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L’Organizzazione non governativa Amnesty International si è scagliata apertamente contro il “populismo”. Nel suo rapporto annuale di 408 pagine Amnesty descrive la situazione dei diritti umani nel mondo. Secondo l’Organizzazione con sede a Londra il 2016 è stato l’anno di rinascita dei nazionalismi. Un fenomeno che potrà avere un forte impatto sui diritti umani. “Il 2016 è l’anno in cui l’uso cinico del noi contro loro, la retorica dell’odio, e della paura hanno preso il sopravvento a livello globale come non lo si vedeva dagli anni ‘30 del secolo scorso”, così si può leggere nel report. Il Segretario Generale di Amnesty Sail Shetty ha poi aggiunto: “Un nuovo ordine mondiale dove i diritti umani sono dipinti come barriera per gli interessi nazionali lascia la porta aperta alle reminescenze di violenze dei periodi più bui dell’umanità”.L’ “agenda tossica” dei populistiUn tetro scenario dunque quello dipinto dall’Organizzazione “no profit”. Amnesty International avrebbe addirittura individuato i colpevoli di questa escalation di “violenza verbale”. Donald Trump, Viktor Orban, Recep Tayyip Erdogan e Rodrigo Duterte sono nella lista dei “cattivi” di Amnesty International. “Esercitano un’agenda tossica che perseguita e deumanizza interi gruppi di persone”, questa è l’accusa portata contro i leader citati. Il motivo di siffatta aggressività verbale dell’Ong sarebbe da ricondurre al “nobile” intento della tutela dei diritti umani. Amnesty ha deciso poi di lanciare il report e la campagna del 2017 a Parigi. Scelta non casuale perché la Francia, secondo l’organizzazione, avrebbe usato gli attacchi terroristici come pretesto per introdurre una legislazione discriminatoria.Chi finanzia Amnesty InternationalAl di là dei motivi apparenti il report di Amnesty International sembra un attacco politico mirato. Non un’analisi imparziale. A dispetto del suo statuto che impone all’organizzazione di essere “indipendente e imparziale”, Amnesty si schiera sul piano politico. Perché? Un’analisi dei finanziatori e dei personaggi chiave dell’organizzazione può gettare luce su questo. Sul sito web dell’Ong si può così leggere: “Il lavoro portato avanti dal Segretariato Internazionale di Amnesty International è organizzato in due entità legali, in conformità alla legge del Regno Unito (dove ha la sede legale). Queste sono Amnesty International Limited e Amnesty International Charity Limited. Amnesty International Limited prende in appalto le attività caritatevoli per conto di Amnesty International Charity Limited, istituzione benefica registrata”.Ancora una volta c’è George SorosRisulta poi dal Rapporto e Rendiconto Finanziario di Amnesty International Limited che tra i finanziatori vi è la Open Society Foundation. La Open Society è una mastodontica Ong capeggiata dal magnate ungherese George Soros. Più volte su questo portale si è analizzato come lo stesso magnate sia uno dei principali detrattori di Donald Trump. Proprio attraverso la Open Society sarebbero stati finanziati molti movimenti di protesta contro il tycoon. L’attacco di Amnesty contro Trump potrebbe dunque essere un colpo di coda del magnate ungherese. Vi è inoltre da sottolineare come ci sia un legame tra la stessa organizzazione e la precedente amministrazione americana. L’agenda di Amnesty International Usa è stata infatti molto affine a quella della presidenza Obama. Le ingerenze statunitensi in Libia e Siria erano state sapientemente precedute da dettagliati rapporti di Amnesty circa le presunte violazioni dei diritti umani negli stessi Paesi.Inoltre, l’ex Direttore Esecutivo di Amnesty International Usa Suzanne Nossel ha fatto parte del Council on Foreign Relations. Un importante think tank americano che ha come scopi principali la globalizzazione, l’eliminazione delle barriere commerciali, la deregolamentazione finanziaria e la promozione dei trattati di libero scambio. La stessa agenda politica portata avanti dall’ “ex” speculatore George Soros.Il trattamento di favore riservato a ObamaSi può poi notare il differente trattamento riservato all’amministrazione Obama nella nota pubblicata da Amnesty International lo scorso 13 ottobre 2016. Nella stessa Amnesty fa appello alle “buone intenzioni” di Obama alla vigilia del suo insediamento e chiede al Presidente di chiudere Guantanamo e interrompere la vendita di armi. Richieste che non sono state per nulla esaudite da Obama, che anzi è risultato essere uno dei presidenti Usa più dediti al commercio delle armi. Eppure non una parola di condanna sull’operato dell’amministrazione Obama si può leggere nel nuovo rapporto di Amnesty International. “Indipendenza e imparzialità” recitava lo statuto di Amnesty International. Principi ancora una volta disattesi.