Era il 1990 quando finalmente divenne possibile per la Germania giungere nuovamente ad una sua riunificazione, a seguito del trattato successivo alla Seconda guerra mondiale che aveva segnato la divisione tra Germania Ovest (RFT) e Germania Est (RDT). Questa divisione, nel corso dei decenni, aveva portato ad una enormità di differente tra i due scenari, con la RFT lanciata nelle logiche capitaliste mondiale e la RDT rimasta legata all’Unione Sovietica ed alle logiche socialiste della “cortina di ferro”.
Una divisione che, al 1990, aveva creato notevoli problemi alla Germania unita e che contribuì senz’ombra di dubbio al rallentamento della locomotiva produttiva che aveva caratterizzato Bonn nella seconda metà del secolo scorso. Tuttavia, dopo un iniziale momento necessario a garantire un riequilibrio la Germania è riuscita finalmente a ripartire, diventando la potenza europea e mondiale che tutti noi siamo abituati ormai a conoscere – e con la quale ci siamo dovuti abituare a convivere.

La Germania orientale ai giorni nostri

Nonostante le operazioni messe in campo per ridistribuire la ricchezza all’interno del Paese, ancora ai giorni nostri la ex-RDT non si può considerare allo stesso livello della controparte occidentale. I lunghi anni passati sotto il socialismo hanno impoverito le famiglie e l’economia, generando anche una forte emigrazione che non ha permesso, proprio nel momento decisivo, di godere di solide basi per la ripartenza. Al punto che, ancora negli anni ’90, la disoccupazione sfiorava il 20% della popolazione lavorativamente attiva.

In questa situazione, ovviamente, ebbero gioco facile i grandi capitalisti della RFT, che poterono rilevare aziende a prezzo stracciato e garantirsi un salario inferiore per il ceto operaio. E questo elemento, forse più di tutti gli altri, ha contribuito alla situazione non ancora totalmente stabilizzata dei giorni nostri, con la popolazione che vive nei cinque Lander orientali che ancora oggi risulta al di sotto della media federale.

Berlino ha la memoria corta

Se Berlino ebbe in quell’occasione i mezzi economici per ingranare fu in buona parte merito della Comunità europea, che concentrò i suoi sforzi in favore dell’alleato, sia sotto l’aspetto dei finanziamenti sia sotto l’aspetto della convalida di trattati passati – come quello relativo alla restituzione dei debiti di guerra – divenuti ormai inattuali. Senza questi presupposti, infatti, sarebbe stata impossibile la messa in atto di un piano di ristrutturazione del debito della RDT così come il potenziamento delle linee di comunicazione e del salvataggio delle industrie delle regioni precedentemente sotto la sfera sovietica. E se ciò avvenne, fu grazie ad uno slancio di fiducia nei confronti del decennale alleato e nella speranza – tutt’altro che certa – che Berlino fosse un giorno in grado di ottemperare ai suoi impegni finanziari: cosa che di fatto avvenne. Ai giorni nostri, però, con la Germania tornata ad imporsi in Europa grazie alla sua industria di “ferro” ed il suo comparto finanziario, che fine ha fatto la memoria dei tedeschi?

Angela Merkel e la politica del rigore

Da quando alla cancelleria della Germania siede Angela Merkel, in fondo, le uniche parole sono state quelle di “rigore” ed “austerity“, soprattutto rivolte (come nel caso della Grecia e dell’Italia) a quegli alleati in difficoltà che nemmeno vent’anni prima l’aveva sostenuta. Con la differenza che, in quell’occasione, non esistevano nemmeno dei trattati europei tanto stringenti come quelli attuali, e in buona parte si poté considerare un’opera di filantropia. Ma adesso, la stessa Germania non sembra più così convinta di rendere il favore che le fu concesso negli scorsi anni, cercando sempre di ridurre al massimo la possibilità di manovre in deficit da parte dei propri alleati.

La Germania, in fondo, non è sempre stata quel colosso che noi tutti conosciamo ed ha avuto modo anche lei di cadere in quei periodi di stallo e stagnazione economica che in assenza di un aiuto estero sarebbero stati difficili da superare. Tuttavia, mentre nel suo caso quasi sempre le difficoltà sono state condonate, non sempre ciò si è potuto considerare valido per quelli che hanno invece avuto bisogno dell’aiuto di Berlino, la quale si è sempre comportata in modo più restio nella concessione di crediti, a patto che essi non fossero utilizzati secondo le sue volontà. E questa, probabilmente, è una delle macchie peggiori della Germania degli ultimi 30 anni.

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