L’Italia si trova in una posizione difficile. Ci troviamo in una fase particolarmente complessa delle relazioni internazionali. E il governo di Giuseppe Conte sta ritagliando per il nostro Paese uno spazio di manovra molto diverso rispetto a chi l’ha preceduto. Una scelta ambiziosa, ma non priva di insidie. E adesso, in un momento in cui Roma vacilla da un punto di vista finanziario, quello che è importante è capire su quale sistema di alleanze può contare l’Italia per cercare di rimediare a quella che è una condizione certa: siamo una potenza indebitata.

Vecchi e “nuovi” alleati

Partendo da questa premessa, cioè dal debito e dalla conseguente scarsa sovranità in termini economici e politici, il governo italiano necessita, per forza, di alleati. Alleati forti, potenze o sistemi di poteri che permettano al nostro Paese di “compensare il gap tecnico-finanziario”, come spiegato da Carlo Pelanda. Ma il problema è che quelle alleanze su cui l’Italia ha contato tradizionalmente per salvarsi o anche per moltiplicare il proprio potere, adesso non sono più in grado di garantire le stesse condizioni.

L’Italia, in questi decenni, ha contato su almeno tre alleanze: gli Stati Uniti, l’Unione europea e l’asse con il Vaticano. Sono stati questi tre centri di potere, gli alleati o protettori su cui i governi hanno potuto contare stabilmente per garantirsi un posto fra i grandi del mondo. E averli come alleati ha permesso, inevitabilmente, di far parte di altri sistemi internazionali a loro volta vincolati all’Occidente, e cioè la Nato e il G-8 (ora G-7).

Ma questi alleati stanno cambiando. Le loro strategie, un tempo affini anche grazie all’esistenza dell’Unione sovietica, hanno cambiato rotta. Alcuni non hanno più ragione di esistere o non è interesse dell’Italia esserne parte integrante. Altri, invece, hanno assunto una posizione totalmente divergente dall’attuale governo.

L’Italia e la Nato

La Nato è un’alleanza che sta svanendo. Il Patto atlantico era nato con l’obiettivo di mettere l’Europa sotto l’ombrello degli Stati Uniti in chiave anti-sovietica (oggi anti-russa). Ma i pilastri su cui si fondava l’esistenza stessa della Nato stanno lentamente sgretolandosi a fronte dei mutamenti geopolitici in atto. Il primo pilastro che sta perdendo forza è l’asse fra le due sponde dell’Atlantico, cioè fra Europa e Stati Uniti. Oggi non è più così scontato che i due continenti si considerino legati da un destino comune.

L’amministrazione di Donald Trump è solo la punta dell’iceberg di un malessere generale negli strateghi americani ed europei. E se il Pentagono teme la perdita di potere nei confronti delle forze armate europee, dall’altra parte ci sono molti, soprattutto fra i politici, che ritengono conclusa l’era dell’Alleanza atlantica. Conclusa perché per Washington il nemico non è più a Mosca, ma a Pechino. E oggi la Nato vive più per le ambizioni delle Difese euro-atlantiche che per gli scopi politici della Casa Bianca.

La Nato non è destinata a scomparire nel breve termine. Ma per gli Stati Uniti, è sempre meno essenziale. E quindi l’Italia, che in questi mesi ha tentato di riequilibrare la strategia atlantica verso Sud piuttosto che verso Est, può fare sempre meno affidamento sull’Organizzazione nordatlantica e sugli Stati membri come alleati politici.

L’Italia e l’Europa

L’Italia, per molti anni, ha avuto nell’Unione europea degli alleati. Anche la stessa Ue poteva essere (ed è stata in alcuni periodi) un’arma a favore di Roma. Ma negli anni, la realtà si è dimostrata molto più dura per i governi italiani. L’ascesa del’asse franco-tedesco ha fatto capire da subito quali fossero i veri obiettivi di Berlino e Parigi. E fra questi, sicuramente non c’era il bene dell’Italia. Anzi, è stato chiarito che in molti casi Francia e Germania hanno compresso le aspirazioni italiane per spartirsi il Vecchio Continente.

