La Global Britain prende forma nella maniera che maggiormente si aspettava dopo il referendum sulla Brexit e il lancio dell’apposita strategia da parte del governo di Boris Johnsoncome una potenza organicamente inserita nel quadro dell’Anglosfera e dell’alleanza occidentale, strettamente a fianco degli Stati Uniti. La firma dell’alleanza Aukus con Usa e Australia ha segnato un primo tassello di questo processo che ora Londra va via via incentivando.

In particolare, sempre più spazio sta venendo occupata dal Ministro degli Esteri Liz Truss, “falco” interno all’esecutivo di BoJo, dal settembre 2021 in carica al posto del predecessore Dominic Raab e ritenuta potenzialmente in grado di sostituire Johnson in caso di cambio della guardia a Downing Street per il Partygate.

Trovandosi in Australia con il collega alla Difesa, Ben Wallace, per incontrare il leader di Canberra Scott Morrison la Truss ha lanciato un forte appello ai governi liberali e democratici di tutto il mondo per contenere con forza la Russia e la Cina, indicati come “aggressori globali” e minacce esistenziali alla sicurezza del campo occidentale. Se contro Mosca Londra è in campo da tempo, anche prima dall’uscita dall’Ue, con la Cina il BoJo di governo si è gradualmente adattato all’aria di una crescente competitività dopo aver, a lungo, cullato il sogno di far partecipare Pechino alla costruzione della “Singapore sul Tamigi”, Tortuga finanziaria deregolamentata e capace di fare affari col mondo interno, con cui il Partito Conservatore mirava a far coincidere la Londra post-Brexit. E dunque dal 5G al nucleare, dalla partita di Hong Kong all’Indo-Pacifico, Londra ha sposato la causa anti-cinese.

Il cambio della guardia al Foreign Office ha interpretato questa svolta, promuovendo una conservatrice dura e pura come la Truss, che nel governo Johnson e nel partito ha trovato la sponda di figure come il Capo dell’Ufficio di Gabinetto Michael Gove e Iain Duncan Smith, parlamentare dal 1992 ed ex leader dei Tory dal 2001 al 2003, nel promuovere il contenimento della Cina a fianco di quello della Russia come priorità dell’agenda strategica britannica. Johnson, nell’elaborare la strategia Global Britain e nell’affidare a Wallace la strutturaizone della postura futura delle forze armate, Royal Navy in testa, aveva già interiorizzato questo cambiamento ora accelerato.

In particolare, nelle prime settimane della pandemia di Covid-19 nel 2020 Duncan Smith, in un’analisi pubblicata sul Daily Mail, invitava Johnson a riconsiderare il complesso delle relazioni sino-britanniche, spostando la questioni su piani non concernenti l’epidemia: il deficit commerciale, la questione delle mire di Pechino sul Mar Cinese Meridionale, il legame con gli Stati Uniti. Di fronte a voci tanto forti il parallelo aumento della rivalità sistemica Usa-Cina ha fatto il resto. Spingendo una Gran Bretagna non ancora “Global” ma organicamente atlantica a muoversi nella direzione di Washington.

La Truss in Australia, nel corso di una visita volta a consolidare la partnership post-Aukus, ha giustificato la necessità di questo cambiamento usando toni ancora più duri di quelli del presidente Usa Joe Biden nel corso della conferenza globale sulle democrazie tenutasi di recente, trasmettendo concetti che non lasciavano dubbi circa la concezione di Russia e Cina del governo britannico. Russia e Cina, secondo la Truss, sono “esportatori globali di idee dittatoriali”, rappresentano il principale motivo d’ispirazione della condotta di governi come quello dell’Iran, della Bielorussia, della Corea del Nord e del Myanmar, forma personalissima di “asse del Male” del governo di Sua Maestà, e come esempio per questa prassi la 46enne politica britannica ha citato, nota il Financial Times, quello che ha definito come “l’assedio economico” cinese a Australie e Lituania e le manovre russe al confine con l’Ucraina. Marise Payne, sua omologa a Canberra, ha aggiunto che l’Australia condivide questa visione e mira a focalizzare sull’Indo-Pacifico la partnership con Londra, facendo sì che la cooperazione militare, la difesa dalle minacce cyber e lo sviluppo infrastrutturale in senso anti-cinese sono all’ordine del giorno come ulteriori punti dell’agenda.

Va da sé che era sostanzialmente destino che un Regno Unito post-Brexit finisse per consolidare nell’Anglosfera la sua primaria posizione geostrategica. Quello che avanza è però un Paese sempre più intento a giocare nel terreno delimitato dalle priorità dell’agenda politica di Washington. Dunque sicuramente in grado di costruire alleanze globali, ma meno di proiettarsi in maniera autonoma. Il caso della ritirata dall’Afghanistan lo testimonia, e non è detto che Aukus serva a invertire il trend, potendo piuttosto risultare la sua definitiva conferma. Truss mira a essere più realista del re, superando la retorica anti-cinese e anti-russa di Usa e Australia, ma non è detto che questo possa bastare in futuro: bisognerà capire come Londra potrà essere in grado di agire e incidere politicamente per capire se alle parole seguiranno i fatti.

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