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Prima la notizia: per la prima volta nella storia moderna siriana il parlamento di Damasco viene presieduto da una donna, Hediye Abbas, eletta con la maggioranza dei voti presidente dell’Assemblea del popolo. La nomina della Abbas rappresenta la naturale conclusione delle elezioni che si sono tenute il 13 aprile nei territori sotto controllo delle forze lealiste. E questo la dice lunga su come la Siria rappresenti – rispetto ai nostri “alleati” mediorientali – un’eccezione.In un intervento al parlamento siriano, Bashar Al Assad, ha invece promesso di continuerà a combattere la guerra della  Siria contro il terrorismo: “La nostra guerra contro il terrorismo continuerà”, ha affermato. “Vinceremo!”. “Abbiamo liberato Palmira e altri territori. E libereremo ogni palmo di Siria. La vittoria è la nostra unica scelta contro il terrorismo”. Assad ha poi proseguito dicendo che “il regime fascista di Erdogan si è concentrato su Aleppo, perché è la sua ultima speranza per instaurare il progetto della Fratellanza musulmana“.Per approfondire: “Gli Usa alleati con Al Qaida contro Assad”Secondo il presidente siriano, “i conflitti internazionali hanno generato conflitti regionali e hanno avuto ripercussioni dirette sulla regione, e in particolare sulla Siria”. Si tratta di conflitti “tra Paesi che cercano di salvaguardare la propria sovranità e indipendenza e Paesi che agiscono per attuare gli interessi di altri, anche a scapito degli interessi dei loro stessi popoli”, ha sottolineato Assad. Il leader siriano ha poi puntato il dito contro quei “Paesi che sostengono il terrorismo”, il cui progetto politico prevede, “dopo il fallimento del piano terroristico”, di “colpire la costituzione e quindi creare il caos”, assicurando che “lo spargimento di sangue non avrà fine fino a che non avremo sradicato il terrorismo dovunque sia e qualsiasi maschera indossi”.L’esercito siriano marcia su RaqqaNel frattempo, l’esercito siriano, coadiuvato dalla milizia Suqur al Sahara e con la copertura aerea dei caccia russi, sta avanzando nella provincia di Raqqa, la roccaforte del sedicente Stato islamico nel nord del Paese. I militari governativi – secondo quanto riferiscono le agenzie siriane – si troverebbero a 25 chilometri dal lago Assad e a 30 chilometri dalla base aerea di al Tabqa (controllata dall’agosto del 2014 da Daesh).Oltre ai governativi stanno correndo a liberare Raqqa  anche le Forze democratiche siriane (Sdf) appoggiate dagli Stati Uniti. Le Sdf, gruppo che include anche le Milizie curde di protezione del popolo (Ypg), hanno dato il via all’offensiva su Raqqa il 24 maggio scorso con l’obiettivo di tagliare tutte le vie di rifornimento e conquistare la città dal versante settentrionale.Queste forze, legate principalmente ai curdi, avrebbero dovuto marciare su Raqqa ben prima, ma sono state fermate dall’ostruzionismo della Turchia. Il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), si sarebbe recato ad Ankara pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione proprio per annunciare la decisione statunitense alle autorità turche.

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