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Il Guatemala è diventato il 37esimo Paese ad aver rilasciato l’autorizzazione all’uso di emergenza per lo Sputnik V. Adesso la lista degli Stati che hanno approvato il vaccino russo inizia a farsi consistente, ed è impossibile non prendere atto della diffusione mondiale del siero sviluppato dall’istituto Gamaleya di Mosca. Se in un primo momento persisteva uno scetticismo di fondo sull’efficacia del farmaco, spesso derivante da motivazioni geopolitiche, adesso quelle incertezze stanno lentamente evaporando come neve al sole.

Anche perché Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca, ovvero le Big Pharma benedette dall’Unione europea, hanno annunciato un improvviso taglio nella consegna delle fiale. E poi perché i vaccini realizzati dalle altre case farmaceutiche sono ancora in attesa di ricevere il via libera da Bruxelles. Insomma, i Paesi membri dell’Ue, seguendo lo scellerato piano vaccinale di Ursula von der Leyen, si sono ritrovati a secco di dosi. Perché – iniziano a chiedersi molti governi – non sopperire all’emergenza approvando anche altri vaccini, come quello russo o quelli cinesi?

Lo scatto di Vienna

Finché era San Marino a battere i pugni sul tavolo per chiedere lo Sputnik, quasi nessuno, ai piani alti di Bruxelles, prestava attenzione alla richiesta della piccola Repubblica incastonata nel cuore dell’Italia. Ora che altri Paesi, più influenti, iniziano a muoversi per ottenere il vaccino russo, la partita potrebbe presto cambiare. Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, ha intrattenuto una conversazione telefonica con il presidente russo, Vladimir Putin, discutendo delle forniture e della produzione congiunta dello Sputnik V.

La notizia è stata riportata dall’ufficio stampa del Cremlino, il quale ha specificato che la conversazione si è svolta su iniziativa austriaca. Tradotto: è l’Austria che ha chiesto alla Russia informazioni sul vaccino. Un segnale evidente, questo, del fatto che in giro per l’Europa ci sono diversi Stati pronti ad autorizzare il siero russo, o quanto meno ad aprire le porte al suo utilizzo. L’iniziativa di Vienna potrebbe cambiare le carte in tavola, mettere pressione sull’Agenzia europea del farmaco (EMA), e spingere altri Stati a interessarsi dello Sputnik. A quel punto, Bruxelles non potrà restare inerme.

Vienna e Mosca hanno quindi allacciato i primi contatti ufficiali per valutare l’uso del siero russo nel territorio austriaco, anche attraverso una produzione congiunta. “Molti Paesi europei sono interessati e, come sapete, stiamo discutendo con la Germania l’opportunità di produrre il vaccino localmente”, aveva dichiarato l’amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (RDIF), Kirill Dmitriev, in un incontro con la stampa. Tra i Paesi interessati troviamo Germania, con Berlino interessato a produrre il vaccino localmente, Spagna, che ha tuttavia vincolato l’uso dello Sputnik all’approvazione dell’Ema, Slovacchia, Repubblica Ceca e Croazia.

Non perdere tempo

In attesa di capire se le case farmaceutiche avranno recepito il messaggio lanciato dai leader Ue nell’ultimo Consiglio europeo – ovvero produrre più dosi -, c’è, come abbiamo visto, chi ha scelto di intraprendere un’altra strada. È il caso, ad esempio, di Serbia e Ungheria, che, senza perder tempo nella burocrazia, hanno già iniziato a vaccinare i propri cittadini con lo Sputnik e con i sieri cinesi. Discorso a parte meriterebbe il Regno Unito di Boris Johnson, fuori dall’Ue e lontano dai dettami di Bruxelles, ma, a quanto pare, perfetto nella campagna di vaccinazione dopo le titubanze della scorsa primavera.

Pur utilizzando solo Pfizer-BioNTech e AstraZeneca, Londra non deve fare i conti con la carenza di dosi, visti gli accordi presi in estate direttamente con le società farmaceutiche. Accordi lampo, va da sé, evidentemente più efficienti rispetto a quelli messi nero su bianco dall’Europa. In ogni caso, e tornando al tema centrale, in uno scenario europeo del genere, lo Sputnik ha di fronte a sé una potenziale prateria. La carenza di vaccini, Paesi che vogliono ultimare il più in fretta possibile i loro piani vaccinali per tornare alla normalità, il virus – con le sue varianti – che ha ripreso a correre. Da questo punto di vista, il siero di Mosca potrebbe aiutare, e non poco, a frenare la corsa del Sars-CoV-2.

Nel frattempo l’Italia è ancora ferma al palo. Anziché imitare gli altri Paesi membri, magari anche per anticipare eventuali mosse future dell’Ue sulle dosi di Mosca, sullo Sputnik, Roma non sembra voler prendere iniziativa. La sensazione è che, tra non molto, Bruxelles aprirà anche al siero russo. E, a quel punto, rischia di ripetersi quanto avvenuto con i vari Pfizer-BioNTech e AstraZeneca. Ovvero: i governi rimasti fermi ad “aspettare” l’Ue potrebbero essere scavalcati dagli altri.

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