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Vaccinazioni negli Usa, “abbiamo un problema”. Lo dichiara il dottor Anthony Fauci, immunologo, secondo consigliere medico del presidente Joe Biden, già a capo della task force sul Covid-19 ai tempi dell’amministrazione Trump. A suo avviso, come ha detto in un’intervista rilasciata alla Cnn il 26 luglio, gli Stati Uniti sono “avviati nella direzione sbagliata”. Il motivo di questo allarme è la crescita dei contagi dovuti alla circolazione della variante Delta del coronavirus. Il problema può risultare inatteso, quasi una sorpresa, per chi aveva riposto fiducia nell’amministrazione Biden. Dopo aver contestato la politica del suo predecessore sul contenimento della pandemia, il nuovo presidente democratico aveva infatti promesso di raggiungere l’immunizzazione del Paese, tramite vaccinazione, entro l’estate. Ora siamo a metà dell’estate e i casi aumentano. Cosa è andato storto?

Fauci attribuisce la colpa soprattutto ai non vaccinati. Le statistiche del Chirurgo Generale degli Stati Uniti Vivek Murthy dimostrano come il 99,5% delle vittime di Covid-19 siano persone non vaccinate. La campagna vaccinale ha coperto sinora 162,7 milioni di americani, pari al 49% della popolazione totale o il 57% della popolazione con più di 12 anni (e dunque vaccinabile). Quasi la metà degli statunitensi con più di 12 anni non è coperta.

Gli ultimi numeri

Tuttavia l’allarme attuale riguarda i contagi, ma non i morti. Non ancora, per lo meno. I decessi per Covid-19, negli Usa sono pari a 0,8 per milione di abitanti. La tendenza, da gennaio ad oggi, è in calo costante. A gennaio, all’inizio della campagna vaccinale, i morti per il nuovo coronavirus erano 10,3 per milione di abitanti. Come si può vedere nelle statistica raccolte nel sito Our World in Data, è un crollo verticale nei decessi. Il vaccino ha dimostrato di essere efficace nella riduzione dei decessi e delle ospedalizzazioni, in particolar modo nei ricoveri in terapia intensiva, ma non impedisce del tutto il contagio, come dimostra anche il caso della Amerigo Vespucci, la nave scuola italiana dove si sono registrati 20 casi di Covid su 350 persone, tutte vaccinate.

Badando alla crescita attuale dei contagi, più che alle statistiche sulla mortalità, Fauci raccomanda comunque: «Questo è un problema prevalentemente fra i non vaccinati, la ragione per cui noi siamo qui a pregare la gente non vaccinata di uscire di casa e vaccinarsi». Oltre che pregare le persone non vaccinate, Fauci preme anche sulle autorità locali, per spingerle a introdurre nuove regole restrittive. L’aumento dei casi da variante Delta è forte soprattutto negli Stati in cui la metà, o poco meno, della popolazione è coperta da vaccinazione, soprattutto nel Sud, come la Florida, il Texas, il Missouri e il Mississippi. Secondo il consigliere medico, le autorità locali dovrebbero fare di più per convincere i loro cittadini a immunizzarsi. E si dice “molto confortato” dall’atteggiamento dei governatori di Florida e Arkansas, rispettivamente Ron De Santis e Asa Hutchinson (entrambi repubblicani) per i loro appelli. Fauci sta anche discutendo con il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) per introdurre nuove linee guida più restrittive sull’obbligo della mascherina. Perché attualmente la linea del CDC consiste nel liberare da ogni restrizione la persona vaccinata. Il consigliere medico loda pubblicamente quelle autorità, come la contea di Los Angeles, che tornano ad imporre l’obbligo di mascherina al chiuso, per i vaccinati e non vaccinati indistintamente.

