Al pari di Stati Uniti, Cina, Israele e Canada, la Russia pensa di aver imboccato la strada giusta per ottenere un vaccino in grado di fermare la pandemia da coronavirus. A renderlo noto sarebbero un gruppo di ricercatori che sono a lavoro da tempo in un sito ultra sicuro concepito per la guerra batteriologica – Centro di ricerca di virologia e biotecnologia dello Stato, abbreviato con l’acronimo di Vector – situato nell’oblast di Novosibirsk, nella remota e gelida Siberia.

Nonostante la Russia, che per lungo tempo sembrava “immune” al contagio da Covid-19, sia stata toccata in maniera lieve dalla pandemia – ad oggi si contano 13.500 casi di contagio ma solo 106 morti – agli specialisti russi è stato ordinati di duplicare i propri sforzi per trovare un vaccino che metta al sicuro i cittadini della Federazione Russa e possa essere offerto al resto del mondo quale alternativa valida a quelle che cercano di essere sviluppate nei laboratori militari e civili delle altre nazioni, e che promettono di essere pronte nei prossimi 8/9 mesi.

Dal laboratorio che risale ai tempi dell’Urss e di quella Guerra Fredda che esigeva la corsa agli armamenti più sofisticati e di ogni genere – comprese le terribili armi batteriologiche – i ricercatori militari russi garantiscono che entro qualche mese è plausibile ipotizzare il raggiungimento di un vaccino efficace che potrebbe essere prodotto in serie. Un’eventualità allettante sia per la sicurezza del mondo, che per Mosca, che potrebbe dimostrare ai suoi alleati, come ai suo “avversari”, come la propria punta di diamante nell’ambito della ricerca possa gareggiare a tutti gli effetti in questa competizione: che non deve mai farci dimenticare gli assetti mondiali e il loro equilibrio e le loro grandi “dispute”.

Se la Russia arrivasse a un vaccino prima dell’America, nessun paese all’interno della Nato, e forse gli Stati Uniti stessi (oggi primo focolaio mondiale con oltre 500mila contagi), tentennerebbero nel versare miliardi di euro al Cremlino per assicurarsi un modo efficace di fermare la Pandemia che rischia di mettere in ginocchio l’intera economia dell’Occidente. Consegnando allo stesso tempo una “vittoria” morale alla Russia. Una vittoria paragonabile a quella dello Sputnik o a quella di Jurij Gagarin: il primo cosmonauta della storia che valicò il limite della mesosfera con la stella rossa sulla “tuta spaziale”, e causò mesi di notti insonni ai vertici del Pentagono.

Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Figaro, il direttore responsabile del laboratorio Vektor, Rinat Maksyutov, ha reso noto che la fase di “sperimentazione clinica di tre vaccini” (che sono stati elaborati a partire da gennaio) potrebbe cominciare il 29 giugno, e verrà effettuata su circa 180 volontari. “Stiamo sviluppando due vaccini, i loro prototipi dovrebbero essere sottoposti ai primi test a giugno” aveva affermato direttore del centro di Novosibirsk già in gennaio. Tali test verranno preceduti da una sessione di “esperimenti accelerati” su animali da laboratorio.I prototipi dei vaccini, secondo Maksyutov, verranno testati in dosi adeguate su cavia da laboratorio come conigli e topi, e solo dopo, se l’esito darà riscontri compatibili e positivi, verrà somministrato ai volontari umani. Il presidente russo Vladimir Putin è convinto che il laboratorio Vektor sia sulla buona strada.

Chi avrebbe mai pensato anche solo 30 anni fa, che un ex centro di sviluppo di armi batteriologiche dell’Unione Sovietica, dove sono ancora conservati ceppi di virus letali come il Vaiolo e l’Ebola, rischia di tramutarsi da una “minaccia” ad una salvezza per il mondo? Un mondo oggi unito, senza divisioni, nella necessità di sconfiggere un nemico invisibile che abbiamo imparato a chiamare Covid-19. I conti, e lo stravolgimento di determinati assetti globali che sono perdurati nell’ultimo mezzo secolo, verranno dopo. Adesso la priorità è quella di tornare alla normalità, e di salvare decine di migliaia di vita da una malattia che ovunque nel mondo ha mostrato come e quanto può essere “letale”.