Il Recovery Fund della Commissione Ue? “Assurdo e perverso”. Parola del premier magiaro Viktor Orban, che si aggiunge ai Paesi critici del piano da 750 miliardi di euro presentato dalla Commissione von der Leyen. Secondo quanto dichiarato da Orban all’emittente Kossuth Rßdió “finanziare i ricchi con i soldi dei poveri non è una buona idea”. Come ricorda l’Huffington Post, l’Ungheria rischia di aggiungersi, con altre motivazioni, all’elenco dei paesi “frugali”, (Austria, Danimarca, Olanda, Svezia), che si stanno mettendo di traverso al piano ribattezzato “Next Generation Ue” presentato da Ursula von der Leyen, a cui serve l’unanimità al Consiglio europeo e dei Parlamenti nazionali.

Il piano di rilancio dell’Europa, ribattezzato Next generation Eu, per affrontare l’emergenza sanitaria e la crisi economica continentali per colpa della pandemia di coronavirus, è stato inserito nel più ampio progetto di sostegno ai Paesi membri contenuto nel bilancio dell’Ue 2021-2027. La stessa presidente Von der Leyen aveva così commentato il maxi-provvedimento: “Oltre ad essere solidali per superare la crisi immediata vogliamo proporre questo patto per investire nel futuro. Questo strumento aiuterà le aziende in difficoltà e sosterrà gli investimenti nelle tecnologie per permettere alle filiere di diventare maggiormente resilienti, anche in vista di crisi future”. Ora però tale piano rischia di uscire letteralmente a pezzi dal Consiglio europeo. Come ha ammesso anche il ministero degli esteri tedesco, Heiko Maas, c’è ancora molta strada da fare prima che le trattative per il Recovery fund europeo siano concluse. “Vogliamo uscire più forti dalla crisi e possiamo farlo solamente operando insieme e in solidarietà” ha dichiarato Maas ai giornalisti. “Siamo ancora lontani dall’essere in grado di concludere con successo i negoziati”, ha aggiunto.

Le rimostranze di Austria e Olanda

Nelle scorse ore l’Olanda aveva deciso di mettersi di traverso. Come conferma una fonte diplomatica olandese all’Adnkronos, le posizioni degli Stati membri sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Fund sono “molto lontane” e un accordo richiede “l’unanimità”, quindi “i negoziati richiederanno tempo”. “E’ difficile immaginare che questa proposta sia l’esito finale dei negoziati”, aggiunge. Tuttavia, prosegue, “l’Olanda è disponibile ad aiutare e vuole collaborare a livello europeo per combattere la crisi. Vogliamo farlo in un modo che rafforzi gli Stati membri e l’Ue nel suo insieme”. Data la complessità della proposta messa sul tavolo, “è troppo presto per un’analisi nella sostanza”, ma verrà esaminata dai Paesi frugali sulla base dei principi guida delineati nel non-paper di sabato scorso. “Non vogliamo focalizzarci sulla flessibilità a breve termine – conclude il diplomatico – ma su un continuo rafforzamento della resilienza del mercato interno”.

Anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha messo in guardia gli alleati europei, sottolineando che si tratta di un “punto di partenza” dei negoziati e non di un documento definitivo. “Ciò che riteniamo positivo – non solo per noi ma anche per Paesi Bassi, Svezia e Danimarca – è che esiste un limite di tempo e che il fondo sarà una misura di emergenza una tantum e non il primo passo verso un’unione del debito” ha sottolineato Kurz.

Fondi in cambio di riforme e di “eurotasse”

Come ha ricordato anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, riportato da Milano Finanza, i fondi europei non potranno mai essere “gratuiti”: il debito europeo è debito di tutti e l’Italia contribuirà sempre in misura importante al finanziamento delle iniziative comunitarie, perché è la terza economia dell’Unione. Inoltre, come ha sottolineato l’agenzia Reuters, la Commissione Ue chiede ai governi dell’Unione europea di introdurre nuove tasse dedicate al bilancio Ue per poter ripagare il prestito da 750 miliardi di euro proposto per finanziare la ripresa economica dopo la pandemia da coronavirus. Se tali tasse fossero introdotte entro il 2024, i governi potrebbero iniziare a pagare meno contributi nazionali al bilancio 2021-2027.

Secondo Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e leader del movimento progressista paneuropeo DiEM25, è necessario “che la Bce emetta eurobond trentennali”. Solo così l’Italia, ha sottolineato in un’intervista a La Stampa, “si salva. Altrimenti già tra un anno Bruxelles sarà pronta a chiedere politiche di austerity, come ha fatto con noi in Grecia”.