Tra i grandi temi della politica estera di Silvio Berlusconi, il rapporto con la Russia è stato centrale. Una relazione che si è costruita su due binari che, come spesso accaduto durante i mandati del Cavaliere, univano scelte strategiche nazionali e indubbi legami di natura personale. Impossibile, a volte, scindere i due frangenti. E questo si è visto soprattutto nel rapporto instaurato con il presidente russo Vladimir Putin: il grande dominus di Mosca che ha avuto modo di relazionarsi con Berlusconi sia in qualità di presidente del Consiglio italiano, sia in qualità di interlocutore fidato e amico. Al netto dell’amicizia, rimangono per dei pilastri delle relazione bilaterali tra Italia e Russia nell’era berlusconiana: una sinergia che contraddistinse l’agenda del Cavaliere per tutti gli anni a capo dell’esecutivo.

Un rapporto nato dal crollo dell’Urss

La politica estera di Berlusconi si inseriva in un contesto, quello italiano, in cui i rapporti con la Russia erano già solidi e trasversali. Rapporti economici e culturali si univano a rapporti politici sorti dalla diplomazia di alcuni capi di governo e soprattutto dalla presenza del più grande partito comunista d’Occidente.

Berlusconi capo del governo inizia ad avere rapporti con la Russia prima dell’era di Putin. Lo ha fatto capire anche Vladimir Shevchenko, ex capo del protocollo sotto la presidenza di Mikhail Gorbacev e Boris Eltsin, che ai media russi ha ricordato il Cavaliere come “una persona leale nei rapporti con la Russia, ed era sempre attento alle nostre richieste”.

Data la breve esperienza di governo di Berlusconi prima dell’ascesa al potere di Putin, è chiaro però che il consolidamento delle relazioni tra il Cav e Mosca si è però avuta in particolare durante la fase in cui lo “zar” è diventato l’unico leader della Federazione sorta dalle ceneri dell’Unione sovietica. E questo, al netto della breve esperienza presidenza di Dimitri Medvedev, ha reso possibile costruire un legame tra governi italiani e russi incentrati sulle due figure di Berlusconi e Putin.

Il primo incontro con Putin: Genova 2001

Il loro primo incontro e l’inizio di quell’amicizia durata decenni fu il G8 di Genova del 2001. Come ha ricordato anche di recente l’ambasciatore Umberto Vattani a La7, Berlusconi volle incontrare il presidente russo per un incontro bilaterale prima del vertice chiedendogli come mai un Paese così importante come la Russia non fosse nell’Unione europea. La delegazione russa sembrò incuriosita da quella affermazione, ma l’ambasciatore ha ricordato anche un altro aneddoto, cioè che durante quel summit internazionale, Berlusconi propose a Putin di collaborare nella lotta al terrorismo islamico: un nemico comune che poteva suggellare un sinergia a cui il presidente del Consiglio si adoperò per tutta la sua carriera.

Quell’incontro, che nell’intenzione del capo del governo italiano aveva come obiettivo la fine della diffidenza tra l’ex agente del Kgb e i leader dell’Occidente, segnò l’inizio di un rapporto che negli anni si fece sempre più solido, umano prima ancora che politico, e che incise in modo significativo sulla politica estera dell’Italia nei rapporti con la Federazione Russa.

Il gas di Putin e Berlusconi, il pilastro delle relazioni Mosca-Roma

A ottobre del 2001, a conferma di quel rapporto instaurato a luglio, Berlusconi andò a Mosca rafforzando i legami energetici tra i due Paesi, in particolare tra Eni e Gazprom, parlando di gasdotti e di quel sogno del Cav, poi tramontato, del collegamento da sud (il South Stream) che avrebbe potuto unire i giacimenti di gas di Mosca con i terminali italiani. Un asse che, visto a posteriori, si sarebbe tradotto in un’inevitabile riduzione della centralità geopolitica della Germania come alleato di Mosca nel cuore d’Europa, diversificando così un approvvigionamento energetico che vedeva Berlino quale unico grande hub del Vecchio continente per l’oro blu russo.

Nel tempo, l’Italia concluse diversi accordi nel settore energetico con la Federazione Russa, rappresentando essa un elemento essenziale della diplomazia di Palazzo Chigi. Uno su tutti quello per il gasdotto Blue Stream. Diversi segmenti industriali dei due Paesi hanno consolidato i loro legami con importanti accordi commerciali e strategici, creando partnership molto rilevanti nei rispettivi settori di riferimento.

I critici ritengono in realtà che gli accordi siglati tra Roma e Mosca, al pari di quelli conclusi tra la capitale russa e Berlino, segnarono di fatto la crescita esponenziale del peso politico del Cremlino in Ue, dal momento che due dei suoi Paesi più importanti erano dipendenti a livello energetico dalla Federazione russa. Critica addotta anche da molti addetti ai lavori successivamente all’attacco di Putin contro l’Ucraina.

Il sogno sfumato di Pratica di Mare e la vittoria politica di Berlusconi

Passano pochi mesi, e Berlusconi e la Russia segnano un nuovo capitolo fondamentale di questa relazione speciale. Dopo l’incontro a Sochi, nella residenza privata di Putin sul Mar Nero, i due leader lavorano a un dossier che sarà infine certificato pochi mesi più tardi da quello che negli anni è rimasto uno dei pilastri della politica estera berlusconiana: l’incontro di Pratica di Mare.

