L’Armageddon populista è in arrivo in America: Elon Musk ha annunciato la nascita dell’America Party, una nuova formazione che dovrebbe competere per i consensi con il movimento Maga del Partito Repubblicano, la corrente personale che sostiene il presidente Donald Trump contro cui l’uomo più ricco del mondo è sceso politicamente in guerra. Ieri Musk ha dichiarato la sua personale discesa in campo, anche se il New York Times segnala che per ora nessun carteggio ufficiale sulla formazione della nuova creatura politica è stato depositato alle autorità federali.
L’ultimo scontro con Trump si è avuto sull’approvazione dello One Big Beautiful Bill Act, la maxi-legge fiscale contestata da Musk per il suo impatto previsto sul deficit, da lui indicato come primo problema dell’America. E così, mentre nella giornata del 4 luglio The Donald trasformava le celebrazioni per l’indipendenza degli Usa, con tanto di sorvolo di Washington da parte di caccia F-35 e bombardieri B-2 Spirit, in quelle per la firma della legge il magnate di origini sudafricane proponeva un sondaggio ai suoi follower su X per prospettare ufficialmente la creazione dell’America Party.
Musk cita l’antica Grecia per spiegare la sua battaglia
Cosa sarà l’America Party non è ancora chiaro. Ma stando alle parole di Musk, l’obiettivo primario sarà ben preciso: espugnare dei seggi repubblicani alla Camera e al Senato per diventare l’ago della bilancia al Congresso. Con una citazione all’amata classicità, Musk ha ricordato che Partito Repubblicano e Partito Democratico formano, di fatto, un partito unico che va espugnato: “il modo in cui intendiamo decifrare il sistema monopartitico è utilizzando una variante di come Epaminonda distrusse il mito dell’invincibilità spartana a Leuttra, esercitando una forza estremamente concentrata in un punto preciso del campo di battaglia”.
Citazione decisamente raffinata, quella di Musk: a Leuttra, nel 371 a.C. gli spartani persero contro i beoti di Tebe guidati da Epaminonda una battaglia che fu rilevante soprattutto sul piano politico, dato che il crollo del mito dei padroni del Peloponneso li lasciò gradualmente isolati. Musk ha spiegato che l’obiettivo iniziale potrebbe essere concentrarsi su 2-3 seggi al Senato e 8-10 distretti della Camera alle Midterm del 2026 con un chiaro obiettivo: nella migliore delle ipotesi, sottrarlo a dem e repubblicani e esercitare, con un drappello combattivo, il ruolo dell’ago della bilancia. Nella peggiore, indurre comunque una sconfitta del fronte trumpista. Una strategia chiara, per quanto rischiosa (memo storico: Epaminonda nove anni dopo Leuttra, a Mantinea, vinse una nuova battaglia contro Sparta ma vi perse la vita) e che mira ad essere la base di un costrutto politico sempre più strategico.
Musk-Trump, i maestri dell’Ipnocrazia
Per il varo del progetto Musk ha atteso la fine dell’Independence Day, giornata che quest’anno ha rappresentato l’emblema di ciò che il lungo, intenso anno del dualismo Trump-Musk è stato. La scelta del magnate di Tesla e SpaceX di schierarsi con The Donald dopo l’attentato da questi subito a Butler, Pennsylvania, nel luglio 2024 ha aperto a un ruolo decisivo di Musk al fianco del Partito Repubblicano, giocato anche attraverso la promozione di una narrazione comune e ritenuta intrinsecamente coerente.
Trump e Musk, miliardari e vincitori della globalizzazione e dei suoi processi, proclamavano di voler arginare il declino di un’America ferita dai governi del Partito Democratico, dalle politiche dell’amministrazione di Joe Biden e dalla presunta “cultura woke”. Due esponenti delle élite urbane parlavano agli abitanti delle periferie proponendosi come i campioni del loro riscatto, indicando in cause allogene (migranti, ideologia progressista e via dicendo) i sintomi del declino. Questo è stato il trionfo di quella che nel saggio Ipnocrazia pubblicato da Tlon.it è stato definito un “nodo di condensazione di un nuovo sistema di potere”, “l’evoluzione logica del capitalismo nell’era della coscienza digitalmente mediata” da due miliardari che sono anche, significativamente, patron di social network (X e Truth). E capaci di creare una post-verità di narrazioni trasmesse all’elettorato in maniera vincente, sul piano della raccolta di consensi.
Il primato della politica e la sfida di Musk
La vittoria elettorale di novembre ha però chiamato in campo quel primato della politica di cui Trump non si è voluto svestire. The Donald, circondato dalla corte di tecno-oligarchi e miliardari creatasi attorno la Casa Bianca, non ha concesso alcuna corsia preferenziale al suo consigliere speciale. Addirittura, nemici giurati di Musk come Sam Altman di OpenAI hanno avuto udienza e sostegno strategico da Washington.
Del resto, spesso il movimento Maga, che ha in Trump punto di riferimento, leader e sommo sacerdote, si è scontrato con Musk su fronti come il contenimento dell’immigrazione, i dazi e, da ultimo, il debito che la retorica libertaria del magnate di origini sudafricane vede come prima minaccia all’economia americana.
La stessa base di elettori che hanno creduto nel binomio Trump-Musk o che sono stato conquistati dal “populismo dei miliardari” dei due frontman si è trovata confusa. E ora la rottura conclamata apre alla battaglia politica personale tra due ex alleati. Come abbiamo detto, non poteva durare. Ora arriva l’Armageddon populista. La guerra interna ai fautori dell’Ipnocrazia. Un moderno scontro tra Cesare e Pompeo, con Washington al posto di Roma come obiettivo e i tweet e le schiere di deputati cospirazionisti al posto delle legioni. Musk entra in un terreno che può essere inesplorato per tutti e inaugura una forma democratica calata dall’alto in cui più delle istanze politiche e sociali i partiti nascono dai privati calcoli degli oligarchi o dal redde rationem delle loro questioni private. Un fronte su cui sarà necessario interrogarsi.