Nei giorni scorsi l’ex presidente della regione Sardegna, Mauro Pili, ha rilanciato una questione molto delicata che sembrava essere stata riposta nel dimenticatoio. E cioè che, nel silenzio quasi generale, nel marzo del 2018 l’Algeria ha unilateralmente esteso la propria Zee (Zone Economica Esclusiva) a ridosso delle acque territoriali italiane lungo le coste sarde. L’interessamento di Pili ha provocato, come presumibile, alcune reazioni. E questo sia dal nostro paese, dove la questione è stata affrontata dal sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano, che soprattutto dalla stessa Algeria.

Algeri: “Nostro atto è conforme al diritto internazionale”

Così come riportato nei giorni scorsi da AgenziaNova, dal ministero degli esteri algerino si prova a gettare ovviamente acqua sul fuoco. E del resto, non può essere diversamente visto che la vicenda al momento è tutta a vantaggio di Algeri: “Le relazioni tra Algeri e Roma sono buone e i due paesi sono in consultazione permanente su questioni bilaterali e regionali”, hanno fatto sapere dalla sede della diplomazia algerina. Non solo, secondo il paese nordafricano i rapporti con l’Italia appaiono sempre più positivi ed i confronti avvengono quotidianamente su tutti i dossier attualmente aperti. Lo scenario appare paradossale: sembra quasi che sia il paese che sta traendo vantaggio da una questione aperta a voler tranquillizzare la controparte che, al contrario, avrebbe molto da perdere dalla vicenda.

L’Italia in questo momento potrebbe subire danni non indifferenti dal fatto che l’Algeria si arroghi il diritto di sfruttare le risorse poste a poco più di 12 miglia dalla Sardegna, eppure è da Algeri che sono arrivate le prime reazioni volte peraltro ad affermare ancora una volta i buoni rapporti con Roma. Ed il governo del paese nordafricano, nel fare questo, non ha mostrato né imbarazzo e né possibilità di passi indietro dalla scelta di estendere la propria Zee: “Gli algerini sostengono che il decreto presidenziale algerino – si legge ancora su AgenziaNova – sia conforme all’articolo 55 della convenzione di Montego Bay del 1982, che offre ai paesi la possibilità di estendere per una distanza di 200 miglia nautiche dalla costa una propria zona economica esclusiva”. Dunque, tutto regolare e tutto nella norma. E da un punto di vista giuridico questo rappresenta in parte anche la verità. La questione è quindi più sul piano politico e tecnico.

Tavoli tecnici per risolvere la questione

L’unica mossa ufficiale fatta dal nostro paese, è la protesta presentata alle Nazioni Unite nel novembre del 2018. In quella sede, la questione è stata sollevata da Roma, mentre da Algeri pochi mesi dopo sono arrivate le risposte da parte del governo: “L’Algeria rassicura il governo italiano della sua piena disponibilità a lavorare insieme – si legge in quella risposta – attraverso il dialogo, al fine di raggiungere una soluzione equa e reciprocamente vantaggiosa, sui limiti esterni della zona economica esclusiva Algeria e zona marittima italiana, in conformità con l’articolo 74 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

Sarebbero dunque in corso delle contrattazioni tra Italia ed Algeria, circostanza questa confermata alla Camera dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Fonti diplomatiche, hanno fatto sapere che il silenzio di questi mesi è motivato proprio dalla delicatezza dei tavoli tecnici tra i funzionari dei due paesi. Tuttavia, come detto prima, l’Italia sulla questione ha avanzato una protesta ufficiale all’Onu, senza poi andare oltre. Nei vari incontri bilaterali tra i due governi avuti anche di recente, la questione non è mai stata toccata e la vicenda è tornata a galla solo dopo le dichiarazioni dell’ex governatore sardo. In ballo ci sono non pochi interessi nazionali, a partire dallo sfruttamento delle risorse marittime e di quelle, ancor più importanti, degli idrocarburi antistanti la Sardegna.

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