firmato nel 2023 un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per ricevere 2,9 miliardi di dollari in aiuti. In cambio, il Governo srilankese si è impegnato a realizzare una serie di riforme, tra cui l’aumento delle tasse e il taglio ai sussidi pubblici. Tuttavia, Dissanayake ha criticato questo approccio, definendolo insostenibile per la popolazione, e ha già avviato colloqui per rinegoziare i termini dell’accordo.
In particolare, ha promesso di ridurre le tasse sui beni di prima necessità, che hanno pesantemente colpito le famiglie srilankesi durante la crisi, e di trovare alternative alla politica di austerità precedentemente utilizzata. Tuttavia, questa scelta potrebbe metterlo in conflitto con gli istituti finanziari internazionali e rappresentare una sfida non indifferente per il suo Governo.
Negli ultimi anni il Paese ha vissuto una grave crisi economica che si è stabilizzata solo negli ultimi due anni. Purtroppo, questo non ha comportato un maggiore benessere nella popolazione. I prezzi sono rimasti troppo alti per stipendi ancora troppo bassi; fattori che, insieme alla massiccia emigrazione, contribuiscono a rendere lo Sri Lanka un Paese in cui la maggior parte della popolazione fatica a sopravvivere.
Le relazioni internazionali dello Sri Lanka
Negli ultimi anni, lo Sri Lanka è diventato un terreno di scontro per l’influenza di due potenze regionali, Cina e India, entrambe desiderose di estendere il proprio dominio sull’Oceano Indiano. La posizione strategica dello Sri Lanka, al centro delle principali rotte commerciali marittime che collegano l’Asia al Medio Oriente e all’Europa, lo rende un Paese chiave per i piani geopolitici di entrambe le nazioni.
Negli ultimi anni, la Cina ha investito pesantemente nelle infrastrutture srilankesi, specialmente attraverso la Belt and Road Initiative, ma questi prestiti hanno contribuito a creare una spirale di debito insostenibile. Anche l’India ha cercato di ampliare la sua influenza sul Paese, offrendo aiuti economici e diplomatici.
Dissanayake dovrà quindi bilanciare le relazioni con queste potenze, cercando di non aumentare ulteriormente la dipendenza economica del Paese da investitori esterni. Non ha ancora delineato una chiara strategia geopolitica, ma sarà interessante vedere come gestirà questi delicati equilibri.
Le prospettive future: sfide e opportunità
Dissanayake si trova ora di fronte a sfide enormi. Il suo mandato potrebbe segnare un cambiamento radicale nella politica srilankese, rompendo con le dinastie politiche tradizionali e promuovendo un modello più trasparente e orientato al popolo. Tuttavia, le difficoltà economiche e le tensioni politiche interne potrebbero ostacolare la realizzazione delle sue promesse.
Molto dipenderà dalla sua capacità di mantenere il sostegno popolare e di implementare riforme efficaci che possano portare sollievo alla popolazione. Se riuscirà a gestire il debito e a rilanciare l’economia, potrebbe consolidare la sua leadership come una svolta positiva per lo Sri Lanka.