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L’amministrazione Trump ha approvato recentemente la più grande vendita di armi all’Ucraina dal 2014: si tratta di un contratto per la fornitura di alcune tipologie di armamento per la fanteria che ammontano ad un valore complessivo di circa 47 milioni di dollari.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, il Dipartimento di Stato ha approvato la licenza che autorizza l’esportazione del fucile da cecchino M107A1 con relativo munizionamento ed accessori, ma secondo altre indiscrezioni – riportate dall’ABC –  il contratto prevederebbe anche la fornitura del missile controcarro spalleggiabile “Javelin”, che verrebbe fornito in numero di 210 esemplari compresi 35 lanciatori.

Non è una novità a ben vedere. Lo scorso agosto il Pentagono aveva espresso la propria raccomandazione di fornire “armi pesanti” all’Ucraina in un memorandum alla Casa Bianca, in modo da aiutare Kiev nella lotta contro le forze separatiste nel Donbass. Dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014 il passato esecutivo aveva già fornito supporto militare a Kiev – fornendo mezzi come l’Humvee e consiglieri militari – ma quella approvata in questi ultimi giorni rappresenta la più grande fornitura di armi dopo un “silenzio” durato 3 anni. Silenzio che ha visto sì cambiare l’esecutivo alla Casa Bianca, ma sostanzialmente non ha visto cambiare la politica di contenimento della Russia, come invece sembrava volesse fare Trump in un primo momento in accordo con quanto detto in campagna elettorale.

Washington si è affrettata a chiarire la natura difensiva degli armamenti forniti a Kiev, forse nel tentativo di giustificarsi con Mosca: “L’assistenza US è interamente di natura difensiva, e, come abbiamo sempre detto, l’Ucraina è uno stato sovrano che ha il diritto di difendersi” sono state le parole pronunciate venerdì dalla portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert.

Durante la conferenza stampa non è stata chiarita la reale tipologia di armamenti che verranno forniti, ma fonti ben informate riferiscono che potrebbe proprio trattarsi dei missili anticarro “Javelin”. A breve si attende l’annuncio di Trump dell’avvenuta firma dell’atto che poi verrà ratificato dal Congresso entro 30 giorni.

Che cos’è il Javelin?

Il Fgm-148 “Javelin” è un missile spalleggiabile – in inglese manportable – del tipo “lancia e dimentica” impiegato principalmente nel ruolo controcarro ma adattabile anche contro elicotteri e postazioni fortificate. Evoluzione del “Dragon” ha un raggio d’azione efficace di 2500 metri (le ultime versioni sono accreditate di un raggio di 4700 m.) ed è equipaggiato con un sistema di guida ad infrarossi. Dotato di carica cava (tipo HEAT – High Explosive Anti Tank) il missile è progettato per colpire i veicoli blindati dall’alto per perforarne la parte meno protetta della corazza, ma può anche effettuare un colpo diretto orizzontale per eliminare bunker o altre postazioni “indurite”. Dal peso totale di circa 28 kg e con una lunghezza complessiva di 1,76 m. richiede l’utilizzo da parte di due operatori ed è stato introdotto in servizio nelle Forze Armate americane nel 1997; ha un prezzo unitario di 246 mila dollari. Attualmente è in dotazione a tutti i reparti di fanteria del US Army e USMC oltre che essere stato venduto a Paesi come l’Australia, Bahrein, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Georgia, Lituania, UK, Arabia Saudita, Qatar, Oman, Taiwan.

La mossa ha sicuramente indispettito Mosca, la cui reazione non si farà attendere, e mina i già difficili rapporti tra i due Paesi in merito alla vexata quaestio ucraina, ma a ben vedere rappresenta una risposta di basso profilo. La Russia infatti in Crimea ha stabilito una “bolla difensiva”della cui natura ci siamo già occupati – schierando, tra le altre cose, i missili da difesa area di ultima generazione S-400, che, come riporta la Tass, diventeranno pienamente operativi nei primi mesi del 2018. Questo missile, con un raggio operativo massimo di 400 km con il vettore 40N6, è in grado di rappresentare una minaccia più che reale per Kiev e per gli interessi americani nella zona del Mar Nero. Del resto però, bisogna considerare che l’ombrello difensivo Nato è dato dalla vicina base del sistema ABM di Deveselu, in Romania, e dalle varie basi aeree e navali degli ex Paesi del Patto di Varsavia ora entrati in orbita Alleanza Atlantica. Armare l’Ucraina con sistemi di difesa avanzati come i “Patriot” PAC 3 o con l’ultima generazione di radar da scoperta e tracciamento (come è stato fatto in Israele e Corea con l’AN/TPY-2) rappresenterebbe una mossa troppo destabilizzante e intollerabile per la Russia, che si vedrebbe quindi costretta a dispiegare i propri missili “Iskander M” in Crimea e ad annettersi le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. La mossa di Washington, benché foriera di proteste russe, rappresenta quindi la massima delle minime risposte possibili alla militarizzazione della Crimea ma non esclude che in futuro si possa assistere ad un innalzamento dell’asticella della tensione, anche in considerazione di quanto sta accadendo in merito al Trattato INF. Sicuramente però si configura come un’ottima mossa della Casa Bianca sul fronte della politica interna per cercare di mettere a tacere le voci che accusano il suo staff di aver avuto collusioni con la Russia e di essere stato “troppo tenero” con Mosca: una risposta simile era stata data con il bombardamento della Siria effettuato coi missili cruise all’inizio di quest’anno.

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