Angela Merkel non è esattamente un’europeista come tutti vogliono far credere. Perché, come ogni leader che si rispetti, ha a cuore esclusivamente gli interessi del proprio Paese: in questo caso la Germania. E proprio per questo motivo, chi ne parla in toni trionfalistici come di una paladina dell’Unione europea, si dimentica di alcune mosse compiute dalla Cancelliera per la sua Germania. Mosse che in molti casi vanno proprio contro l’Ue e contro l’Europa. O ogni casi, sono mosse fortemente votate alla tutela dell’interesse nazionale. Molto più che a quello del Vecchio Continente

L’ultimo atto in ordine di tempo è quello della possibile fusione fra Commerzbank e Deutsche Bank. Una fusione che, se in porto, condurrebbe non solo al salvataggio di due istituti che da anni versano in crisi profonda, ma anche al fatto di evitare che i due istituti di credito possano finire in mano straniera. Anche europea.

Come spiegato da Huffington Post, infatti, “Commerzbank per esempio avrebbe potuto finire nelle braccia della francese Bnp Paribas, il maggiore gruppo europeo da tempo alla ricerca di un ulteriore rafforzamento nel cruciale mercato tedesco, o stringere un accordo con Unicredit che è la seconda banca straniera presente in Germania. Analogamente Deutsche Bank avrebbe potuto cercare una partnership in ambito europeo”. Mossa che rientrerebbero perfettamente nelle idee della Banca centrale europea sulla sempre maggiore unificazione bancaria europea, che che evidentemente non piacciono a Berlino.

Insomma, Frau Merkel alfiere dell’Unione europea (almeno secondo i suoi estimatori) non fa altro che svolgere una politica apertamente sovranista. E lo fa benedicendo l’ipotesi della nascita di un colosso da due trilioni di euro di attivo che avrà ripercussioni su tutto il sistema bancario europeo. E con questo, non solo punta a frenare gli arrivi di istituti stranieri in Germania (proprio quelli della cara Unione europea), ma incentiverà una nazionalizzazione dei mercati che appare del tutto contraria a quanto proposto da Bruxelles.

Perché a Berlino nessuno vuole che continui quella che considerano una vera e propria invasione da parte degli istituti europei. Prima con Bnp Paribas e il gruppo assicurativo Fortis, poi con Società Generale che ha rilevato la parte di Commerzbank che si occupa di mercati azionari e materie prime, in Germania è risuonato l’allarme. Se a questo si aggiunge l’ingresso dell’italiana Unicredit nel mercato germanico e il sempre maggiore potere delle società americane, la questione appare estremamente importante.

La Germania non vuole più capitali stranieri in grado di competere con i colossi tedeschi. Vogliono essere alla pari se non superiori. Con effetti molto seri sul resto dei Paesi europei, visto che gli istituti in questione avranno sempre più difficoltà a investire in Germania, cercando altrove il proprio territorio di caccia.

Una politica prettamente “sovranista” cui si aggiungono altre strategie, sempre a livello economico, che indicano una netta virata verso un modello nazionalista e sempre meno rivolto all’unificazione europea.

La prima riguarda la politica commerciale posta in essere da Merkel in questi anni di regno a Berlino. Un surplus che ha non solo causato grossi problemi alla bilancia commerciale del resto dei partner europei, ma creato le premesse per uno scontro frontale con gli Stati Uniti di Donald Trump che ha inevitabili ripercussioni su tutti gli Stati dell’Unione europea. È proprio a causa della politica tedesca che Washington ha minacciato i dazi sull’Europa. E ci sta trascinando verso uno scontro fra le due sponde dell’Atlantico che per l’Italia è solo un danno.

A questa strategia commerciale, si unisce poi una politica industriale chiaramente rivolta a creare campioni industriali di natura franco-tedesca (e a forte proiezione germanica) che di certo non hanno alcun obiettivo legato al miglioramento del sistema industriale europeo. A Berlino continuano a ripetere che una Germania forte vuol dire un’Europa forte.

Ma questo passaggio non è detto sia realmente positivo per il resto dell’Unione europea. Sicuramente non lo è per l’Italia, che, oltre a essere stata esclusa dagli accordi economici tra Francia e Germania, è costretta a guardare altrove (in particolare negli Stati Uniti) per far fronte a un crescente isolamento economico, industriale e finanziario da parte di Parigi e Berlino. Con buona pace degli europeisti che credono anche che Emmanuel Macron e Angela Merkel siano i paladini della “fortezza Europa”.

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