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La Russia starebbe portando in atto un attacco mediatico verso i Paesi dell’Unione europea volto ad accrescere le tensioni riguardo la pandemia di Covid-19 che ha recentemente colpito il continente. A renderlo noto è l’agenzia di stampa Reuters, a seguito della visione di un documento redatto dall’Unione europea nel quale sono stati elencati casi di disinformazione che sarebbero riconducibili al Cremlino e iniziati già a partire dallo scorso 22 gennaio.

Le accuse di contagio orchestrato dagli Stati Uniti

Una delle tematiche più importanti che sarebbero state portate avanti dalla campagna di disinformazione di Mosca riguarderebbero il coinvolgimento degli Stati Uniti nello scoppio dell’epidemia – tesi ripresa principalmente dalle posizioni iraniane a riguardo. Ad avvalorare tale accusa per quanto riguarda l’Unione europea ci sarebbe la presenza di un militare statunitense infetto in Lituania, con la notizia diffusa non soltanto a Vilnius ma anche nella più instabile Ucraina. Tuttavia, non sarebbero mai state fornite prove sufficienti a dimostrare né questo fatto né le altre conclusioni che sono veicolate sulla rete: come nel caso di quella che ricondurrebbe ad un attacco biologico organizzato da Washington.

L’utilizzo dei social network

Già lo scorso decennio si era contraddistinto per l’ascesa dei nuovi padroni dell’informazione globale: i social network; perfetti veicoli di diffusione veloce delle informazioni – vere o false che siano. Ed anche in questo caso, il canale utilizzato sarebbe stato proprio questo, principalmente tramite le piattaforme di Facebook, Google Plus e Twitter.

A onor del vero, le autorità dell’Unione hanno già avuto un confronto a riguardo con le case informatiche, le quali hanno messo in moto tutti gli strumenti in loro possesso per eliminare tutte quelle informazioni che non fossero avvalorate da prove inconfutabili. Tuttavia però – se la posizione di Bruxelles si rivelasse quella corretta – il danno ormai è già stato fatto: con milioni di persone che sono entrate in contatto senza i necessari filtri con le fallaci informazioni.

Mosca respinge le accuse

Dopo la diffusione della notizia dell’implicazione del Cremlino dietro alla disinformazione riguardo alla pandemia di Covid-19 è arrivata la risposta alle accuse da parte delle massime autorità del Paese. A prendere le difese di Mosca è stato Dmitry Peskov, il portavoce ufficiale del Cremlino, il quale ha ribadito con vigore l’estraneità della Russia, osservando la gravità delle accuse che sono state rivolte al governo russo. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Sputnik, la mossa europea sarebbe paragonabile alle altre accuse che negli anni sono state rivolte al Paese, senza che mai fossero presenti basi sufficienti a dimostrare interessi o implicazioni del Cremlino nella diffusione di fake news. E in questo scenario, le accuse rientrerebbero dunque in un film già visto e che trova fondamento soltanto sulle paure dell’Occidente e su un sentimento russofobo diffuso nella popolazione europea.

E qualche ora più tardi, a prendere le difese della Russia è stato lo stesso presidente Vladimir Putin a chiedere al popolo europeo di osservare particolare attenzione verso le notizie che circolano nella rete, cercando di informarsi soltanto tramite siti attendibili e con le fonti verificate.

Perché dovrebbe esserci la Russia dietro la campagna?

Stando a quanto riportato dal documento dell’Unione europea, la mossa russa sarebbe volta a destabilizzare i Paesi  nel bel mezzo della crisi per poter conseguire i propri interessi politici ed economici soprattutto verso l’Europa geografica orientale. E la presenza di mire indiscusse nell’area unite ai trascorsi della Russia sarebbero sufficienti ad avvalorare la tesi di una implicazione di Mosca con le notizie false – rilevate in almeno 80 – che sono veicolate tramite i social network nell’ultimo mese e mezzo.