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Il generale iraniano Qassem Soleimani e le sue truppe – le brigate Al Quds – stanno combattendo in Iraq contro lo Stato islamico. E questa non è una novità. Soleimani è, per certi versi, uno spavaldo.Per approfondire: Chi è Qassem SoleimaniNel 2008 inviò un messaggio all’allora comandante delle forze Usa in Iraq – il generale David Petraeus – affermando di avere in mano la politica estera dell’Iran in Afghanistan, Iraq, Libano e Gaza. Con il suo intervento in Iraq dopo l’ascesa dello Stato islamico, le sue foto dalla prima linea si sono moltiplicate su Twitter.SoleimaniÈ quindi normale il nervosismo dei sauditi. Proprio oggi il ministro degli Esteri Adil al Jubeir – parecchio irritato dall’intervento iraniano in Iraq – ha affermato che Soleimani “è ricercato dalla giustizia internazionale così come le Guardie rivoluzionare e le brigate al Quds sono iscritte nella lista dei gruppi terroristi”.Il capo della diplomazia di Riad ha poi detto: “Noi guardiamo alla presenza di Soleimani a Baghdad come un fatto molto negativo. Ciò che lui e le Guardie della rivoluzione iraniane stanno facendo in Iraq è da respingere secondo noi”. Inoltre, Al Jubeir ha escluso che il generale iraniano sia in Iraq per un coordinamento tra Iran e Stati Uniti aggiungendo che “è più probabile che ci sia un coordinamento tra Baghdad e Teheran”. E qui Al Jubeir cade in errore. La battaglia per riprendere Falluja è coordinata dal generale Soleimani che riceve sostegno aereo dalla coalizione internazionale.Il responsabile della diplomazia saudita ha altresì sostenuto che Riad sia contrariata per il fatto che “l’Iran non rispetti i principi di buon vicinato, ricordando che le Guardie della rivoluzione combattono in Siria e in Iraq e compiono atti di sabotaggio nel resto del mondo. L’Iran – ha aggiunto Al Jubeir – non può interferire in questo modo negli affari dei paesi arabi appoggiando milizie settarie e provocando divisioni che non aiutano la stabilità e la sicurezza”. Un altro errore del ministro saudita. Come ha spiegato. Nell’aprile del 2016, il Financial Times ha intervista l’ex Primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Jassim Al Thani, il quale candidamente ha affermato: “Non l’ho mai detto prima: quando abbiamo iniziato a interferire sulla scena politica siriana (attorno al 2012) eravamo sicuri che il Qatar avrebbe presto assunto la guida delle operazioni, in parte per la riluttanza dei sauditi a interferire in quel Paese. Poi però la situazione cambiò, la monarchia saudita decise di intervenire direttamente e ci chiese di sederci sul sedile posteriore. Questo portò a una competizione tra noi e loro e non è stato salutare”. Quindi se qualcuno non ha aiutato “la stabilità e la sicurezza di altri Stati” quel qualcuno è proprio l’Arabia Saudita.La conferma irachenaIl ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al Jaafari, ha svelato il segreto di Pulcinella, ammettendo che Soleimani, capo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana, si trova in Iraq in qualità di “consigliere militare”. Il capo della diplomazia irachena ha quindi detto di essere a conoscenza della presenza del generale iraniano a Falluja: “Baghdad – ha detto Al Jaafari – sta combattendo una guerra per procura a nome di tutto il mondo contro lo Stato islamico”. Parlando ieri nel corso della sua visita ad Amman al Jaafari ha anche detto che l’esercito “sta registrando vittorie sul campo e recuperando terreno”.Le parole di SoleimaniSoleimani stesso ha risposto al ministro degli Esteri saudita, sottolineando che l’Iran non ha bisogno di intervenire in Iraq finchè sarà presente nel paese arabo l’ayatollah sciita Ali al Sistani. Il comandante della Forza al Qods ha inoltre sottolineato che, senza la consulenza dell’Iran, Siria e Iraq sarebbero ormai in mano ai jihadisti dello Stato islamico. 

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