Alta tensione in Romania. Il candidato “antisistema” e critico della Nato Calin Georgescu, inviso a tutto l’establishment politico-mediatico europeo, non è stato ammesso alle elezioni presidenziali che si terranno a inizio maggio. Una decisione tanto grave quanto clamorosa per un Paese membro dell’Unione europea, che rischia di far sprofondare la Romania in una crisi politica e sociale molto pericolosa. L’Ufficio elettorale centrale che ha impedito a Georgescu di candidarsi ha respinto le proteste dell’amministrazione Usa e ha fatto sapere che le motivazioni ufficiali alla base dell’esclusione saranno rese note nei prossimi giorni.
Sale la tensione in Romania. Musk: “Follia”
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’Ufficio elettorale ha votato contro la partecipazione di Georgescu alle elezioni con un margine di 10 voti a 4. E ora? Georgescu, che era ampiamente considerato il favorito secondo i sondaggi diffusi in queste settimane, ha la possibilità di presentare un ricorso fino a mercoledì.
Georgescu aveva vinto a sorpresa il primo turno delle elezioni presidenziali grazie, almeno in parte, a una campagna social particolarmente efficace, soprattutto su TikTok. Tuttavia, la Corte Costituzionale rumena ha annullato la sua vittoria accusando Mosca di aver supportato il candidato di destra e di aver tentato così di influenzare il risultato elettorale. La decisione ha provocato gravi tensioni in Romania: sui social, infatti, sono apparse immagini di manifestanti inferociti che cercano di entrare nell’edificio dell’Ufficio elettorale per protestare contro l’esclusione del candidato largamente favorito. Per sedare i disordini, sono state mobilitate riserve di polizia e gendarmeria, nel tentativo di mantenere l’ordine pubblico in una situazione sempre più caotica.
Su X, Elon Musk, consigliere senior del presidente Usa Donald Trump, ha duramente criticato la decisione, affermando: “Questo è folle”.
Ma la decisione dell’Ufficio Elettorale Centrale della Romania di bloccare Georgescu ha attirato anche l’attenzione del noto giornalista Michael Tracey, che ha commentato così su X: “Ogni grandiosa lezione dell’Ue sulla ‘democrazia’ deve ora avere una risata registrata da sitcom obbligatoria”,
La “manina atlantica” contro Georgescu
A dicembre, la Corte Suprema rumena ha annullato la vittoria di Georgescu alle elezioni presidenziali, dopo la declassificazione di documenti che proverebbero una presunta interferenza russa tramite account social su TikTok e Telegram a suo favore anche se, ad oggi, non esistono prove concrete che i social abbiano influenzato il voto in modo decisivo.
Come già riportato da InsideOver, il giornalista Lee Fang ha rivelato che le posizioni del candidato “antisistema” hanno fortemente preoccupato la precedente amministrazione Usa targata Biden e l’Alleanza Atlantica per via del ruolo strategico della Romania nello scacchiere internazionale, sede di una futura mega-base atlantica. Ong e think tank finanziati da Usaid, Ned e Dipartimento di Stato americano, come GlobalFocus, Funky Citizens ed Expert Forum, hanno così alimentato in maniera artificiosa la narrazione dell’ingerenza russa, nonostante l’assenza di evidenze che dimostrassero un coinvolgimento diretto di Calin Georgescu con Mosca.
E non è finita qui, perché l’ingerenza degli Usa nel processo elettorale della Romania è ben più ampia. Come raccontato da InsideOver, infatti, l’accusa di aver impiegato account falsi su TikTok per ottenere consensi e diffuso “disinformazione” proviene dall’Association for Technology and Internet, che è a sua volta membro dell’European Digital Rights (EDRi), che si definisce “la più grande rete europea che difende i diritti e le libertà online”. Ma la parte più interessante riguarda i finanziatori di questa rete, come la solita Open Society Foundations del magnate liberal George Soros, l’Omidyar Network del fondatore di eBay Pierre Omidyar, la Ford Foundation, la MacArthur Foundation, e molte altre.
L’indagine contro Georgescu
La scorsa settimana, i pubblici ministeri rumeni hanno aperto un’indagine penale contro Georgescu, accusandolo di sostenere gruppi fascisti, incitare alla violazione dell’ordine costituzionale e fornire false informazioni sui finanziamenti elettorali e sui beni. Un tribunale di Bucarest ha respinto il suo appello contro le misure adottate nei suoi confronti, mentre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha rigettato un suo ricorso legato all’annullamento delle elezioni. Parallelamente, 47 perquisizioni in cinque contee, collegate a suoi presunti soci, hanno rivelato armi letali, come lanciagranate e pistole, e milioni di dollari in contanti, portando a ulteriori accuse di possesso illegale di armi, falsità sui finanziamenti e promozione di organizzazioni “fasciste, razziste o xenofobe”. Per Calin Georgescu è un “caso politico”.