Nonostante l’isterismo di buona parte del Congresso americano sulle interferenze russe e alcune aperture del presidente Donald Trump all’omologo russo Vladimir Putin, la politica strategica di Washington nei confronti di Mosca rimane conflittuale, soprattutto nell’Europa orientale. L’amministrazione Trump ha coinvolto le forze degli Stati Uniti nelle esercitazioni militari della Nato in Polonia e in altri Paesi dell’est europeo ai confini della Russia, nonché nel Mar Nero, avvicinandosi pericolosamente alla base russa di Sebastopoli. Come racconta The American Conservative, Washington ha inoltre inviato le truppe americane a partecipare a esercitazioni militari congiunte con le forze ucraine, un atto che Mosca considera particolarmente provocatorio, date le tesissime relazioni con Kiev.

Quelle armi letali vendute a Kiev

Recentemente, il Segretario alla Difesa James Mattis ha ammesso Stati Uniti stanno addestrando unità militari ucraine in una base nell’Ucraina occidentale. Washington ha anche approvato due importanti vendite di armi alle forze di terra di Kiev negli ultimi nove mesi. La prima transazione risale al dicembre 2017 ed era limitata alle armi leggere: tale accordo includeva l’esportazione di fucili M107A1 e munizioni, per una vendita del valore totale di 41,5 milioni di dollari. La transazione dell’aprile scorso è ben più seria. Non solo è più onerosa (47 milioni di dollari), ma include anche armi molto più letali, in particolare 210 missili anti-carro Javelin – il tipo di armi che l’amministrazione di Barack Obama si era rifiutata di dare a Kiev. Mosca, dal canto suo, ha immediatamente protestato

Come se non bastasse, il Congresso ha presto approvato una legge che autorizza 250 milioni di dollari di assistenza militare, comprese armi letali, all’Ucraina nel 2019. Il Congresso aveva votato per due volte il sostegno militare a Kiev durante gli ultimi anni dell’amministrazione di Obama, ma la Casa Bianca ne aveva bloccato l’attuazione. L’amministrazione Trump lo ha invece approvato. Come osserva l’Abc, la vendita di armi segna un significativo aumento del sostegno militare degli Stati Uniti per l’Ucraina dopo il 2014.

Per Mosca quella di Trump è una provocazione

Come Spiega Ted Galen Carpenter su The American Conservative, è bene immaginare cosa accadrebbe se le parti fossero invertite. “Immaginate se la Russia (anche una Russia democratica) fosse emersa dal naufragio della Guerra Fredda come indiscussa superpotenza globale, e degli Stati Uniti indeboliti osservassero inermi mentre il Cremlino espande una potente alleanza militare a guida russa ai confini dell’America, e questa conducesse alleanze di guerra in prossimità del territorio degli Stati Uniti, interferendo negli affari politici interni del Canada per estromettere un governo filo-americano democraticamente eletto, e quindi stringendo nuovi e crescenti legami militari con il nuovo, anti-americano, governo di Ottawa”.

Eppure, prosegue, “ciò sarebbe inquietantemente simile a quello che Washington ha fatto con la Nato e nelle relazioni con l’Ucraina. Sia il pericolo di alimentare le tensioni con Mosca, sia quello di avvicinarsi troppo a un regime – quello di Kiev – che presenta aspetti inquietanti, dovrebbe mettere in guardia l’amministrazione Trump dall’aumentare gli aiuti militari all’Ucraina”. 

Un concetto simile espresso dal professor John Mearsheimer, tra i maggiori esperti mondiali di relazioni internazionali, in un articolo pubblicato nel 2014 su Foreign Affairs: “Immaginate l’indignazione americana se la Cina avesse costruito un’impressionante alleanza militare, e cercasse di includervi Canada e Messico. La tripla iniziativa politica dell’Occidente – allargamento della Nato, espansione dell’Ue e promozione della democrazia – hanno aggiunto benzina su un fuoco che aspettava di accendersi”.

Nonostante i pericoli e i rischi strategici, gli Stati Uniti proseguono per la loro strada nell’armare e addestrare fino ai denti le forze ucraine. Il vice ministro degli esteri russo, Grigory Karasin, ha dichiarato ai media di Stato russi, lo scorso dicembre, che la decisione degli Stati Uniti di vendere armi all’Ucraina “solleva il pericolo di far deragliare il processo di una soluzione pacifica in Ucraina”. La pace, nell’est europeo, non è mai stata così lontana.