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Lo stallo della crisi e i tentativi della diplomazia russa e delle Nazioni Unite di fermare l’escalation non placano la tensione a cavallo del 38esimo parallelo. Le forze armate statunitensi e sudcoreane, terminate le imponenti esercitazioni della scorsa settimana, ne hanno avviato un’altra, questa volta con le forze armate giapponesi. Le manovre, della durata di due giorni, hanno lo scopo di migliorare la capacità di risposta ai lanci missilistici e saranno effettuate nel mar del Giappone. “L’obiettivo delle manovre è migliorare la tecnica strategia e rafforzare le relazioni tra Usa e Corea del Sud di fronte alla difficile situazione in cui versa il nostro Paese per i test nucleare e missilistici di Pyongyang”, si legge nella nota della marina giapponese. E la scelta di quell’area del Pacifico è indubbiamente un segnale della volontà di mostrare al regime nordcoreano di poter rispondere al prossimo test, qualora dovesse di nuovo avere come obiettivo il mare che divide l’arcipelago giapponese alla penisola coreana.

Mentre le forze Usa si esercitano in Estremo Oriente, negli Stati Uniti invece continuano ad arrivare documenti e inchieste sulla possibilità che la Corea del Nord sia dotata di tecnologie per la realizzazione di armi chimiche e batteriologiche. È questo il nuovo allarme lanciato dall’intelligence americana e dai servizi dei Paesi asiatici alleati degli Usa che, secondo quanto riporta il Washington Post, da molti anni segnalano l’elevato rischio che Pyongyang possa avviare la produzione di agenti patogeni a livello industriale. Va premesso un fatto: l’esperienza irachena impone cautela e una certa dose di scetticismo. Anche con l’Iraq si parlò di un arsenale chimico e fu quella una delle cause scatenanti della guerra del 2003. Tuttavia, dopo quasi 15 anni dall’inizio della guerra, le uniche prove riguardanti le armi batteriologiche di Saddam sono a favore della loro inesistenza. Quindi è giusto che si dia notizie dei risultati dell’intelligence americana e di quelle asiatiche, ma con il doveroso beneficio del dubbio sul fatto che questi documenti non sono pubblici e che il Washington Post li riporta per dovere di cronaca.

Al momento, sottolineano infatti le fonti citate, i servizi non hanno rivelato prove del fatto che Kim abbia ordinato la produzione di armi batteriologiche. Le prove, attualmente, riguardano l’acquisto di elementi che potrebbero essere usati per produrre armi chimiche. Un segnale certamente non positivo nell’escalation di tensione nell’area ma che non dimostra una strategia nordcoreana tesa alla produzione di questo tipo di armi. E questi dubbi non sembrano destinati ad essere dissipati nel breve termine, perché le nuove strutture produttive sono “ben camuffate” all’interno di impianti ad uso civile, per esempio in fabbriche per l’industria agricola e farmaceutica. Le fonti dell’intelligence citate dal quotidiano statunitense avvertono anzi che sarebbe praticamente impossibile avere la percezione dell’avvio della produzione di armi chimiche, a meno di informatori infiltrati in quelle strutture.

Non è una novità la denuncia della possibilità che il regime nordcoreano di doti di armi batteriologiche. Già nel 2006, l’intelligence statunitense presentò al Congresso un rapporto dettagliato in cui si affermava che la Corea del Nord avesse ottenuto gli agenti patogeni del vaiolo e dell’antrace e che aveva creato gruppi di scienziati per avviare un programma specifico di produzione industriale di questo tipo di armi. Tuttavia, il rapporto a quell’epoca definiva “rudimentali” i laboratori e le tecnologie ottenute da Pyongyang per quel tipo di produzione. Cosa del tutto diversa rispetto alla situazione attuale, dove invece pare che la Corea del Nord abbia avuto accesso a tecnologie molto sofisticate e che sia già in grado di dotarsi di laboratori e fabbriche per costruire un arsenale di questo tipo di armi. Da parte della Corea del Nord è sempre stato negato ogni tipo di programma governativo che andasse in questa direzione. Mentre sul programma nucleare e missilistico, Pyongyang ha sempre fatto vanto dei propri successi, sul fronte della armi chimiche e batteriologiche ha sempre negato radicalmente ogni coinvolgimento. E per ora, come riporta il Washington Post, prove di un programma non ce ne sono. Ma è del tutto evidente che, se da un lato la Corea del Nord non direbbe mai di volersi dotare di questo tipo di armi, dall’altro lato resteranno sempre le perplessità sulla veridicità di certe fonti, dopo il fallimento della guerra in Iraq. Sperando che non vi sarà una guerra a dissipare tutti i legittimi dubbi, in un senso o nell’altro.