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La tensione tra India e Pakistan non sembra diminuire. Oltre ai test missilistici di questo inizio anno da parte di Nuova Delhi si registrano scontri a fuoco lungo la frontiera tra i due Stati – entrambi potenze nucleari – che corre nella regione contesa del Kashmir.

Il Ministro degli Esteri pakistano ha fatto sapere in una conferenza stampa che lunedì truppe indiane hanno aperto il fuoco oltre confine uccidendo un bambino di 8 anni nel villaggio di Jijot Bahadar, nella regione di Khuriatta controllata dal governo di Islamabad.

Fonti cinesi riportano che lo scambio di colpi è stato piuttosto esteso venendo ad interessare diversi settori del distretto di Baramulla, 117 km a nordovest della città di Srinagar. Secondo quanto riferito da Nuova Delhi gli scontri a fuoco sarebbero nati in risposta alla violazione del cessate il fuoco da parte di truppe pakistane che hanno bersagliato postazioni militari e villaggi portando al ferimento di alcuni civili.

“Tre civili sono rimasti feriti dopo che l’esercito pakistano ha aperto il fuoco lungo la Linea di Controllo nell’area di Churanda-Silikote” ha affermato un ufficiale indiano locale mentre “l’esercito indiano ha risposto al fuoco in ritorsione e lo scontro armato è durato sino a martedì”.

La situazione sul fronte del Kashmir sembra non essersi raffreddata: giungono notizie che anche mercoledì la violazione del cessate il fuoco è continuata da entrambe le parti con l’uccisone di un soldato pakistano nel settore di Tangdhar; in risposta elicotteri di Islamabad si sono levati in volo ma secondo quanto riportato dai media indiani non avrebbero oltrepassato il confine pur violando gli accordi che prevedono una “no fly zone” in una fascia di 10 km a cavallo della Linea di Controllo.

Secondo quanto riferiscono le fonti ufficiali del governo pakistano sarebbero l’esercito indiano non avrebbe rispettato il cessate il fuoco nel settore del Kashmir 335 volte quest’anno, uccidendo 15 civili e ferendone altri 65. L’India per contrario smentisce e afferma che le sue azioni sono rivolte a combattere i militanti separatisti che sono supportati da Islamabad.

Le truppe indiane e pakistane si scambiano colpi regolarmente lungo quella frontiera contesa sin dalla creazione dei due Stati spesso e volentieri con particolare violenza, come nel 2016 quando colpi di artiglieria e di mortaio hanno colpite un autobus uccidendo 12 civili in territorio pakistano.

Negli ultimi 71 anni India e Pakistan hanno combattuto 4 guerre di cui 3 nella regione del Kashmir e si sono adoperate con successo per raggiungere la capacità nucleare: negli arsenali delle due potenze si stima vi siano circa 250 testate complessivamente, sufficienti per la totale distruzione di entrambi i Paesi.

La situazione rispetto al passato risulta complicata dalle differenti congiunture internazionali. Il Pakistan ora è sempre più lontano dagli Stati Uniti mentre ha ritrovato nella Cina il suo partner privilegiato. Ora Pechino, già fornitrice del know-how nucleare che ha permesso ad Islamabad di raggiungere la capacità atomica grazie agli accordi di cooperazione firmati nel 1986, guarda a Islamabad per la propria espansione commerciale e militare: nel quadro della “Belt and Road Initative” si sono stretti accordi di mutua collaborazione economica e soprattutto è cominciata la penetrazione cinese in quel settore dell’Asia.

Il Pakistan infatti offre porti e infrastrutture nell’Oceano Indiano che è vitale e strategico per la Cina per completare la “collana di perle” che collegherà il Mar Cinese Orientale con il Mar Mediterraneo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, nella cui area di recente la Cina ha installato un suo presidio militare.

Ovviamente, di rimando, l’India vede queste espansione cinese e alleanza con il suo rivale storico come fumo negli occhi e ha cominciato a riavvicinarsi a Washington, che come ben sappiamo intende limitare l’espansionismo cinese in Asia e verso il Pacifico.

Pertanto queste nuove alleanze, che de facto hanno ribaltato gli assetti geopolitici classici nell’area, se da un lato potrebbero mediare la diplomazia tra Nuova Delhi e Islamabad in funzione e fintanto che dureranno gli accordi commerciali tra Usa e Cina, dall’altro potrebbero portare ad un’escalation qualora Pakistan e India gettassero i guantoni e decidessero di risolvere la questione della regione contesa dal Kashmir una volta per tutte: se, in caso di intensificazione di quelle che fino ad oggi sono state solo scaramucce di confine, venissero coinvolti “osservatori” cinesi o americani – questi ultimi non ancora presenti nell’area a quanto risulta – è molto probabile che la situazione precipiti coinvolgendo le rispettive “terze parti” in qualcosa di più di un semplice scontro di confine.

Osservatori tecnici americani sono già stati invitati a bordo delle ultime unità sommergibili di fabbricazione russa della Marina Indiana – causando vive proteste di Mosca – quindi non è così lontano dalla realtà ipotizzare che Washington possa inviare i propri “consiglieri militari” nel Kashmir anche in considerazione del fatto che la regione non è contesa solo con il Pakistan, ma anche con la Cina (ammesso che non siano già presenti).

Il nuovo assetto globale, con l’Asia sempre più al centro dell’attenzione delle grandi e medie potenze, il ritorno della Russia come attore protagonista sul palcoscenico geopolitico, l’espansionismo cinese, il riarmo americano e la ripresa dell’attivismo militare di Washington in politica estera, la situazione della Corea del Nord e quella indo-pakistana dipingono un quadro complesso e molto poco rassicurante.