Dopo aver blindato l’asse franco-tedesco con il Trattato di AquisgranaAngela Merkel sa di non poter più guardare soltanto a Occidente. Perché è a Est, dal Gruppo Visegrad, che arrivano le principali minacce alla tenuta della sua idea di Europa. Il gruppo di Paesi composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, capeggiato in particolare da Viktor Orban, per la Germania è un problema. Non tanto dal punto di vista economico, perché i Paesi dell’Europa orientale sono fortemente integrati con quello tedesco sul piano commerciale e industriale.

Ma sul piano politico e strategico, il fianco Est del Vecchio Continente ha idee del tutto contrapposte a quelle della Germania. Sia sul fronte delle regole europee (in particolare sul tema migranti), sia su quello energetico, dal momento che questi Stati, specialmente la Polonia, non sono affatto contenti della decisione di Merkel di puntare tutto sul gasdotto North Stream 2 con la Russia.

Ma la Cancelliera tedesca sa perfettamente che per avere successo in Europa deve aprire una finestra di dialogo con questo gruppo di Stati. Perché la loro affinità o meno con l’agenda tedesca influisce notevolmente sulle capacità di Berlino di estendere non solo la propria sfera d’influenza ma anche i suoi interessi economici e politici. Così, l’incontro a Bratislava è servito per mettere in chiaro alcune cose, ma soprattutto per tendere la mano ai Paesi ribelli e iniziare a ricucire i rapporti in vista delle elezioni europee, in cui fra l’altro Orban sarà alleato proprio di Merkel in seno al Partito popolare europeo.

Il nodo principale, fra Berlino e Visegrad, resta quello dei migranti. L’Europa orientale non accetta la redistribuzione dei migranti, le quote di rifugiati, e ha da tempo blindato i suoi confini. I governi dell’Est non accettano compromessi sul fronte migratorio e hanno già dimostrato di poter inasprire la lotta andando a scalfire anche la stessa Unione europea. E la Merkel sa perfettamente che è quello il punto debole per riuscire a trascinare il blocco orientale più verso la sua parte evitando lo scontro frontale.

Così, la Cancelliera è arrivata a Bratislava con una manovra diplomatica a tenaglia. Da un lato, ha portato ai due leader più inquieti, Morawiecki e Orban, una proposta di intesa su un meccanismo europeo per la gestione del fenomeno migratorio. Dall’altro lato, è riuscita a strappare un accordo che, come riportato da La Stampa, “impegna ‘i quattro Paesi del gruppo Visegrad insieme alla Germania’ a sostenere il Marocco nella gestione dei flussi migratori e ‘a combattere alla radice le ragioni della fuga in massa dai Paesi africani'”.

Un accordo importante poiché segnala per la prima volta non solo un accordo fra Germania e leader dell’Europa dell’Est sul nodo migratorio, ma che apre anche le porte a un patto con un Paese terzo (il Marocco), che estremamente rilevante. Non solo perché fino ad ora era la Spagna a trattare direttamente con Rabat, ma anche perché si identifica in quel Paese nordafricano il primo livello di protezione dei confini e trova l’ok proprio dai Paesi Visegrad.

Per la Cancelliera e Visegrad si tratta di prima concessioni, sguardi ammiccanti che portano a primi cenni di trattative. Non enormi, ma comunque simboliche. Quello che conta è provare a ricucire lo strappo. E questo passa anche da questo tipo di gesti con cui Berlino vuole accreditarsi, anche per i prossimi anni, come capitale politica dell’Unione europea. Lo fa partendo proprio dall’accoglienza dei migranti, tema su cui si è infranta più volte la leadership tedesca in Europa.

Ma anche per quanto riguarda il North Stream 2 e i rapporti con la Russia, che i Paesi orientali guardano sempre con molta preoccupazione. Berlino tira dritto sul gasdotto che renderà la Germania l’hub del gas russo in Europa, ma ha tenuto a rassicurare Polonia e gli altri sul fatto che non dipenderà esclusivamente dai giacimenti di Mosca. Rassicurazioni che servono soprattutto ad aprire quello spiraglio per avere l’Est dalla propria parte in questo delicato momento di transizione per tutta l’Unione europea.