L’Africa settentrionale e l’Europa mediterranea hanno avuto un brusco risveglio il 20 novembre, quando diversi media hanno riportato la notizia della presunta finalizzazione dei negoziati tra Algeria e Russia per l’acquisto di una partita di quattordici Su-57, un evento di cui si vocifera da oltre un anno ma che continua a non essere confermato ufficialmente.

L’acquisto di questi caccia multiruolo di quinta generazione sarebbe eccezionale per una serie di ragioni, non soltanto squisitamente militari, perché sarebbe destinato a riscrivere la geografia del potere nell’intero Mediterraneo a favore dell’Algeria, una potenza emergente dotata di un’agenda regionale molto autonoma e delle risorse necessarie per portarla a compimento.

Un acquisto dai mille riflessi

È dall’estate dell’anno scorso che circolano indiscrezioni inerenti l’esistenza di un tavolo negoziale tra Algeri e Mosca riguardante il possibile acquisto dell’ultimo gioiello dell’industria della difesa russa, il Su-57. Si tratta di un caccia multiruolo di quinta generazione fabbricato dalla Sukhoi che possiede le seguenti caratteristiche: è basato sull’utilizzo di tecnologia invisibile ai radar (stealth), può raggiungere velocità ipersoniche, può trasportare fino a 7.500 chilogrammi di armamenti, può eseguire in maniera ugualmente efficace manovre di supremazia aerea, di intercettazione di bersagli di piccole dimensioni e missioni di assalto terrestre. e ha un costo unitario di circa cento milioni di dollari.

Il Su-57 può essere definito la risposta russa al celeberrimo F-35, alla luce delle prestazioni elevate e comparabili, e potrebbe non essere una coincidenza che il primo Paese al mondo a dotare la propria aeronautica militare di tale velivolo voglia essere l’Algeria. L’ex colonia francese ha un rapporto di lunga data con Mosca, risalente all’epoca della guerra fredda e alla feroce lotta per l’indipendenza da Parigi, che non si è mai del tutto interrotto e, anzi, negli anni recenti ha registrato un incredibile impulso nell’ambito della strategia del Cremlino per l’Africa.

L’Algeria è il primo acquirente di armamenti russi nel continente africano (ed è il terzo cliente in assoluto dell’industria bellica russa), dal 2001 è legata alla Russia da un partenariato strategico e dal 2006, anno in cui Vladimir Putin cancellò quasi cinque miliardi di dollari di debito algerino di origine sovietica, le relazioni storicamente imperniate sulla collaborazione militare hanno iniziato ad estendersi gradualmente in ogni settore di rilevanza strategica: commercio, energia, sicurezza cibernetica, sanità.

Il ruolo-chiave dell’Algeria

Vendere un lotto di Su-57 ad Algeri equivarrebbe ad armare un collaboratore fidato e di lunga data, una potenza in ascesa e alla ricerca del proprio spazio vitale, geopoliticamente parlando, che, similmente ad Ankara, potrebbe essere strumentalizzata egregiamente per minare l’agenda euroamericana nel Mediterraneo e in Africa.

L’Algeria riveste un’importanza strategica nello scacchiere regionale: ha una società estremamente vibrante, un’economia dinamica basata su un settore energetico in via di potenziamento, una popolazione giovane e fertile che fra il 1960 e il 2018 è quadruplicata, ed è guidata da una dirigenza politico-militare che, in quanto caparbia, preparata e lungimirante, potrebbe tornare utile al Cremlino nel momento della necessità.

La posizione geografica dell’Algeria, infatti, è adatta e perfetta alla conduzione di una serie di campagne, sia dirette che ibride, contro il fronte meridionale dell’Alleanza Atlantica rappresentato da Francia e Italia. Il caos del dopo-Gheddafi ha trasformato la Libia nel principale punto di transito e partenza nel Maghreb degli immigrati irregolari in rotta verso l’Europa, ma anche l’Algeria potrebbe approfittare della propria geografia per trasformarsi in una rotta temporanea a scopo destabilizzante.

L’Algeria, inoltre, avendo delle pretese marittime nel Mediterraneo meridionale che riguardano direttamente l’Italia, potrebbe essere utilizzata per esercitare pressioni nell’area che puntino ad una riscrittura dei confini e, nell’insieme, ad attaccare il prestigio delle potenze europee. La vendita dei Su-57 si rivelerebbe funzionale soprattutto per portare a compimento quest’ultimo obiettivo: si tratta di un’arma, infatti, le cui prestazioni futuristiche hanno dei riflessi inevitabili dal punto di vista del potere negoziale.

Dal punto di vista di Algeri, invece, l’acquisizione dei Su-57 consentirebbe di elevarsi tra le potenze del Nord Africa e di porre una minaccia diretta ad uno storico rivale, il Marocco, che recentemente ha ordinato un lotto di venticinque F-16 dalla Lockheed Martina, la cui vendita è stata ufficialmente approvata ad agosto di quest’anno.

Possibile boicottaggio dell’agenda euroamericana nel Mediterraneo a parte, migliorare il sodalizio con Algeri è fondamentale, nell’ottica russa, per una semplice questione di realpolitik: è l’estensione fisiologica dell’avamposto libico, è essenziale per aumentare e consolidare l’influenza informale nell’intero Maghreb e, ultimo ma non meno importante, è una testa di ponte per il Sahel, che, a sua volta, è il raccordo tra le diverse anime dell’Africa, il trait d’union tra i quattro punti cardinali del continente in cui si scriverà il domani dell’umanità per ragioni demografiche e ricchezza del sottosuolo.