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Non sono settimane facili per Donald Tusk e il suo obiettivo politico di presentare la “nuova” Polonia in cui Piattaforma Civica, il suo partito di centro-destra moderato, è tornata al potere da meno di un anno come un partner più attento per le istituzioni europee rispetto a quando a governarla era Mateusz Morawiecki col partito catto-conservatore Diritto e Giustizia.

Il braccio di ferro istituzionale consumatosi attorno al tentativo di Tusk di cambiare il governatore della banca centrale di Varsavia, che ha visto respinto l’assalto del governo, rischia di porre l’ex presidente del Consiglio Europeo in rotta di collisione con la Banca centrale europea. Una mossa che aggiungerebbe un nuovo fronte per la Polonia, già intenta a un duro confronto con la Germania, e mostrerebbe come al cambiare di governo non è affatto mutata la tendenza “occupatoria” dei partiti di potere a Varsavia, capitale dalla democrazia fragile e distante dagli standard trasparenti e occidentali.

Al centro del dibattito il fatto che la maggioranza liberale e moderata che sostiene Tusk nei mesi scorsi ha condotto una lunga battaglia politica per estromettere dalla carica il 74enne Adam Glapinski, economista che dal 2016 guida la Narodwy Bank Polski (Nbp), la banca centrale del Paese. Una battaglia arenatasi di fronte alla Corte costituzionale, che nei giorni scorsi ha ritenuto illegittima una mozione promossa in primavera dal Sejm, il parlamento polacco, contro Glapinski. Accusato di aver violato la sua indipendenza cooperando col governo di Diritto e Giustizia (PiS) prima delle elezioni dello scorso ottobre al fine di favorire col tasso di cambio e il taglio degli interessi le politiche dell’ex esecutivo poi non riconfermato alle urne.

Glapinski ha abbassato i tassi d’interesse al 5,75% prima del voto dello scorso anno, mantenendoli comunque a un livello superiore a quelli che si trovano in Usa, Regno Unito e nell’Eurozona. Inoltre, è stata contestata a Glapinski la scelta di monetizzare il deficit durante la pandemia di Covid-19 coprendo con gli acquisti della Nbp le emissioni a debito del governo. Una manovra, va detto, replicata ovunque nei sistemi a economia avanzata e che, di fatto, sta facendo saltare le regole sugli acquisti nel 2020-2021 la Bce ha a sua volta attuato. E l’Eurotower ha mandato messaggi a Varsavia: con la sua mossa, Tusk rischia di danneggiarne l’indipendenza con una chiara manovra politica.

“Gli avvocati della Bce”, ricorda Politico.eu, “hanno osservato l’anno scorso che se portare Glapinski dinanzi alla corte speciale, nota come Tribunale di Stato, fosse stato ritenuto illegittimo, avrebbe potuto minacciare l’indipendenza della Nbp e, per estensione, l’indipendenza del consiglio generale della Bce. Sebbene la Nbp non faccia parte dell’Eurosistema, il governatore polacco ottiene comunque un posto nel consiglio più ampio”. La Corte Costituzionale ha frenato il primo voto favorevole di maggio per avviare un processo contro Glapinski e ora, qualora decidesse ugualmente di procedere, Tusk si troverebbe di fronte al rischio di scontrarsi con forza con i vincoli dell’Eurotower. Glapinski, il cui secondo mandato di sei anni scade nel 2028, potrà restare con ogni probabilità al suo posto. Ora Tusk dovrà scegliere: o lo scontro aperto con la Bce e la sua Corte costituzionale, tirando avanti sull’inchiesta contro il governatore, o l’attestazione di una sconfitta politica

Una nuova batosta per l’immagine europeista e dialogante dell’ex presidente del Consiglio Europeo, già logorata duramente dal balletto su Nord Stream dopo la decisione di non sostenere le indagini tedesche sul sabotaggio di due anni fa. Una conferma del fatto che Morawiecki o Tusk poco cambia per l’Europa: la Polonia resta un Paese a complessa tenuta, ove le élite di turno troppo spesso interpretano la democrazia in senso unidirezionale, come liberà da vincoli operativi in termini di rispetto delle scelte di nomina o dei contropoteri. Per chi si aspettava il ritorno di una Polonia dialogante dopo il ritorno di Tusk, una dura doccia fredda che mostra l’alterità tra l’Europa occidentale e il più importante dei Paesi ex sovietici.

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