Alta tensione tra Londra e Tel Aviv: minaccia di sanzioni per due ministri di Israele

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Politica /

Nelle ultime settimane i rapporti tra il Regno Unito e Israele sono talmente tesi che soltanto chi nutre una grande passione per la storia sembra ricordare che fu proprio il governo di Sua Maestà nel 1917 a sposare tra i primi il progetto della costruzione di uno Stato ebraico in Palestina, mediante la Dichiarazione Balfour.

Il premier Keir Starmer ha annunciato, il 16 ottobre, che il suo gabinetto sta vagliando l’ipotesi di imporre sanzioni ai danni di alcuni ministri di Benjamin Netanyahu a causa di loro esternazioni definite dagli inglesi “abominevoli” riguardo alla guerra e alle vittime palestinesi nei territori di Gaza e della Cisgiordania. I funzionari finiti nel mirino di Downing Street sono Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, e Itamar Ben-Gvir, responsabile per la sicurezza nazionale. 

Ma cosa hanno detto i due per suscitare così tanta indignazione all’ombra del Big Ben? Smotrich è finito nell’occhio del ciclone per aver affermato: “Nessuno al mondo ci permetterà di far morire di fame 2 milioni di persone, anche se potrebbe essere giustificato e morale per liberare gli ostaggi”. Tali parole sono state prontamente stigmatizzate dal ministro degli Esteri britannico, David Lammy, che tramite X aveva invitato il governo Netanyahu a prendere le distanze, aggiungendo che lasciar morire di fame i civili è un crimine di guerra.

Per quanto riguarda Ben-Gvir, al centro delle polemiche è finita la sua definizione di “eroi” in riferimento a due coloni israeliani che avrebbero ucciso un adolescente di 19 anni nel corso di uno scontro avvenuto nel villaggio di Burqa, in Cisgiordania. I presunti autori del delitto sarebbero stati tratti in arresto dalle forze israeliane, ma Ben-Gvir ha twittato: “Un ebreo che difende se stesso e gli altri dall’omicidio da parte dei palestinesi non è un sospettato di omicidio, ma un eroe che riceverà il mio pieno appoggio”. 

Il ministro Lammy aveva già dichiarato a settembre, durante un evento del Partito Laburista, che l’applicazione di sanzioni contro singoli esponenti politici di Tel Aviv era una strada percorribile per chiedere conto delle azioni che andavano oltre il perimetro del diritto internazionale e per fare passare il messaggio della necessaria distribuzione degli aiuti umanitari. David Cameron – titolare degli Esteri nel governo conservatore di Rishi Sunak – ha recentemente rilasciato un’intervista ai microfoni della Bbc in cui svelato che quando era ancora in carica aveva anch’egli preso in considerazione di infliggere delle misure sanzionatorie per isolare gli esponenti israeliani che si lasciano andare a commenti decisamente sopra le righe o perpetrano azioni a detta loro “estremiste”.

Nel prosieguo dell’intervista, Cameron ha dichiarato che se l’iniziativa non è andata in porto è a causa delle elezioni indette anticipatamente e che hanno poi decretato la sconfitta dei conservatori, ma ha anche aggiunto che colpire singole personalità è un’operazione più fruttuosa per fare pressione sulla condotta a Gaza rispetto al blocco delle esportazioni delle armi deciso dall’attuale governo laburista. Il riferimento è alla sospensione di una parte delle 350 licenze concesse dagli inglesi per l’utilizzo di elicotteri militari, droni e armi da combattimento terrestre da parte dello Stato ebraico  e che a Downing Street sospettano siano impiegate per compiere crimini di guerra. 

Non solo, pochi giorni fa dal dicastero degli Esteri britannico è stata diramata la notizia relativa all’implementazione di provvedimenti sanzionatori aventi come destinatari tre avamposti e quattro organizzazioni israeliane che si sarebbero macchiate di violazioni dei diritti umani ai danni delle comunità autoctone in Cisgiordania.

Insomma, tra Londra e Tel Aviv pare che tiri proprio una brutta aria, tanto che il già citato ministro Ben-Gvir si è appellato alla memoria storica per ricordare agli inglesi che il loro mandato nella regione è terminato nel 1948, aggiungendo: “In ogni caso, non mi spaventano e continuerò ad agire solo in base agli importanti interessi nazionali dello Stato di Israele” . Vedremo se effettivamente il Regno Unito procederà a sanzionare i ministri di Netanyahu, ma non si può escludere che dopo l’attacco alla base Unifil, anche altri Paesi occidentali seguono Londra lungo la stessa strada.