Con la Francia, i nostri problemi sono soprattutto politici. Parigi non vuole che Roma si crei uno spazio di manovra che la elevi a potenza regionale nel Mediterraneo. Gli esempi della Libia sono solo gli ultimi di una lunga serie. I francesi avrebbero potuto essere nostri partner per sfidare l’ascesa politica ed economica della Germania, ma i governi d’Oltralpe hanno preferito cercare di dominare sull’Italia proprio per espandere la propria influenza.

Con la Germania, i problemi sono diversi. I nostri tessuti economici sono profondamente legati fra loro. L’industria tedesca e quella italiana vivono di interscambio continuo. Ma, come spiegato da Pelanda, l’Italia ha con Berlino relazioni deboli “per la cattiva reputazione nella società tedesca e in altre nordiche”. Con una Germania abbastanza intollerante nei confronti dei metodi italiani e con il Regno Unito che sta uscendo dall’Ue e che non controbilancia più Parigi e Berlino, l’Italia non può fare molto. La Spagna si è spostata nella diarchia franco-tedesca. E il nostro isolamento in Europa appare più che mai evidente.

Il Vaticano è ancora un alleato?

Il terzo grande alleato della politica italiana è stato da sempre il Vaticano. Da un punto di vista interno, certamente, ma anche come grande supporto internazionale. La Santa Sede ha rappresentato sempre quasi una sorta di seconda diplomazia italiana nel mondo. E il solido legame fra le due sponde del Tevere è stato utile per forgiare anche alleanze internazionali e aiutare l’influenza italiana nel mondo.

Oggi la questione è cambiata. Politicamente, Vaticano e governo sono su due piani diametralmente opposti. Il pontificato di Francesco è quanto di più distante dal governo Lega-Cinque Stelle. E in generale, la Chiesa cattolica sta perdendo costantemente forza in Europa e in Occidente, diventando un’arma sempre meno debole nelle mani dei governi italiani. Un problema non di poco conto: poiché per decenni, la Santa Sede ha saputo utilizzare i propri canali per garantire all’Italia una maggiore visibilità e maggior peso politico.

Gli Stati Uniti: l’alleanza confermata da questo governo

Nella nostra situazione di eterna fragilità dovuta al debito e di alleanze che cambiano radicalmente o si dimostrano per quello che sono (false), l’Italia sembra avere una sola certezza: gli Stati Uniti. E non a caso questo governo è accusato da tutti ma trova sempre sponda a Washington.

Trump ci vuole suoi alleati. Sa che può contare sulla fedeltà del governo Conte come gli Stati Uniti hanno sempre potuto contare su quella italiana. E in fondo, la crisi fra Roma e Bruxelles, così come fra Roma e gli altri partner europei, rende imprescindibile per l’esecutivo italiano affidarsi all’altro lato dell’Atlantico. La visione di questo governo non è solo europea, ma euro.atlantica. E l’assenza di forti alleanze in Europa ci salda ancora di più con gli Stati Uniti.

Cosa può fare l’Italia

Una scelta non priva di trappole. Ma è chiaro che se non si hanno alleati nelle altre potenze europee e si si è vincolati, strategicamente, all’America, le alternative per l’Italia non sono molte. E non è un caso che, nel momento di un possibile attacco speculativo, sia arrivato l’aiuto dall’America, con le parole positive di Steven Mnuchin e di Jp Morgan sulla solvibilità italiana.

Ma attenzione a perdere troppi i legami con i partner europei. Washington è un alleato che chiede pegno, come tutti. Ma vincolarsi del tutto ai destini americani non è positivo al pari di vincolarsi totalmente all’Unione europea. La vera sfida, adesso, è provare a mediare. Riuscire a forgiare una solida collaborazione con gli Stati Uniti anche in chiave economica e politica ma senza dimenticare l’appartenenza all’Europa (più che all’Unione europea).

Per farlo c’è una possibilità: costruire una piattaforma politica anche di matrice sovranista ma non totalmente distante dal Partito popolare europeo. In questo caso, la nostra prospettiva continentale avrebbe due anime: una che guarda sicuramente a Trump, e una che guarda all’Unione europea. E l’Italia, pragmaticamente, non si concederebbe del tutto a una delle due.