Il Re del Nord è pronto a diventare il capo del governo di Sua Maestà e dalla presentazione ufficiale come nuovo leader del Partito Laburista l’ex sindaco di Manchester Andy Burnham lancia una sfida ambiziosa. Per ora sono solo parole, ma pesano come pietre nella dichiarazione d’intenti del successore di Keir Starmer che, preparandosi all’avvicendamento a Downing Street col primo ministro uscente (sarà ufficiale lunedì), ha dichiarato una netta discontinuità che tocca anche l’eredità dello storico leader della sinistra inglese, Tony Blair. Burnham lo dice senza troppi giri di parole: serve una “nuova politica” per cancellare gli effetti di un problema indicato col suo nome chiaro, il neoliberismo e l’ideologia dell’abbattimento dello Stato e dei servizi pubblici.
Le sfide del prossimo premier
Il premier entrante ha accusato, nota il Telegraph, la generazione di politica a lui coeva di non aver fatto abbastanza per contrastare la narrativa impostasi negli Anni Ottanta con Margaret Thatcher e divenuto mainstream assoluto grazie al Labour: fu la svolta di Blair negli Anni Novanta a istituzionalizzare le riforme della Iron Lady. Del resto, lo avevano anticipato fonti laburiste al Guardian: Burnham parte dall’assunto che il Regno Unito è sulla strada sbagliata da 40 anni. Si prevede, dunque, una nuova stagione di investimenti pubblici, interventismo statale e dirigismo? Ancora presto per dirlo, ma sicuramente il socialdemocratico Burnham, che da sindaco di Manchester ha spinto sul rafforzamento della presenza dell’istituzione locale nella vita comunitaria sul fronte delle utilities, della lotta al carovita e degli alloggi, si accorge che l’eredità complessa dei decenni scorsi, iniziata col ritiro dello Stato e culminata con l’austerità dello scorso decennio, è un fardello pesante.
Aggiungiamo a ciò le turbolenze della Brexit, di cui sono caduti di recente i dieci anni, e la frittata è fatta. “Il Paese ha rinunciato al controllo dei servizi essenziali – alloggi, acqua, energia, trasporti – e ha lasciato la popolazione esposta a costi più elevati”, dice il leader laburista, e ciò “ha portato alla concentrazione di maggiore ricchezza e potere nelle mani di un numero minore di persone e in un numero minore di luoghi”. Gli abitanti della periferia deindustrializzata e impoverita hanno voltato le spalle ai Laburisti in più occasioni: nel 2016 premiando la Brexit, nel 2019 spingendo Boris Johnson alla vittoria nelle elezioni generali, dopo il trionfo della sinistra al voto del 2024 punendo i laburisti a favore del Reform Uk di Nigel Farage in diverse elezioni.
Burnham e il Regno Unito dimenticato
Da qui si capisce la scommessa laburista: spostare da Londra al Nord del Paese lo sguardo di provenienza della leadership; andare a combattere la battaglia politica decisiva, “l’ultima occasione” per Burnham, da qui al voto del 2029 provando a riconqusitare la classe media e i lavoratori oggi trasmigrati in massa nelle falangi elettorali potenziali di Farage; “Governerò per la Gran Bretagna dimenticata” è l’assunto più forte di Burnham. Una scommessa su cui aveva già fatto leva Boris Johnson, facendo ammiccare il Partito Conservatore ai moderni emuli dei protagonisti dei film di Ken Loach sulla periferia impoverita inglese. Pragmaticamente, ci sarà molto da fare: capire come evitare nuove manovre di aumento delle tasse in autunno, come finanziare il rafforzamento del Welfare, che fare dei progetti che hanno causato turbolenze a Starmer come il piano di riarmo e come gestire un indebitamento ormai ipertrofico.
Resta la volontà di attuare una svolta politica chiara. Negli ultimi quarant’anni qualcosa si è rotto nel Regno Unito, nota Burnham. E se si è rotto le colpe sono bipartisan. Cambiare il Regno Unito significherà, in sostanza, andare oltre Blair, qualcosa a cui nemmeno Starmer si era azzardato. A suo modo, con il mite Burnham vince una versione più azzimata dell’agenda di rottura di Jeremy Corbyn, a lungo osteggiato dentro lo stesso partito. Il premier entrante dovrà essere giudicato dai fatti, che dovranno essere all’altezza di promesse di discontinuità tanto ampie. Ma la diagnosi è chiara: c’è una parte di Paese che è stata abbandonata anche dai Laburisti e va riconquistata. Pena la scomparsa politica ed elettorale. Senza dirlo, una bocciatura di un ciclo storico della sinistra made in Uk che appare inappellabile.
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