Il nono round dei colloqui di Astana sulla Siria si svolgerà dal 14 al 15 maggio, ha dichiarato mercoledì il ministero degli Esteri del Kazakistan. Secondo una dichiarazione scritta del ministero, i colloqui vedranno la partecipazione dei tre Paesi garanti – Turchia, Russia e Iran – e rappresentanti del governo siriano e dei gruppi di opposizione. La dichiarazione ha anche detto che i Paesi osservatori, Stati Uniti e Giordania, sono stati invitati alla riunione. 

Secondo le informazioni ricevute da parte dei Paesi garanti, durante i colloqui ad Astana, le parti intendono riesaminare la situazione attuale in Siria, anche nei settori di de-escalation, per discutere le questioni umanitarie e misure di fiducia, nonché per coordinare i prossimi passi per far avanzare il processo di risoluzione di crisi nei Paesi del mondo arabo.

Si prevede di tenere consultazioni bilaterali e multilaterali il 14 maggio e una riunione plenaria è prevista per il 15 maggio. Durante l’ottavo round di colloqui di pace volti a porre fine al conflitto in Siria il 21-22 dicembre 2017, le delegazioni hanno concordato il rilascio di detenuti e la rimozione delle mine in siti storici del Paese.

Questo ennesimo incontro farà seguito ad un altro importante summit che si è tenuto il 16 marzo, sempre nella capitale kazaka, quando i ministri degli Esteri di Turchia, Iran e Russia hanno discusso delle operazioni di liberazione della Ghouta orientale, la periferia di Damasco all’epoca sotto il controllo dei ribelli anti-Assad.

In quell’occasione, il risultato dell’incontro sembrò rilasciare degli effetti molto positivi, soprattutto nell’ottica della potenziale intesa in via di realizzazione tra i tre principali attori esterni che operano in Siria. Un altro importante summit si è tenuto ad Ankara, la capitale turca, tra i vertici dei medesimi Paesi, e anche in quell’occasione le premesse createsi sembravano costituire una strategia vincente nel medio periodo. Tuttavia, l’asse saltò quasi subito, a causa del presunto attacco chimico occorso a Douma il 7 aprile scorso, che ha rimodulato le necessità politiche specialmente in casa turca, a causa dell’appartenenza alla Nato del Paese. 

Le ripetute condanne dell’Alleanza nei confronti delle presunte violenze dell’esercito di Assad nei confronti della popolazione civile erano culminate nella decisione di Trump di operare un attacco aereo preventivo su alcuni obiettivi sensibili, che Erdogan ha successivamente appoggiato. 

I dialoghi tra Russia, Teheran ed Ankara non sono particolarmente facili, nel contesto della crisi siriana, anche e soprattutto per gli interessi messi in gioco dai tre Paesi, e l’acuirsi dei toni del dibattito e degli scontri tra alcune delle principali potenze della regione. 

Quello che maggiormente ha acceso le polemiche è l’attrito tra Israele e Iran, con le accuse mosse da Netanyahu alla repubblica islamica di voler aumentare la propria presenza in Siria per potersi avvicinare sempre di più ai confini israeliani. In questa vicenda, è proprio lo Stato ebraico il responsabile dell’escalation dello scontro, dopo che la scorsa settimana, il primo ministro Netanyahu aveva mostrato in una conferenza pubblica tutto il materiale trafugato dal Mossad, che provasse la prosecuzione del programma nucleare iraniano a scopo militare. 

Molti dei tavoli internazionali più importanti, negli ultimi tempi, si sono svolti in Paesi appartenenti alla sfera di influenza russa: gli accordi di Minsk sull’Ucraina, ora le negoziazioni sulla Siria nella capitale kazaka, che manifestano dunque la necessaria presenza russa nelle principali trattative internazionali. Quella di Astana, rispetto alla precedente consultazione tenuta a Ginevra, è risultata decisamente più efficace, anche e soprattutto per la rappresentanza dei Paesi che realmente possono influenzare l’esito della crisi siriana, con al centro proprio Russia, Iran e Turchia.