Non è un caso che il discorso viene fissato per il giovedì sera: il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, nel parlare alla nazione prova a fissare dei paletti ed a dimostrarsi ancora una volta aperto al dialogo. L’obiettivo è quello di scongiurare un nuovo venerdì di proteste, promettendo nuove elezioni come contropartita al prolungamento di ulteriori sessanta giorni del suo mandato provvisorio. Un obiettivo non riuscito: ad Algeri, come nelle altre principali algerine, anche in questo venerdì la gente è nuovamente in piazza.

Il discorso di Bensalah

Annunciato già nelle prime ore di giovedì, il discorso del presidente ad interim appare molto atteso lungo tutte le ore dell’immediata vigilia. Il paese africano in particolare, si chiede quali novità e quali contenuti Abdelkader Bensalah ha intenzione di annunciare in diretta televisiva. Il capo di Stato gestisce una transizione iniziata lo scorso 2 aprile, quando l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika si dimette e lascia dopo 20 anni esatti di potere. Impossibilitato ad esercitare pienamente il mandato per via dei problemi di salute sorti dopo l’ictus avuto nel 2013, anziano e provato dall’età, nonostante tutto Bouteflika a febbraio annuncia una ricandidatura per le consultazioni del 18 aprile. Una circostanza questa che funge come vero e proprio detonatore di un malcontento popolare sempre più crescente. Ed è da qui che iniziano le proteste della popolazione algerina. Si tratta di manifestazioni quasi sempre pacifiche, non represse dall’esercito e che alla lunga costringono Bouteflika ad attuare decisi passi indietro fino alle dimissioni.

A succedergli per l’appunto è Bensalah, il cui ruolo da presidente del parlamento gli assegna secondo la costituzione algerina il compito di subentrare al capo di Stato dimissionario. Vengono fissate delle nuove elezioni per il 4 luglio, ma alla fine anche queste consultazioni risultano annullate. La presentazione di due soli candidati, non conosciuti dal grande pubblico, determinano lo stop da parte del consiglio costituzionale. Nel frattempo, i manifestanti sono ancora in strada per chiedere un passo indietro anche di Bensalah, visto come uomo troppo legato a Bouteflika. Per questo, alla luce del rinvio delle elezioni, il suo discorso è molto atteso da tutti gli algerini.

Come prevedibile, non arriva alcun passo indietro ed anzi al contrario annuncia il via libera del consiglio costituzionale per una proroga del mandato di ulteriori 60 giorni. Ma, rassicura lo stesso Bensalah, la decisione non è frutto di personali ambizioni volte a pretendere un prolungamento della sua presidenza transitoria. Al contrario, Bensalah sottolinea il fatto che la transitorietà del suo mandato non è in discussione: “Ma serve altro tempo per organizzare nuove elezioni”, afferma il capo di Stato ad interim. Ed è in questo passaggio del suo discorso che Bensalah prova ad “addolcire” la pillola da far ingerire ai manifestanti.

Infatti, l’attuale presidente promette elezioni fra almeno due mesi, chiamando però al senso di responsabilità i partiti di opposizione: “Occorre costruire assieme il percorso che ci porti a presidenziali trasparenti”, prosegue Bensalah. Inoltre, il successore di Bouteflika annuncia l’istituzione di un’apposita autorità elettorale indipendente per organizzare le consultazioni. Un organo dunque chiamato a sostituire il ministero dell’interno nella gestione logistica del voto.

L’opposizione torna in piazza

Ma i manifestanti non gradiscono: dopo la preghiera del venerdì, anche in questo inizio di fine settimana le città algerine si riempiono di gruppi e sigle che chiedono le dimissioni immediate di Bensalah. E dunque il muro contro muro appare destinato a continuare. Il discorso non piace, né nel merito e né nella forma. Secondo molti leader dell’opposizione, così come molte associazioni di professionisti, quello di Bensalah è solo un tentativo di prolungare il proprio potere e dare modo agli ex uomini di Bouteflika di gestire la transizione.

Su AgenziaNova ad esprimere dubbi sulle velleità di Bensalah, è il costituzionalista algerino Fatiha Benabou: “La decisione di prolungare il mandato si baserebbe sull’articolo 103 – afferma Benabou –  Ma si tratta di un ragionamento per analogia che non ha luogo nel testo costituzionale o legislativo”.

“L’articolo 103 della Costituzione algerina – continua il costituzionalista  – Stabilisce che l’estensione del mandato presidenziale è possibile nel caso in cui uno dei due candidati al secondo turno delle elezioni presidenziali muoia, cosa che non ovviamente riguarda Bensalah”. Ed in tanti in Algeria la pensano esattamente in questo modo e vedono, di conseguenza, nel discorso del presidente ad interim solo un pretesto per prolungare e salvare la vita al sistema garantito da Bouteflika. Nel frattempo nel paese la tensione è destinata a continuare.