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Questo mercoledì il Chief Executive Officer di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha pubblicato una serie di tweet in cui ha minacciato di abbandonare il ruolo di consigliere nel gruppo formato da Trump con l’obiettivo di assisterlo sui dossier legati alla strategia economica e di cui fanno parte anche amministratori delegati di aziende e società del calibro di JPMorgan, Disney e IBM.

I tweet dell’imprenditore di fama mondiale sono un chiaro tentativo di dissuadere il presidente americano dal proseguire con la politica finora portata avanti nei confronti del cambiamento climatico. Donald Trump recentemente ha dichiarato in più occasioni che non ha intenzione di rispettare gli accordi sul clima di Parigi che vorrebbero tentare di controllare i danni sull’ambiente ponendo un tetto sulle emissioni prodotte da ciascun paese. Per un uomo come Musk, che la sua fortuna l’ha costruita puntando sulle vetture elettriche, sarebbe stato impossibile tacere su una questione rilevante come quella rappresentata dai pericoli del cambiamento climatico.

Musk è uno dei 18 uomini d’affari chiamati dal presidente a inizio mandato per far parte del Consiglio per il business da affiancare alla nuova amministrazione e che porta il nome di Strategic and Policy Forum. Ma il padre di quel capolavoro d’azienda che è SpaceX – appena reduce da un contratto di 1.6 miliardi di dollari firmato con la Nasa per mandare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale – è anche uno degli uomini chiave del progetto di Trump per le riforme sul lavoro da applicare in America: uno dei temi più importanti per “The Donald” sin dalla campagna elettorale. Elon Musk era già entrato in rotta di collisione con Donald Trump quando il presidente aveva istituito il tanto discusso “travel ban” che vietava l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di 7 paesi a maggioranza musulmana considerati da Trump fonte di pericolo. Questa volta però Musk non ha intenzione di accettare la decisione del presidente degli USA e nonostante si sia espresso attraverso dei tweet non si deve sottovalutare il messaggio mandato al presidente statunitense, ovvero: “Se deciderai di uscire dagli accordi di Parigi, abbandonerò il mio ruolo di consigliere”.

L’imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense non è un uomo della politica e solitamente alle parole fa seguire i fatti: per protesta infatti ha già saltato gli ultimi due incontri del Consiglio strategico di cui fa parte. Musk è stato duramente criticato dai media per aver accettato di entrare a far parte della squadra di Trump, ma questo non lo ha mai preoccupato perché era consapevole di quanto il suo contributo avrebbe potuto significare molto per il bene della comunità – lo ha affermato lui stesso – non solo americana ma anche globale. La sua minaccia non deve quindi esser vista nell’ottica di un attacco personale a Donald Trump, piuttosto come un tentativo di riportare “sulla retta via” il presidente su un argomento di così forte rilevanza come quello del cambiamento climatico che sta, inesorabilmente, cambiando la vita sul nostro Pianeta. Musk non è solo uno degli uomini d’affari più famosi del mondo ma è anche uno dei pochi che gode del rispetto dei cittadini, non solo nei confini degli Stati Uniti ma anche in Europa. Se abbandonasse il gruppo dei consiglieri di Trump sarebbe un duro colpo per l’immagine – già messa a dura prova – dell’inquilino della Casa Bianca, non solo per quella di presidente ma anche per quella di valido business-man.

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