Altro terremoto politico in Giappone: perché il Deep State nipponico ha scaricato Takaichi

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Non c’è pace per il Giappone. Quando sembrava ormai quasi certo che il nuovo primo ministro del Paese potesse diventare Sanae Takaichi, fresca presidente del Partito Liberal Democratico (Ldp), ecco il clamoroso colpo di scena: il partito Komeito, storico partner politico del Ldp, si è sfilato dalla coalizione di governo.

“Stiamo smantellando l’accordo di coalizione con il Ldp e ponendo fine al nostro rapporto”, ha dichiarato Tetsuo Saito, leader di Komeito, nel corso di una conferenza stampa. Il motivo della rottura? Ufficialmente l’incapacità di collaborare con il Ldp per risolvere questioni riguardanti la raccolta fondi e i finanziamenti politici.

Ufficiosamente, tuttavia, lo junior partner del Partito Liberal Democratico ha fatto un passo indietro a causa della salita al potere di Takaichi, considerata troppo radicale ed estremista, tanto in politica interna quanto sul fronte degli esteri. Le conseguenze di questa mossa rischiano di essere devastanti. Senza l’appoggio di Komeito, infatti, il Ldp potrebbe perdere fino al 20% dei seggi uninominali attualmente detenuti.

Sanae Takaichi

Giappone ancora nel caos

Già prima della decisione di Komeito c’erano dubbi sul fatto che Takaichi potesse diventare primo ministro. Il motivo è semplice: la coalizione di cui fa parte il Ldp, il partito di maggioranza, non può infatti contare sulla maggioranza assoluta in nessuna delle due Camere.

Questo particolare rendeva fin dall’inizio non scontata la conferma automatica di Miss Takaichi nei panni della figura politica più importante del Giappone: la signora avrebbe avuto bisogno, oltre che del sostegno dell’intera coalizione Ldp-Komeito, anche di almeno una parte dell’opposizione.

“Non possiamo scrivere il nome di Sanae Takaichi in una votazione per un nuovo Primo Ministro”, ha però tagliato corto Saito, confermando la scelta di Komeito di non appoggiare la leader del Ldp Takaichi nella sessione della Dieta per eleggere il nuovo primo ministro nipponico.

Le posizioni di Takaichi, soprattutto in economia, ha presumibilmente spaventato i grandi attori economici del Paese e il mondo burocratico che ruota attorno a quello politico. La sua ricetta? Tagli fiscali e forti aumenti della spesa pubblica. In passato, non a caso, la signora aveva proposto la “Sanaenomics“, un omaggio all’”Abenomics” del suo mentore, che prevedeva appunto allentamento monetario e stimolo fiscale.

Tetsuo Saito

Che cosa succede adesso?

Il ritiro del Komeito aumenta dunque le possibilità che i partiti di opposizione si uniscano attorno a un candidato alternativo. “L’intesa tra le parti si sta rafforzando”, ha intanto fatto sapere Yoshihiko Noda, presidente del principale partito d’opposizione, il Partito Democratico Costituzionale del Giappone (Cdp). “Vogliamo chiedere con cautela un fronte unito”, ha aggiunto.

Jun Azumi, segretario generale del Cdp, ha dichiarato in un incontro con la sua controparte del Partito Democratico per il Popolo (Dpfp) che il leader di quest’ultimo, Yuichiro Tamaki, è un “candidato forte” per rappresentare un’opposizione unita.

La nomina del primo ministro del Giappone, inizialmente prevista per la prossima settimana, è stata posticipata almeno fino al 20 ottobre. La votazione si tiene sia nella Camera Alta che in quella Bassa; in assenza di una maggioranza in ciascuna Camera di un candidato al primo turno, è previsto un ballottaggio tra i due nomi che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Nel caso in cui il Cdp, il Dpfp e il Japan Innovation Party collaborassero nella prima fase o nel ballottaggio, un candidato dell’opposizione potrebbe battere Takaichi del Ldp (se nessun altro partito dovesse sostenere la sua candidatura). Ancora più vulnerabile senza l’appoggio di Komeito.