Dopo gli Emirati Arabi Uniti, potrebbe essere la volta del Bahrein. Nelle scorse ore infatti il sito israeliano Kan 11 News ha riferito delle intenzioni da parte della piccola monarchia del Golfo di intraprendere un percorso di normalizzazione delle relazioni bilaterali con Israele. Un annuncio che fa seguito a quello del 13 agosto scorso, quando da Abu Dhabi le autorità locali hanno confermato la stabilizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico e che arriva inoltre pochi giorni dopo il primo volo di linea che ha collegato Tel Aviv con la capitale degli Emirati. Ma la scelta del Bahrein potrebbe non essere significativa soltanto per l’arcipelago governato dalla famiglia Al Khalifa: nei corridoi diplomatici è iniziato un vero e proprio conto alla rovescia per ulteriori passi in avanti anche tra Arabia Saudita e Israele.

La svolta di Manama

Non ci sono ancora notizie ufficiali, né tanto meno annunci da parte degli Al Khalifa, la famiglia reale che regna nel piccolo arcipelago del Golfo. Ma gli indizi ci sono tutti: da anni tra Manama e il governo israeliano i rapporti appaiono molto attivi, specialmente sotto il profilo economico e commerciale. Non solo: il Bahrein ha una linea politica molto vicina a quella saudita e a quella degli Emirati, tanto che gli Al Khalifa hanno sempre appoggiato le iniziative degli ultimi anni dei Saud, a partire dal boicottaggio e dalle sanzioni decretate nei confronti del Qatar. Ecco quindi che, a non più di due settimane dalla svolta operata da Abu Dhabi, non è difficile immaginare un Bahrein ancora più vicino a dichiarare definitivamente stabilizzati i rapporti con Israele.

Del resto, Kan 11 News ha fatto riferimento a fonti fidate della diplomazia israeliana che, a loro volta, avrebbero avuto diretti contatti con i rappresentanti di Manama. In particolare, da parte del governo del Bahrein sono stati giudicati positivi gli ultimi passi avanti operati tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, così come a destare positiva attenzione agli Al Khalifa sarebbero stati i sempre più intensi rapporti commerciali ed economici con lo Stato ebraico. Tutto quindi sarebbe pronto per l’annuncio ufficiale e per la riproposizione a Manama di quanto già visto ad Abu Dhabi.

Il ruolo di Jared Kushner

L’indiscrezione lanciata dal sito Kan 11 News è arrivata inoltre a pochi giorni dalla visita, avvenuta lo scorso primo settembre, di Jared Kushner nella capitale del Bahrein. Il genero del presidente Donald Trump si è incontrato con il Re Hamad bin Isa Al Khalifa, discutendo soprattutto della situazione nella regione. C’è proprio Jared Kushner dietro l’intesa tra israeliani ed emiratini, così come nel riavvicinamento operato negli ultimi anni tra lo Stato ebraico e i Saud. Kushner, è bene ricordarlo, al di là della parentela con il più importante inquilino della Casa Bianca è anche uno dei principali delegati per il medio oriente da parte dell’amministrazione Usa. Il suo recente tour in medio oriente è da inquadrare nella strategia americana di accelerare sul progetto di avvicinamento tra le petromonarchie e Israele. Un progetto che ha come base la comune volontà di solare ed emarginare sempre più l’Iran, visto come una minaccia sia dagli israeliani che dagli sceicchi sunniti.

L’Arabia Saudita in particolare, il cui principe ereditario Mohammad Bin Salman è amico personale di Jared Kushner, contende il ruolo di potenza regionale con Teheran. Israele dal canto suo vede con sospetto la formazione della cosiddetta “mezzaluna sciita” in medio oriente, una teoria portata avanti dal generale iraniano Soleimani, ucciso da un raid Usa il 3 gennaio scorso a Baghdad, e che vede il sostegno a governi filo sciiti da Teheran a Beirut, passando per Baghdad e Damasco. Una convergenza su cui Kushner punta molto per giocare un ruolo determinante nel definitivo avvicinamento tra israeliani e petromonarchi sunniti. L’accelerazione data al progetto che ha già portato alla stabilizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele è uno dei piani più importanti su cui punta la Casa Bianca in pieno anno elettorale: assicurarsi il favore dei gruppi filo israeliani negli Usa e presentarsi agli elettori come l’amministrazione capace di portare stabilità in medio oriente è una carta che Trump vuole giocarsi fino in fondo.

Occhi puntati sull’Arabia Saudita

Adesso è da comprendere se l’ultima decisiva tappa di questo percorso avverrà o meno entro questo 2020 e prima delle presidenziali di novembre. Gli Emirati con la svolta decisa il 13 agosto hanno fatto un primo passo: la loro monarchia ha dei tratti caratteristici molto vicini a quella saudita, essendo la famiglia reale sunnita ed applicando al suo interno la rigida interpretazione islamica wahhabita, era quindi naturale che il primo “esperimento” di riavvicinamento con Israele partisse proprio da Abu Dhabi. Stesso discorso per quanto riguarda il Bahrein, anche se quest’ultimo Paese ha delle differenze non di poco conto con emiratini e sauditi. Qui la maggioranza della popolazione è sciita, mentre la comunità sunnita è in minoranza ma ha dalla sua parte la famiglia reale. Gli Al Khalifa hanno sempre represso gli sciiti, già a partire dal 2011, anno in cui pure in Bahrein si sono viste le manifestazioni prodotto della cosiddetta primavera araba. Manama è quindi stretta alleata dei Saud nella regione.

Dopo le svolte di queste due petromonarchie così vicine a Riad, possibile quindi attendersi nel giro di poco tempo un definitivo riavvicinamento tra Arabia Saudita e Israele? Un primo passo in tal senso è stato fatto il 31 agosto scorso, quando il primo volo diretto tra Tel Aviv e Abu Dhabi ha avuto il permesso, da parte delle autorità locali, di sorvolare lo spazio aereo saudita.

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