Perché gli americani non si vaccinano

Secondo Anthony Fauci, insomma, gli Usa sono “avviati nella direzione sbagliata” per colpa degli americani che non si vaccinano e delle autorità locali che non impongono sufficienti restrizioni. Sull’amministrazione Biden non ha nulla da contestare. Eppure, perché così tanti americani non vogliono vaccinarsi? Chiediamolo a loro. Secondo un sondaggio YouGov pubblicato dal network televisivo CBS lo scorso 19 luglio, il 50% dei rispondenti dichiara di non volersi vaccinare perché non si fida del governo. Poco meno del 53% che teme gli effetti collaterali e del 45% che non si fida della scienza tout court. Le percentuali indicano che la maggioranza dei non vaccinati condivide tutte e tre queste paure (nel governo, nel vaccino in sé e nella scienza) e la sfiducia cresce col passare del tempo: in media, il 10% in più rispetto al mese precedente. Ma è significativo il dato sul governo, perché riguarda direttamente la politica dell’amministrazione e la sua comunicazione.

Come cambia la comunicazione della Casa Bianca

Due sono i problemi che si possono identificare con certezza: la comunicazione sulla campagna vaccinale è al tempo stesso politicizzata e aggressiva, ma incoerente. Politicizzata: la mancanza di volontà a non vaccinarsi è attribuita al conservatorismo. Per l’amministrazione Biden è colpevole il network Fox, che ospita il parere di molti scettici. Solo di recente, come documenta Politico, la Casa Bianca sta cambiando approccio, invece di condannare tutta l’informazione scettica o contraria, liquidandola come fake news, rifiutando il confronto, sta cercando di comparire anche sul network televisivo conservatore.

Ma finora la presenza è stata minima e non è stata accettata la collaborazione neppure di quegli esponenti dell’ex amministrazione Trump che sono sicuramente pro-vaccini. È stata una campagna aggressiva: Biden ha accusato Facebook di essere responsabile delle morti per Covid-19 per non aver censurato abbastanza le voci scettiche o anti-vacciniste. Ora: chiunque abbia un profilo Facebook sa quanto gli admin siano diventati invasivi, quando non rimuovono i contenuti di imperio, inseriscono messaggi di fact-checking su ogni singolo post che riguardi il Covid e i vaccini. Ascoltare un presidente che invita ad una censura ancora più stretta, per chi ha dubbi sul vaccino, sulla sua efficacia e sui suoi effetti collaterali, non è certamente rassicurante.

Al tempo stesso, la campagna di comunicazione pro-vaccini di Biden è contraddittoria. Fino a novembre, fino al giorno delle elezioni presidenziali, in campagna elettorale, ad essere scettico era proprio il candidato democratico. Prima di tutto affermava di non credere che la Pfizer o Moderna, o qualche altra azienda farmaceutica non americana, potesse produrre un vaccino efficace entro la fine dell’anno, contrastando frontalmente l’ottimismo che Trump ostentava in quei giorni. Poi, metteva in guardia dalla produzione e distribuzione di un prodotto farmaceutico “affrettato”. In settembre, aveva detto che il vaccino avrebbe dovuto essere testato con cura prima di essere approvato, che tutti i successi medici «non badano ai calendari, non più di quanto non vi badi un virus. Di sicuro non rientrano nei cicli elettorali. E le tempistiche per la loro approvazione e distribuzione non devono mai e poi mai essere distorte per motivi politici». Faceva il coro, allora, anche Robert Redfield, direttore del CDC, il quale prevedeva che un vaccino non sarebbe stato pronto per la fine del 2020, ma solo “per la metà del 2021” (adesso, per chi legge).

Insomma, quando Trump era entusiasta dell’idea di un vaccino che avrebbe liberato gli americani dalla paura del Covid, Biden frenava con tutte le forze, con argomenti scettici. Ora che è lui alla Casa Bianca (e i fatti hanno dato ragione a Trump, perché Pfizer era effettivamente pronta per novembre, come previsto dall’ex presidente), l’ordine di scuderia è quello di dimostrare entusiasmo e fugare ogni dubbio sull’efficacia del vaccino. Ma è il modo migliore per crearli, i dubbi.

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