Qui, nella base dell’Aeronautica a sud di Roma, Berlusconi, insieme al presidente degli Stati Uniti George W. Bush e Putin fu protagonista di quella stretta di mano che sembrava dovesse segnare il grande disgelo tra Mosca e Washington con una graduale collaborazione tra i due vecchi nemici del secondo Novecento. L’accordo di Pratica di Mare, che riattivava e rinforzava il “Nato-Russia Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security” del 1997, fu una evidente vittoria politica di Berlusconi. Negli anni osservatori, analisti e personalità del mondo politico si sono spesso divisi sul ruolo di questo incontro, tra chi lo ha esaltato e chi invece ne ha quasi azzerato la portata.

Dopo 20 anni e un sogno di disgelo evidentemente tramontato con l’invasione dell’Ucraina, è possibile per dire che quel vertice fu in realtà figlio di un’epoca diversa in cui sembrava davvero possibile un riallineamento della Federazione Russa con l’Occidente. Mosca aveva bisogno di investimenti, gli Usa uscivano vincitori della Guerra fredda, Putin aveva bisogno di sostegno internazionale e la Cina non era la superpotenza di oggi. Tutto lasciava quindi credere che il Cremlino fosse predisposto, se non pronto, a una nuova era di relazioni. E questo appariva possibile anche ad alcuni apparati Oltreoceano.

Berlusconi riuscì a decifrare quei movimenti interni alle capitali delle due potenze, probabilmente anche per i rapporti di amicizia personali con i due leader, e cogliere l’opportunità di proporsi come mediatore tra le diverse esigenze. Una scelta che gli valse un vertice “in casa” che, per quanto eccessivamente caricato di ambizione, fu di certo foriero di una grande carica politica.

L’altro sogno del Cav: la Russia in Europa

Il 6 novembre 2003 un’altra tappa di questo rapporto di apertura di Berlusconi nei confronti di Mosca. A Roma si tiene il dodicesimo incontro tra Unione europea e Mosca per l’Accordo di Partenariato e Cooperazione e della Strategia Comune per la Federazione Russa. Sul tavolo del confronto, quattro spazi comuni tra Ue e Russia, accordi di cooperazione scientifica e sulla lotta al crimine organizzato internazionale.

L’obiettivo di integrare Mosca in Europa, forse più un’utopia che una realtà, nel solco di quella tradizione di europeismo da Lisbona a Vladivostok, è sempre stato uno dei pensieri di Berlusconi. E anche un suo rimpianto. Ancora a gennaio di quest’anno, il Cavaliere ricordava che “un’Europa forte, con l’entrata della Federazione Russa, non siamo riusciti a costruirla. È un vero peccato, ma dobbiamo lavorarci ancora in futuro, perché non possiamo pensare che la situazione di oggi sia addirittura peggiore di quando c’era la Guerra Fredda”.

Il rapporto personale per mediare sulla Georgia

Un’amicizia complessa, non esente da critiche, che però ebbe anche il merito di diventare una leva fondamentale in alcuni dossier internazionali. Molti ricordano ad esempio il ruolo di Berlusconi nella mediazione tra Russia e Georgia con la guerra esplosa nel 2008.

All’epoca il ruolo del Cavaliere, cui si appoggiò anche il presidente francese Nicolas Sarkozy che aveva la presidenza di turno dell’Unione europea, fu a detta di molti determinante per riportare Putin a più miti consigli. Il capo dell’Eliseo ringraziò il presidente del Consiglio italiano, che si destreggiò tra i vari leader europei e il presidente Usa per riuscire a trovare una posizione comune che non mettesse fine al dialogo tra Mosca e l’Occidente. “Non si può tornare alla Guerra Fredda” ripeteva Berlusconi.

L’equilibrio tra Usa e Russia

Quell’obiettivo costante di Berlusconi fu spesso osservato speciale da parte di Washington e non solo. Molti, infatti, guardavo con attenzione e anche timore il rapporto umano – prima ancora che politico – tra lo “zar” e il Cavaliere, e questo si evince anche dai diversi cablogrammi e dichiarazioni in ambito euro-atlantico che si interrogavano su questo tipo di relazioni.

Berlusconi in realtà ha sempre cercato di mostrare come le due cose, cioè la piena adesione all’Occidente, ovvero all’Unione europea ella Nato, e l’amicizia con la Russia post-sovietica non fossero antitetiche. Un obiettivo ambizioso, oggi considerato anche irrealistico, ma che Berlusconi fu capace di portare avanti anche per la sua indubbia fedeltà ai valori e alla causa occidentale. Con alle spalle una grande ammirazione e riconoscenza verso gli Usa, e con la piena convergenza tra Roma e Washington su molteplici dossier, l’Italia di Berlusconi si è sempre contraddistinta per un solido impegno in ambito atlantico, e questo lo si è visto anche con il dispiegamento dei militari italiani nelle missioni all’estero. Lo stesso invito del presidente del Consiglio a parlare al Congresso degli Stati Uniti fu la testimonianza più cristallina di questa amicizia tra lui e gli States.

Ma questo non fu mai antitetico a una proiezione verso la Russia e quel “sud del mondo” composto da chi non era mai stato allineato alle politiche Usa. Un equilibrio che ha caratterizzato per anni la politica estera di Berlusconi e che oggi è riconosciuto anche dai messaggi di cordoglio che giungono dai due poli opposti, tanto dall’America quanto dal Cremlino. Anche in un momento dove lo scontro tra le potenze causato dall’invasione russa dell’Ucraina è sempre più radicato e la divisione tra Mosca e Occidente sempre più ampia, e, almeno per il momento, decisamente incolmabile.