Quando João Lourenço alla vigilia delle elezioni in Angola ad agosto aveva affermato che, come presidente, avrebbe avuto “tutto il potere nelle sue mani”, pochi lo hanno preso sul serio. L’ex ministro della Difesa era stato scelto da José Eduardo dos Santos, presidente dell’Angola per 38 anni, esclusivamente per proteggere i suoi interessi. L’opposizione lo soprannominò “l’autista”, dal momento che dos Santos avrebbe deciso qualsiasi cosa dovesse fare e dove andare.

Però “l’autista” sembra non subire decisioni né obbedire ad occhi chiusi. Il 15 novembre ha improvvisamente licenziato la eccentrica e super ricca figlia di dos Santos, Isabel dos Santos, dalla direzione della Sonangol, la compagnia petrolifera nazionale. Ciò è seguito dalla cancellazione di un lucroso contratto tra la compagnia televisiva statale e una società di comunicazione di proprietà di due figli minori di dos Santos.

Poi, il 20 novembre, a dispetto di una legge introdotta dal suo predecessore, Lourenço ha licenziato il capo della polizia e il capo dell’intelligence. A Luanda, la costosa capitale costiera, girano le voci che un altro dei figli dell’ex presidente, José Filomeno dos Santos, a capo del fondo sovrano di 5 miliardi di dollari, sarà il prossimo ad essere fatto fuori. Uno degli altri interessi dei dos Santos, Unitel, una compagnia di telefonia mobile con un monopolio quasi esclusivo, potrebbe subire una maggiore concorrenza.

Alcuni si chiedono anche se lo stesso José Eduardo, che è ancora presidente del Movimento popolare per la liberazione dell’Angola, il partito di governo del paese, potrebbe essere minacciato. E dietro le quinte, i veterani del partito stanno cercando di persuadere l’ex presidente, che non è stato visto in pubblico dalla fine di ottobre, a dimettersi come leader del partito all’inizio del prossimo anno. “È diventato chiaro quanto stanco fosse il paese di come stavano le cose”, dice all’Economist Paulo Faria, professore di politica all’Università Agostinho Neto di Luanda.

L’assalto di Lourenço all’impero dorato dell’ex presidente sta conquistando gli angolani. Luaty Beirao, un rapper e attivista angolano che è stato incarcerato dalla vecchia amministrazione, ha dichiarato di essere rimasto sbalordito dalle azioni di Lourenço, definendole una “rivoluzione”.

Ma la rivoluzione di Lourenço trasformerà davvero l’Angola? Il Paese è in una situazione terribile. Dopo la fine della guerra civile nel 2002, la ricchezza petrolifera ha iniziato a fruttare, portando nuove strade e incredibili grattacieli a Luanda. Ma la corruzione è incalcolabile. La maggior parte degli angolani vive in povertà. L’aspettativa di vita è di appena 60 anni. Le strutture sanitarie sono così terribili che l’anno scorso l’Angola ha sofferto la peggiore epidemia di febbre gialla nel mondo. La crescita economica è rallentata dal 2014, quando il prezzo del petrolio, che rappresenta oltre il 90% delle esportazioni (il resto è quasi tutto proveniente dai diamanti), è crollato.

La popolazione mantiene un tasso di crescita abbastanza elevato, anche grazie alla lotta all’Aids, non più così diffuso come in altri stati africani. La popolazione angolana è quasi sestuplicata nell’ultimo mezzo secolo passando dai 5 milioni scarsi del 1960 agli attuali 29 milioni. La speranza di vita rimane tuttavia ancora molto bassa per via di guerre intestine al paese e, ancora oggi, gran parte della popolazione è analfabeta.

In base  a questo scenario Rafael Marques de Morais, giornalista e attivista anti-corruzione, teme che non cambierà molto in Angola e il dominio dei dos Santos sarà difficile da smantellare. “Isabel stava strangolando Sonangol con la sua incompetenza”, spiega sull’Economist. Ma, aggiunge, i membri più giovani della famiglia dos Santos sono ancora “ovunque nel governo, negli affari economici e sociali”. Detto questo, indebolendo il clan di dos Santos, e così rapidamente Lourenço ha inaugurato un buon inizio. Finché dos Santos ha avuto le redini, “non potevi concepire un’autentica riforma del paese”, afferma Ricardo Sparse de Oliveira, dell’Università di Oxford. Ora forse le cose possono iniziare a cambiare in meglio.

Sui social media molti angolani hanno condiviso un’immagine del film “The Terminator”, con il volto di Lourenço che sostituisce quello della star Arnold Schwarzenegger. Due pistole tenute in alto, la didascalia recita: “The Relentless Remover”, rimozione implacabile. Lourenço è stato visto anche fare la fila per un pasto al KFC, una catena di fast food. In un paese dove i ricchi e i potenti sono stati al di sopra della legge per anni,  gesti così piccoli hanno peso.

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