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Antony Loewenstein è un giornalista indipendente, regista e autore del libro best-seller The Palestine Laboratory, pubblicato anche in Italia da Fazi Editore con il titolo Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo. Il suo ultimo film è Germany’s Israel Obsession. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda sull’attacco israeliano a Doha, l’assedio a Gaza City, e sulle ripercussioni del conflitto in Europa, in particolare sulla libertà di parola.

Recentemente, Israele ha condotto un attacco aereo contro la delegazione di Hamas a Doha, Qatar, mentre lanciava un’offensiva terrestre nella città di Gaza. Secondo lei, cosa sta spingendo questa ulteriore escalation da parte di Netanyahu, il quale sembra in grado di agire impunemente senza affrontare conseguenze significative?

“In sostanza, il governo israeliano, guidato da Netanyahu, non persegue un cessate il fuoco a Gaza. Al contrario, il suo obiettivo sembra essere un’escalation e una guerra prolungata, in linea con un’agenda sempre più esplicita: espandere significativamente i confini di Israele. Prima del 7 ottobre, Israele era già una delle potenze dominanti della regione; oggi, grazie al costante sostegno di Washington sotto amministrazioni sia repubblicane sia democratiche, è indiscutibilmente la forza militare preminente. L’attacco al Qatar è solo l’ultimo esempio di questa strategia, un segnale che Israele agisce senza timore di opposizione. Nonostante le recenti condanne verbali dei Paesi arabi, la loro risposta si è limitata a parole, e Israele ne è pienamente consapevole”.

Il suo ultimo film mette in evidenza la dura repressione della Germania contro i discorsi pro-palestinesi dal 7 ottobre 2023. Quali politiche o azioni specifiche dello Stato tedesco ha scoperto durante la sua indagine che l’hanno più allarmata?

“Ciò che sta accadendo in Germania, soprattutto a partire dal 7 ottobre, dovrebbe preoccupare tutti. La situazione tedesca è unica, a causa della sua storia legata all’Olocausto, il massacro e il genocidio degli ebrei e di molte altre persone. Per questo, la Germania, le sue élite e la stampa sentono un dovere storico di proteggere il popolo ebraico. Tuttavia, il modo in cui questo si traduce nella pratica solleva problemi. Tale tendenza, già presente prima del 7 ottobre, si è ulteriormente intensificata, portando a un sostegno acritico a Israele. La Germania è diventata il secondo maggior fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti, soprattutto dopo quella data”.

In Germania è dunque vietato criticare Israele?

“Si registrano crescenti episodi di violenza e arresti da parte della polizia. Chiunque pronunci slogan come “dal fiume al mare, la Palestina sarà libera” rischia di essere arrestato e portato in tribunale. Ci sono persino casi di persone allontanate dalle loro case per semplici tweet. La situazione è fuori controllo e riflette un fenomeno più ampio, osservabile in molti Paesi occidentali, dagli Stati Uniti all’Unione Europea. Le élite occidentali sembrano ossessionate dal proteggere, apparentemente, i diritti di un Paese straniero, Israele, spesso a scapito dei propri cittadini”.

Il cancelliere tedesco Merz ha dichiarato una lotta contro “tutte le forme di antisemitismo”. Questo potrebbe portare a restrizioni in Europa sulla possibilità di criticare Israele?

“Abbiamo già visto in molti Paesi occidentali un tentativo di restringere, censurare e bandire la parola libera e legittima su Israele e Palestina. Quando il Cancelliere Merz parla di combattere tutte le forme di antisemitismo, non riesce a riconoscere, o forse non comprende, che ciò che il governo tedesco sta facendo, con il supporto militare e l’appoggio acritico a Israele, è essenzialmente complicità in un genocidio. Si sostiene che senza il supporto della Germania, Israele non avrebbe potuto agire come sta facendo, anche se gli Stati Uniti rimangono, naturalmente, un attore fondamentale. Come giornalista investigativo, ciò che mi preoccupa è la volontà di molte élite occidentali, dall’amministrazione Trump alla Germania, agli Stati Uniti, in molti Paesi europei e anche nel mio Paese, l’Australia, di restringere la libertà di parola legittima, strumentalizzando l’accusa di antisemitismo per sostenere ciecamente Israele”.

Questo a quali conseguenze può portare?

“Questo ha un impatto incredibilmente pericoloso, perché porta molte persone, a mio avviso, a provare risentimento verso i tedeschi, ritenendo che abbiano troppo potere per influenzare cambiamenti e politiche. Questo è il pericolo, ed è per questo che è fondamentale vivere in una società libera, con discussioni aperte. Dovrebbe essere possibile parlare criticamente della politica del governo israeliano, soprattutto considerando che, solo questa settimana, un rapporto indipendente delle Nazioni Unite ha confermato che a Gaza si sta commettendo un genocidio.”

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