Nella nomina del commissario europeo l’Italia ha incassato un risultato di medio spessore, ottenendo per Paolo Gentiloni l’incarico dimezzato agli Affari Europei “commissariato” dal superfalco lettone Valdis Dombrovskis. In ogni caso, per Roma la procedura di nomina dell’ex premier del Pd non dovrebbe riservare particolari insidie e, anzi, sia il primo che il secondo governo Conte hanno vagliato una rosa di nomi non attaccabile per ragioni di conflitto d’interesse, scandali o sospetti di alcun tipo.

Lo stesso non si può dire per altri Paesi Ue. E se inizialmente l’Europarlamento ha alzato il tiro contro i commissari di Romania e Ungheria, bocciati dalle commissioni di garanzia, non è detto che le prossime audizioni non possano riservare sorprese. Specie dopo la reazione carica di fair play del premier ungherese Viktor Orban: il leader magiaro non ha accolto in maniera scomposta la bocciatura del designato commissario Laszlo Trocsanyi per conflitto di interessi, lasciando intendere che il governo di Fidesz ha già pronta un’ampia rosa di alternative.

E se a mostrarsi accomodante è un governo che all’Europarlamento, specie dal gruppo dei Verdi e dei Liberali, è guardato con sospetto, il minuzioso controllo esercitato nei confronti dei commissari dei “cattivi” euroscettici dell’Est non può restare un caso isolato. Da abile giocatore politico Orban ributta la palla nel campo di Strasburgo: “ora sta a voi”, bisognerà giudicare con uguale scrutinio i presunti conflitti d’interesse dei prossimi commissari destinati all’audizione. E le commissioni potrebbero diventare un Vietnam.

Questo perché la spada di Damocle pende su numerosi pezzi grossi della prossima Commissione von der Leyen. Un nome su tutti: Sylvie Goulard, francese e macroniana di ferro, destinata a guidare la neoistituita autorità europea sulla Difesa, nei disegni di Parigi fortemente legata all’interesse nazionale. Sulla Goulard pende il sospetto dello scandalo sull’utilizzo allegro dei rimborsi elettorali nella sua esperienza da eurodeputata, che in soli tre giorni (17 maggio-20 maggio 2017) posero fine alla sua brevissima esperienza da ministro della Difesa del primo governo macroniano. Caduta in piedi come vicegovernatore della Banca di Francia, la Goulard dovrà rispondere di questi sospetti.

Ma sarà in buona compagnia, come ricorda il Corriere della Sera: “Il più volte ministro liberale belga Didier Reynders, destinato alla Giustizia, è stato indagato per presunte corruzioni (e appena archiviato). Janusz Wojciechoswski, inviato dal governo sovranista polacco, è stato fino a ieri nel mirino dell’ antifrode comunitaria Olaf per rimborsi irregolari da eurodeputato. La popolare croata Dubravka Suica ha insospettito per un rapido arricchimento. La socialista portoghese Elisa Ferreira”, destinata alle politiche per la coesione e ai rispettivi considerevoli portafogli, “è criticata per il ruolo del marito, che gestisce fondi Ue in Portogallo”. Parliamo di un’equa rappresentanza nei sospetti tra liberali, socialisti e popolari: come farà l’Europarlamento a giustificare un eventuale cambio di passo verso i nuovi casi sospetti? Potrà dare un dispiacere alla von der Leyen bocciando l’alleata francese o, ad esempio, il polacco esponente di quel PiS conservatore che coi suoi voti è stato l’ago della bilancia, assieme al Movimento cinque stelle, per la sua elezione? Nel caso di bocciature a raffica, come si comporterà la von der Leyen?

L’ex ministro della Difesa tedesco ha dimostrato più volte in passato di saper uscire da situazioni difficili, superando anche uno scandalo di consulenze che ne pregiudicò il ruolo di delfino di Angela Merkel nella Cdu. Ma con una Commissione in larga parte sub judice, la von der Leyen partirebbe in salita nel suo quinquennio alla guida dell’Ue. E forse nelle mosse di leader come Orban, accomodanti nei suoi confronti nonostante le mosse dell’Europarlamento, la von der Leyen può trovare una sponda insperata.