Il Brasile di Jair Bolsonaro è intenzionato a spostare l’ambasciata brasiliana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo di fatto la città come capitale del Paese. Come dichiarato da Benjamin Netanyahu, le assicurazioni sarebbero arrivate da parte del figlio del presidente del Brasile, Eduardo Bolsonaro, nell’ottica di rafforza i rapporti diplomatici tra i due Stati. Sebbene l’ufficialità debba ancora essere data, lo spostamento avverrà facilmente nel 2020, per dare la possibilità di trovare la struttura ed organizzare il trasferimento.

Cosa significa riconoscere Israele

Il riconoscimento di Gerusalemme come legittima capitale di Israele è un pugno nello stomaco per la popolazione palestinese, che rivendica i propri diritti su quei territori che sono passati in mano a Israele. Mentre Tel Aviv appartiene al blocco dei territori originariamente assegnati al popolo israeliano, Gerusalemme fu conquistata in seguito alle battaglie con i Paesi confinanti. Nel 2017 furono gli Stati Uniti di Donald Trump a spostare l’ambasciata americana nella città, attirandosi le ire della popolazione araba del Medio Oriente. Una situazione peggiorata ulteriormente dopo le parole di Mike Pompeo, che hanno sottolineato la legittimità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania secondo il punto di vista americano. Questa volta tocca al Brasile. E sebbene il Paese non goda della stessa risonanza internazionale degli Usa, la scelta del Paese sudamericano è destinata a creare comunque scalpore, riportando la questione sotto gli occhi dell’interesse internazionale.

I rapporti tra i due Paesi

Apparentemente non ci sarebbero motivazioni urgenti che potrebbero spingere il Brasile a spostare la propria ambasciata a Gerusalemme. I Paesi in questione non hanno intensi traffici commerciali e le relazioni politiche non hanno mai avuto la necessità di essere portate in profondità. Tuttavia, entrambi i Paesi godono di uno status creditizio particolare nei confronti delle Nazioni Unite: sono due dei suoi sette più grandi debitori. Mentre però Israele ha regolarmente saldato le rate del 2019, lo stesso non è accaduto per il Brasile. Per Bolsonaro, ottenere la simpatia degli altri Paesi è fondamentale per non perdere il diritto di voto all’Onu: godere della stima di Israele e, conseguentemente, di Trump è un nettissimo vantaggio.

Il raggiungimento dell’accordo tra i due Paesi è dunque di vitale importanza per i reciproci interessi. Il Brasile ha qualche possibilità in più di mantenere il diritto di voto alle Nazioni unite, mentre Israele trova appoggio internazionale sulle questioni riguardanti la legittimità dei territori interni dello Stato israeliano. L’accordo arriva inoltre in un momento estremamente particolare nelle questioni di politica interna, sia per il Brasile che per Israele. Mentre Bolsonaro sta lottando contro la crescente minaccia interna dell’opposizione guidata nuovamente da Lula, Israele ha passato quasi l’intero 2019 senza governo, nell’immobilismo legislativo più completo. La necessità di alzare la voce per far sentire la propria presenza alla comunità internazionale ha condotto alla controversa decisione, con tutte le carte in regola per accendere nuovamente la discussione internazionale relativa alla città di Gerusalemme.