Diventa sempre più internazionale il caso di Hannibal Gheddafi, il quintogenito di Muammar Gheddafi attualmente ancora detenuto in Libano dopo una condanna per oltraggio alla magistratura. Come anticipato sulle nostre colonne nei giorni scorsi, proprio in merito la detenzione a Beirut di uno dei più “irrequieti” figli del rais libico si è occupato anche il governo siriano. Uno strano intreccio Gheddafi-Assad, in cui da Damasco si chiede il rilascio di Hannibal a seguito delle rimostranze della moglie che vive proprio nella capitale siriana. Adesso a pressare le autorità libanesi è anche la Russia. A rivelarlo è il quotidiano panarabo con sede a Londra Al Sharq al Awsat.

Il pressing della Russia per la liberazione del figlio di Gheddafi 

La vicenda di Hannibal Gheddafi ha origini molto lontane, addirittura a quando il quintogenito ha solo due anni. Nel 1978 infatti, in circostanze ancora oggi misteriose scompare l’imam sciita Musa Al Sadr. Non proprio uno di poco conto nel mondo sciita: è lui che nel 1974 “riabilita” dopo quasi mille anni l’alauismo all’interno dello sciismo. Alauita è la famiglia Assad, già allora al potere in Siria: da quel momento, il governo di Damasco viene considerato organico al mondo sciita. Ma l’imam risulta popolare nel mondo arabo ed attivo in Libano: qui fonda un partito, Amal, ancora oggi esistente e ben radicato nel Paese dei cedri. Poi, come detto, nel 1978 scompare nel nulla: la misteriosa sparizione avviene proprio mentre l’imam è in Libia. Una vicenda questa, che incrina da allora i rapporti tra Beirut e Tripoli.

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Hannibal Gheddafi circa dieci anni fa sposa proprio una libanese: si chiama Aline Skaf, di professione fa la modella. Forse sapendo che nel Paese dei cedri il nome di suo padre non è ben visto, il figlio del rais decide di andare a vivere a Damasco una volta crollato il potere della sua famiglia e non invece nella città della moglie. Qui, come rivela la sua consorte in una passata intervista, la coppia sembra vivere meglio e sotto una maggior privacy nonostante la guerra civile. 

Proprio quattro anni fa, l’11 gennaio 2015, Hannibal viene però rapito e portato in Libano. I suoi stessi rapitori lo consegnano poi alle autorità di Beirut. E qui entra in gioco la vicenda di Musa Al Sadr. Gli inquirenti libanesi interrogano più volte (ed in malo modo, a giudicare dalle foto mostrate nei mesi successivi dalla moglie) Hannibal nella speranza di sapere qualcosa sull’imam sciita scomparso in Libia. Ovviamente il figlio di Gheddafi non sa nulla, della vicenda non sembra affatto aggiornato. Pur tuttavia, Hannibal da allora è ancora in carcere con l’accusa, come detto prima, di oltraggio alla magistratura. Ed ecco perché, dopo la lettera del governo siriano, adesso si registra l’intervento del Cremlino. Secondo il sopracitato Al Sharq al Awsat, pare che funzionari della diplomazia russa si siano rivolti anche al presidente del parlamento libanese, Nabih Berri. L’interlocuzione con il rappresentante del potere legislativo di Beirut sarebbe stato interpellato non solo per la sua funzione istituzionale, ma anche perché presidente del partito Amal, lo stesso fondato da Musa Al Sadr. Si cerca quindi di giungere, nel giro di poco tempo, alla conclusione del caso. 

Il motivo dell’intervento della Russia

Il fatto che da Mosca si sia direttamente ed attivamente intervenuti sul caso di Hannibal Gheddafi, può essere interpretato come un altro importante segnale dell’interessamento del Cremlino sul dossier libico. La Russia in Libia è molto attiva: non soltanto gli ottimi rapporti con il generale Haftar, ma anche la prospettiva di una base navale in Cirenaica sono aspetti concreti che indicano come Putin dia molto interesse alla stabilizzazione del paese africano. Il Cremlino a Palermo, nello scorso mese di novembre, in occasione del vertice per la Libia organizzato dall’Italia invia il primo ministro Dmitri Medvedev. Ed è proprio il governo russo a permettere un riavvicinamento tra Roma ed Haftar, consentendo la buona riuscita di quel summit. Una Russia quindi impegnata su più fronti in Libia, che adesso interviene anche sulla questione che riguarda uno dei figli dell’ex rais. 

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Un segno di vicinanza e buoni rapporti con la famiglia Gheddafi, ecco la valenza dell’intervento russo sul caso di Hannibal. Un interessamento chiesto forse dallo stesso Saif Al Islam Gheddafi, l’erede politico del padre e fratello maggiore di Hannibal, i cui emissari a dicembre raggiungono il Cremlino. Tra questi spicca Mohammed al Gallush, braccio destro di Saif, il quale avrebbe consegnato una lettera dello stesso figlio del colonnello direttamente a Vladimir Putin. A questo punto anche lo stesso intervento dei giorni scorsi di Assad, alleato russo nella regione, potrebbe essere riletto all’interno del contesto della strategia russa in Libia.